DELLY.
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Il tesoro nascosto.
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1960. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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I drammi che sconvolgono la vita, non solo di una famiglia, ma di una intera citt, e la storia di un appassionante mistero, sono intrecciati, dal grande Delly, con arte sopraffina, a una delicata storia d'amore, che minaccia di concludersi tragicamente anche se i giovani protagonisti sono decisi a lottare con tutte le loro forze per la conquista della felicit.
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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire.
Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica.
L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca. Si tratta quasi sempre di drammi, spesso con divagazioni, in castelli e foschi paesaggi, tra intrighi, complotti, fanciulle candide ed innocenti vittime di congiure o di tradimenti e macchinazioni di amanti o parenti diabolici e cose del genere, molto in linea con il Feuilleton ottocentesco.
Lo stile  considerato piatto dalla critica, gli intrecci ripetitivi e costruiti su un modello immutabile: l'opposizione fra una protagonista che simboleggia la purezza ed altri personaggi che cercano di ostacolare la sua ricerca dell'amore perfetto. Tutta l'opera di Delly porta l'impronta della struttura sociale e della moralit degli inizi del secolo, restando impermeabile ai mutamenti sociali e culturali che attraversarono l'epoca in cui vissero i due autori.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
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Il tesoro nascosto.
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PARTE PRIMA. IL DELITTO DELLA BERCIRE.
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Capitolo 1.
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Non hai finito, zuccona, di ascoltare le bigotterie della figlia di Plautin?
A quel gentile appello, Ernestina Baujoux si scost dalla finestra aperta, da dove giungevano fino a lei le parole di un inno sacro, cantato da una fresca voce infantile.
Il suo viso scialbo, sul quale poco prima sembrava passare un'ombra di commozione, aveva gi ripreso l'espressione sgarbata e amara che le era abituale.
Mi ricordavo dei tempi passati... quando credevamo a queste cose, ella disse alzando le spalle.
Isidoro Baujoux sogghign: Ah, s, quei tempi son passati!... Quando si pensa per che ci volevano dare ad intendere quella roba... In verit, i genitori erano proprio rimbambiti, e se avessimo dato retta a loro, saremmo ancora schiavi degli antichi pregiudizi... Vero, Achille?
Queste parole erano rivolte a un ragazzetto di una dozzina d'anni, che era entrato dietro a lui, e aveva buttato in un canto la cartella sdrucita, dalla quale uscivano alcuni libri stracciati. Alla domanda del padre, il ragazzo ficc le mani in tasca, e rispose con aria d'importanza: Gi, l'ha detto ieri in classe anche il signor Palot, babbo. Le vecchie idee sono la
causa di tutto; per colpa loro il popolo  infelice...  E poi ha detto anche: Nella vita, ragazzi miei, non bisogna aver tanti riguardi, bisogna cercare di procurarsi tutti i godimenti
possibili; non c' che questo di vero, avete capito?.
Un sorriso beato sbocci sul viso d'Isidoro, viso rugoso, devastato dall'alcool, dove gli occhi lucidi testimoniavano che lo sposo di Ernestina non aveva dimenticato neanche quella mattina l'abituale bicchierino di assenzio...
Dimmi un po', Ernestina: che cosa c' da mangiare?
Affettato. 
Avresti potuto fare un po' di carne in umido!
Umido? Ah, perbacco, se credi che mi voglia affaticare! borbott Ernestina, buttando con mal garbo, sulla tavola coperta di un incerato strappato e sudicio, l'involto unto del prosciutto e del salame.
A che cosa sei buona, allora? rispose Isidoro, avanzandosi col passo incerto da alcoolizzato.
Ella alz con mal garbo le spalle: Non mi seccare! Prima avevo coraggio, ma ora...
Diede un'occhiata in giro, sul pavimento di mattoni coperto di macchie, sui muri scrostati, sui pochi mobili sporchi e graffiati, i letti disfatti, i cenci unti buttati qua e l alla rinfusa, su tutta quella stanza trasandata, che annunziava una miseria morale, dalla quale probabilmente derivava l'altra...
Perch affaticarsi tanto? Non dici sempre che si deve fare la rivoluzione sociale?... Ebbene, allora avremo il denaro dei ricchi, e scialeremo.
Ah, sicuro! disse Isidoro lasciandosi cadere di schianto sopra una seggiola, che scricchiol lamentosamente. Ci penseremo noi a cambiare le cose, te lo garantisco io, vecchia! Capisci, ragazzo?
Capisco sicuro! rispose Achille che si era gi impadronito di alcune fette di salame e stava mangiando a quattro ganasce.
Non far complimenti, sai! Perch non prendi ogni cosa, giacch ci sei?
Perbacco, babbo, bisogna pensare prima di tutto a se stessi nella vita!... rispose il monello con ammirevole sussiego. Non si deve cercare di procurarsi tutti i piaceri? A me, mi piace molto il salame, e lo prendo tutto... e tanto peggio per gli altri!
Cos dicendo, Achille afferr ci che restava, dell'oggetto dei suoi desiderii.
Isidoro rimase per un istante sbalordito. Poi, alzandosi all'improvviso, furibondo, col pugno alzato, si slanci verso il figliuolo con un'orribile imprecazione.
Ma la donna fu pronta a posargli bruscamente una mano sul braccio. Lo vuoi picchiare per questo? Non fa che mettere in pratica quello che gl'insegnano, questo ragazzo. Una volta c'insegnavano che bisognava pensare prima al prossimo che a noi stessi, che non si doveva cercare soltanto il proprio piacere, e che c'era in Cielo il buon Dio che puniva o ricompensava, secondo che si era stati cattivi o buoni con gli altri.
Ah, si, il buon Dio, sogghign il fanciullo. E da quella bocca infantile usc una bestemmia spaventosa che fece sussultare la madre, nonostante l'oblio di tutti i suoi doveri di cristiana.
Chetati, non voglio sentire queste parole qui in casa! grid la madre.
O che sei una bacchettona, ora? le domand ironicamente Achille.
Isidoro, gi calmato, perch le sue furie, spesso terribili, generalmente duravan poco, si era seduto di nuovo a tavola e si tagliava una fetta di pane. La sua voce, che da un gran pezzo era sempre roca, borbott: Una bacchettona! Non ci mancherebbe altro, che ci si provasse! Gliene farei passar la voglia io!
Ernestina gli si piant davanti con le braccia conserte.
Non sono libera di far quel che mi pare? E se mi piacesse di andare in chiesa... come una volta?
Provati, e vedrai quel che ti succede! Allora per che cosa si sarebbe arrivati all'emancipazione sociale? Per niente? Devi fare come noi, cara mia, se no guai a te! e fin la frase con un gesto significativo.
Ah, s, l'emancipazione sociale! mormor la donna con un'intraducibile intonazione di amara ironia. Fino ad ora s' visto della bella roba!
Aspetta, vecchia, non aver furia!... Ma dove si son ficcati Leonia e Antonio?
Eccoli, disse Achille devono esser loro.
La porta si apr bruscamente, lasciando passare una ragazzina di quindici anni circa, dall'espressione ardita, con i capelli rossi pettinati pretenziosamente.
La sua sottana, tutta macchiata, pendeva da una parte, la camicetta di percalle rosa avrebbe avuto, molto visibilmente, bisogno di esser lavata, ma il colletto di trina ordinaria che le
ricadeva sulle magre spalle, e i braccialetti d'oro falso che le ornavano il polso annerito, compensavano senza dubbio ampiamente, agli occhi della giovinetta, tutto quel che la pulizia
lasciava a desiderare.
Dietro a lei entr un bambino di sei o sette anni, biondo, pallidino, con l'aria malaticcia, che portava una misera cartella da scuola, la quale and a raggiungere, con la stessa buona grazia, la cartella di Achille.
Sei andata ancora a girellare, uscendo dalla fabbrica, bighellona? disse in tono brusco Ernestina.
La ragazzina rispose sogghignando: Se non siamo pi liberi, ora... Ti ho gi avvertita che torno quando mi pare e piace; dunque non mi seccare, tanto  inutile!
E cos, quella garbata personcina si mise a tavola... Gli altri la imitarono, e per un momento non si ud che il rumoroso lavorio delle mascelle.
Dalla corte giungeva sempre la voce infantile che cantava: Io son cristiano.
 parecchio uggiosa quella mocciosa della figliuola di Plautin, borbott Leonia.
Il suo sguardo si pos a un tratto sul padre: Isidoro aveva smesso di mangiare e pareva ascoltasse... E su quella faccia, in cui il vizio aveva impresso le stigmate dell'abbrutimento, qualcosa pareva passare all'improvviso, come un soffio fresco: ricordo dei giorni dell'infanzia, del tempo in cui Isidoro Baujoux sedeva sui banchi del catechismo, ricordo della prima comunione, delle tante Messe servite al buon curato cos paterno, dei lieti pomeriggi passati al Patronato col signor curato, un giovane alto e bruno che parlava tanto bene e sapeva guidare con energia quella giovent turbolenta...
Babbo, ti diverti a sentire queste stupidaggini? chiese con sarcasmo Leonia.
Isidoro trasal leggermente, e mormor come, seguendo un pensiero: Abbiamo conosciuto queste cose, noialtri. Va bene, ma noi non le conosciamo, ecco la differenza.
Sei ancora un briciolino di altri tempi, babbo; noi siamo invece di idee moderne.
Senti, Achille, se rintuzzassimo le sue insulsaggini alla Luisetta?
Si slanciarono ambedue alla finestra, e l a piena gola intonarono un canto di rivolta.
Il cantico cess, e la fanciulletta bionda che cantava a una finestra ornata di fiori, dall'altra parte della corte, indietreggi un po', con un gesto istintivo di repulsione.
Un uomo dalle larghe spalle e dal viso energico e buono incorniciato da una lunga barba bionda, apparve a un tratto dietro a lei e, con gesto indignato chiuse bruscamente la finestra.
Ecco fatto! disse Leonia in tono di trionfo. Basta urlare pi forte di loro, e si fa presto a chiuder loro il becco, a questi baciapile...
Plautin era furibondo, sai, babbo!
Un protetto dei preti e dei borghesi! disse Isidoro, in tono pieno di odio. E che arie si danno!
Negli occhi di Ernestina brill un lampo d'invidia malvagia.
Se se ne danno! Perch hanno tre soldi di economie! E delle pretese di pulizia! La Plautin struscia, struscia, che mi fa dolere le braccia a guardarla!
Sono degli stupidi, concluse Isidoro versandosi un bicchiere colmo di sidro. Ma faremo loro la festa come ai borghesi, e le loro economie se ne anderanno, come quelle degli altri.
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Capitolo 2.
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Certamente, la casa dei Plautin poteva eccitare
l'invidia di Ernestina Baujoux! Entrando
in quelle stanze di una pulizia scrupolosa, dove
i mobili modesti erano sempre lucidati, dove
spesso i fiori colti nei prati dai bambini sbocciavano
nei vasi vinti alle lotterie, davanti al
Crocifisso o alla statua della Vergine che occupavano
dappertutto il posto d'onore, si capiva
che ivi regnava una dignit di vita e uno
spirito cristiano che dovevano molto addolcire
agli abitanti di quelle stanze, le inevitabili difficolt
della vita.
Questa impressione si rafforzava alla vista
della padrona di casa, una donnina bionda, dal
viso piacente, sempre ben pettinata fin dal mattino,
vestita con pulizia, e che sapeva molto
ben guidare i suoi cari, compreso il marito.
Questi lavorava alla fabbrica di tele Marellier,
e molto stimato dai padroni per l'onest del
carattere, per le sue abitudini di ordine e la
sua assiduit al lavoro, guadagnava delle buone
giornate, che portava a casa intatte. Grazie
al giudizio dell'uno e dell'altra, nonostante le
spese causate dai loro quattro figli, e senza
farsi mancare niente del necessario, e nemmeno
qualche legittimo divertimento all'occasione,
erano arrivati a metter da parte quelle
famose economie che esasperavano i Baujoux.
I ragazzi frequentavano la scuola libera, ed
erano portati ad esempio a tutti per la cortesia
dei modi, per la pulizia nel vestire e la loro
bont. Il maggiore, Giuseppe, che aveva compiuto
quattordici anni, lavorava gi nella fabbrica.
I suoi padroni, avendo osservato la sua
viva intelligenza, avrebbero voluto vederlo proseguire
negli studi, farlo giungere a qualche
impiego burocratico e forse, chi sa, vederlo
arrivare ad una professione libera dopo il passaggio
al liceo, grazie ad una borsa di studio
che i signori Marellier gli avrebbero volentieri
fatto ottenere, con l'intervento di un parente,
rettore dell'Accademia. Ma il padre si era rifiutato
d'incoraggiare il figlio per quella via.
Vedete, noi abbiamo bisogno di operai
cristiani, istruiti nella religione e fermi nei loro
principii, egli aveva spiegato a coloro che
si maravigliavano della sua risoluzione. La
Francia perisce a causa dell'ignoranza del
popolo. Ebbene, per risuscitarla, bisogna dare
a questo popolo non pi la scienza inutile e
adulterata delle scuole ufficiali, ma quella che
si appoggia sulla religione e che former veramente
degli uomini, invece che povere macchine
incoscienti che seguono il primo agitatore
venuto e credono di essere libere perch
urlano le frasi vacue dei loro conferenzieri e
dei loro giornali... La mia ambizione  che
mio figlio sia un apostolo fra gli altri operai,
invece di andare ad aumentare le file degli
spostati o dei bisognosi nelle carriere liberali.
Ma, anche per questo, occorre che egli sia
istruito, non soltanto nella religione, ma anche
su molti altri punti. Perci l'anno venturo lo
mander ad ingrossare il piccolo nucleo del
Circolo di Cultura del padre Bourguet.
Egli stesso, Andrea Plautin, studiava nei
momenti di riposo che il suo lavoro gli concedeva,
e pi di una volta aveva saputo rispondere
vittoriosamente a qualche compagno,
o rintuzzare bravamente qualche stupido frizzo
contro la religione. Cosicch, nessuno si arrischiava
pi tanto a discutere con lui. Ma, appunto
a causa di questa fermezza di principii
e di questa assoluta mancanza d'orgoglio, era
molto stimato nel ceto operaio, dove gli volevano
bene, e anche perch tutti sapevano per
esperienza che era sempre pronto a fare un
piacere... Che l'odiassero, non c'erano che
i cattivi operai sul genere d'Isidoro Baujoux,
per i quali la sua condotta esemplare era una
condanna, e i miscredenti fanatici disturbati,
nella loro libert di coscienza, da quell'attaccamento
alla religione.
Quel pomeriggio, Giustina Plautin, seduta
accanto alla finestra piena di fiori, rammendava
un vestito del marito. Andrea non aveva
voluto mai, neanche prima che Dio mandasse
loro bambini, che la moglie andasse a lavorare
alla fabbrica.
Preferirei fare tante ore di straordinario,
se ci fosse bisogno, purch tu potessi restare
in casa! diceva egli energicamente.
E Giustina era sempre rimasta nella sua
casa, che curava con amore, accomodando e
cucendo tutti gl'indumenti dei suoi, preparando
piatti semplici, poco costosi, ma sani
e presentati bene, che piacevano tanto al robusto
appetito del padre e del figlio, quanto
a quello pi difficile della piccola Luisetta, indebolita
da un po' di anemia.
Un colpettino leggero fu bussato a un tratto
alla porta. E dietro l'invito fatto da Giustina,
la visitatrice entr.
Era un'alta bimbetta di circa tredici anni,
una graziosa brunetta, dai grandi occhi miti
ed energici nello stesso tempo. Il suo vestiario
era molto semplice, ma tutto rivelava in lei
un'estrema distinzione di razza o di educazione.
Buon giorno, signora Plautin! ella
disse allegramente inoltrandosi con la mano
tesa.
Signorina Raimonda!... Siete molto gentile
di venire a trovarmi! Purtroppo per, Luisetta non c'.
Cos dicendo, Giustina si era alzata e spingeva
verso l'ospite una poltrona di paglia guarnita
di cuscini fatti da lei stessa con alcuni
scampoli dalle tinte ben accozzate.
Vi prego, non scomodatevi! protest
la fanciulla. Vengo soltanto a chiedervi
un'informazione... Sapete che, dietro preghiera
del signor curato, alcune signore della parrocchia
hanno istituito un'associazione di catechisti,
incaricati soprattutto di ricercare se
nelle classi ostili, non sia possibile, nonostante
tutto, fare qualche recluta fra i bambini pi
piccoli che non hanno ancora subito troppo
l'influsso delle loro famiglie?
Si, lo so, signorina.
Ci hanno detto che si trova in questo
caso il bambino minore di un certo Baujoux.
Siccome abita nella vostra casa, mia zia, che
deve andare a trovare la madre, mi ha incaricata
d'informarmi prima presso di voi, se 
veramente il caso di tentare qualche cosa da
quella parte.
Giustina scosse la testa:
Si pu sempre provare! Ma quella gente
diventa tutti i giorni pi cattiva, signorina!
Credereste che stamani sentendo Luisetta cantare
un inno sacro, mentre lavorava, i due figli
maggiori si sono messi alla finestra e hanno
intonato ad alta voce un'orribile canzone? Andrea
era furente, e parlava perfino di cambiar
casa a causa dell'esempio che d quella gente.
Sarebbe un peccato, perch in fondo non si
sta male qui, ma se fosse necessario per il bene
dei bambini, si farebbe in ogni modo. E pensare,
signorina, che Ernestina ed io siamo
state insieme sui banchi del catechismo! Era
una buona figliuola, allora, ma un po' troppo
vanerella e che si lasciava montar la testa facilmente.
Dopo sposato Isidoro Baujoux, continu
per qualche tempo ad adempiere i suoi
doveri religiosi. Lui, non era ancora tanto
cattivo, a quel tempo, e qualche volta si vedeva
anche in chiesa. Poi fece amicizie pericolose,
assist ad alcune conferenze indegne, lesse
quei giornalacci che sono un vero veleno, e
per di pi cominci a bere. Allora per lui fu
finita, ed Ernestina, spinta da lui, cambi essa
pure d idee, non mise pi piede in chiesa, non
vi condusse mai i suoi bambini, e lasci che
il disordine e quasi la miseria si introducessero
in casa. Vedeste come  ridotta quella
disgraziata! E i suoi bambini! I maggiori
sono gi degli scavezzacolli; solamente il piccino
sembra ancora buono. Ma credo che non
abbia una gran salute. In ogni modo, signorina
Raimonda, vostra zia pu provare lo
stesso, ci non costa gran fatica, e se si potesse
fargli un po' di bene, a quel piccino...
Bench in una famiglia simile!... Insomma,
cara signorina, nonostante tutto, quando si 
sentito un poco parlare del buon Dio nell'infanzia,
mi pare che vi si debba pensare pi facilmente
quando arriva il momento supremo
della morte.
Oh, certo I... disse Raimonda alzandosi.
Riferir tutto ci a mia zia, che probabilmente
ander a trovare la vostra vicina.
Adesso, scappo, perch ella mi aspetta. Tanti
saluti a Luisetta, signora Plautin, mi raccomando!
E stringendo gentilmente la mano a Giustina,
ella usc accompagnata fino alla porta dalla
sua ospite.
Mentre, dopo aver attraversata la corte, ella
passava dal corridoio di uscita dell'edifizio, dirimpetto
al quartiere dove abitavano i Plautin,
ella s'incontr con Leonia Raujoux. La giovane
operaia la squadr con uno sguardo cattivo
e invidioso, e borbott avviandosi verso
la scala:
 un'amica delle figlie del padrone, la
biscugina del vecchio spilorcio della Bercire.
Sudicia figlia di borghesi!
Raimonda aveva notato l'occhiata, e il cuore
le si strinse dalla pena. Bench giovane, ella
era gi molto caritatevole, spinta ad amare gli
esseri pi miserabili di corpo e d'anima; ma
l'odio altrui, di quelli stessi che ella amava
e che avrebbe tanto desiderato aiutare, le causava
un vero dolore.
Eppure le era gi capitato di provarlo diverse
volte durante le visite di carit ove la
zia Matilde la conduceva. In alcune famiglie
operaie, regnava un'ostilit sorda, frutto delle
dottrine di pace predicate dagli apostoli dell'anarchia
e dell'ateismo.
Raimonda raggiunse sua zia che parlava
nella strada con una delle sue protette. La
signorina Matilde Dalrey, una donnina bionda,
dall'aria dolce e timida, era molto amata dagli
umili, i quali conoscevano bene il suo spirito
di sacrificio e la sua bont, e a volte perfino
ne abusavano.
Terminato il colloquio, Raimonda prese il
braccio della zia, e tutte e due si diressero
verso casa. Raimonda durante il tragitto le
disse ci che aveva saputo da Giustina Plautin,
e la signorina Matilde decise di tentare una
prova presso la moglie di Baujoux.
Ben presto, esse giunsero alla fine del viale
Victor Hugo, l'unico viale della graziosa cittadina
normanna di Palerville. Col erano alcuni
villini di bell'aspetto; ma proprio all'estremit
sorgeva, come una macchia in mezzo a
quei fabbricati modernissimi, una vecchia bicocca
che era rimasta in piedi soltanto perch
aveva avuto la fortuna di trovarsi proprio sulla
linea del nuovo piano stradale. Sui muri decrepiti
e rigati da larghe strisce nerastre, si
arrampicava un po' di edera, subito raffrenata
dalla mano spietata del padrone del luogo che
non amava il verde, nido d'insetti.
Questa dimora si chiamava la Bercire, e
apparteneva da secoli alla famiglia d'Erquoy.
Il proprietario attuale, signor Alberico d'Erquoy,
uno scapolo di una sessantina d'anni,
vi viveva solo con un vecchio domestico quasi
sordo. Lo chiamavano l'orso della Bercire,
oppure anche l'avaro, e bisogna riconoscere
che questi due soprannomi gli stavano benissimo.
Bench tutti assicurassero che fosse milionario,
egli portava vestiti consunti, non si
concedeva che un misero nutrimento e rifiutava
sempre il suo obolo per le opere di beneficenza.
Raramente usciva di casa. Si occupava
di studi scientifici e aveva relazioni (anche
queste erano poco intime e rare) soltanto
con un vecchio ingegnere in ritiro e con un
castellano vicino di Palerville, ambedue dotti
come lui.
Tuttavia il signor d'Erquoy aveva alcuni
parenti. In primo luogo il figlio di uno dei
suoi cugini in primo grado, Paolo d'Erquoy,
che occupava un alto impiego in un ministero,
bench avesse solamente trent'anni, poi Daniela
d'Erquoy, figlia di un altro cugino dello
stesso grado, ch'egli un tempo aveva quasi rinnegata
quando si era ostinata a sposare, contro
il suo volere, il ricco industriale Raimondo
Dalrey. Dopo poco tempo, la signora Dalrey,
vedova e rovinata, era venuta a supplicarlo di
aiutarla. Dopo averla colmata di rimproveri,
egli aveva dichiarato:
Il nome che avete portato mi obbliga a
non lasciarvi nella miseria. Abiterete nella casetta
del giardino e vi dar una pensione sufficiente
per il vostro mantenimento e per quello
di vostra figlia... Ma non crediate per questo
che vi abbia perdonata, Daniela, perch vi dichiaro
che non dimenticher mai la vostra insubordinazione
e il vostro matrimonio con un
borghese.
Oltre a questi il signor d'Erquoy aveva una
cugina lontana, da parte di madre, sposata al
conte di Montanes, ma non la vedeva mai. Coloro
che l'avevano conosciuto tempo addietro,
narravano che Alberico d'Erquoy da giovane
aveva profondamente amato la bionda Coletta,
ma che questa aveva preferito a lui l'elegante
Guy di Montanes. Da allora, cos almeno
si diceva, egli si era sprofondato nella
misantropia e il suo cuore si era completamente
indurito, bench non fosse mai stato
molto tenero per le altrui disgrazie.
Ogni anno, Paolo d'Erquoy veniva a passare
una quindicina di giorni in un suo piccolo
possesso a Palerville e ne approfittava per fare
qualche visita al vecchio parente, nonostante
che questi gli facesse un'accoglienza pi che
fredda, a causa delle sue idee politiche molto
spinte che non gli andavano a genio e non facesse
complimenti per farglielo capire.
La signora Dalrey poi, bench abitasse nella
casetta chiamata il padiglione, che sorgeva nel
giardino della Bercire a cinquanta metri dalla
casa padronale, non vedeva il suo parente pi
di tre volte all'anno. Alberico d'Erquoy era
tenace nel rancore, e sapeva mostrare chiaramente
che non perdonava. Quanto alla sua
piccola biscugina, egli aveva dichiarato inutile
fare la sua conoscenza, ed era molto se
rispondeva con un cenno della testa al gentile
saluto di Raimonda quando, rarissimamente
ella lo incontrava.
Quel pomeriggio, mentre la signorina Dalrey
e sua nipote giungevano vicino alla Bercire,
la porta della vecchia dimora si apr, e
ne usc un uomo, giovane e ben vestito, che
le salut freddamente passando.
Che strano viso ha oggi il signor Paolo
d'Erquoy! osserv la signorina Matilde.
Pare che sia in collera.
Gi,  vero, zia; ma non  una collera
come quella degli altri. In lui tutto  freddo.
Non  mica migliore per questo; confesso
che non mi piace punto.
E neanche a me!... disse spontaneamente
Raimonda. Sono contenta che non
ci faccia mai pi di una sola visita durante i
suoi soggiorni qui.
La signorina Matilde aveva intanto aperto
una porticina incassata nel vecchio muro di
cinta ed esse si trovarono nel giardino invaso
da una vegetazione rigogliosa, perch il signor
d'Erquoy non si curava di farlo potare.
In mezzo agli alberi sorgeva un piccolo padiglione,
vecchio e mezzo rovinato. Era quella
la dimora dove vivevano la signora Dalrey,
sua figlia e la sorella di suo marito, che le
aveva seguite e metteva in comune con loro le
sue scarse rendite, ultimo avanzo della sua
parte di patrimonio offerta generosamente per
pagare tutti i creditori del fratello.
Nella buia stanzetta da pranzo la signora
Dalrey cuciva, non senza mandare ogni tanto
qualche sospiro. A quella donna che aveva
goduto di una grande ricchezza e di tutti i divertimenti
mondani, l'esistenza attuale pareva
intollerabile. Troppo poco profondamente cristiana
per rassegnarsi con coraggio alla volont
divina, ella si rammaricava di continuo,
inasprendo ancor pi un carattere un po'
difficile per natura e rendendo a volte la vita
molto dura alla cognata e alla figliuola.
Eccovi, finalmente! ella disse irritata.
Mentre voi andate in giro dai vostri poveri,
io resto qui sola sola ad annoiarmi. Per fortuna
 venuto qualche minuto mio cugino
Paolo.
Un'altra volta? Che cosa gli prende quest'anno?
disse la signorina Matilde maravigliata.
Ma quando  venuto? Mentre noi
stavamo entrando egli usciva dalla casa di
suo zio.
Mi ha detto che vi sarebbe andato, uscendo
di qui. Ma allora vi si  trattenuto poco
tempo!  vero che lo zio Alberico  cos poco loquace!
Ella rimase un istante silenziosa, rigirando
macchinalmente tra le mani l'ago.
Paolo  stato gentilissimo oggi! disse
alla fine come continuando ad alta voce un
suo pensiero.  un uomo intelligente ed 
anche un bell'uomo.
Secondo i gusti! disse la signorina
Matilde mentre si toglieva il cappello. Per
parte mia lo trovo troppo freddo, e anche un
po' troppo infatuato di se stesso... In quanto
ad essere intelligente, ve lo concedo. Ma le sue
idee politiche e soprattutto le sue idee antireligiose
non son fatte per rendercelo simpatico.
La signora Dalrey alz le spalle.
Che esagerazione, mia povera Matilde!
Se l'aveste sentito parlare poco fa, avreste visto che invece egli professa principii di larga tolleranza. In verit, voi dovreste cercare di guarirvi da codesta ristrettezza di mente.
E, con un'espressione di disprezzo la signora Dalrey si rimise al lavoro, mentre la signorina Matilde se ne andava a sfaccendare per preparare il pranzo.
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Capitolo 3.
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No, no e no!
E per dare maggior forza a questo diniego,
Isidoro Baujoux men un pugno formidabile
sulla vecchia tavola che gemette lamentosamente.
Siamo intesi, eh?
Ma la ruga, segno di ostinazione, che solcava
la fronte d'Ernestina, non disparve.
No, non siamo intesi. Cosa ti fa a te che
Antonio impari il catechismo?
Mi fa che non voglio, e basta!... E non
ho bisogno di dare spiegazioni a nessuno! Il
padrone sono io...
Ella alz energicamente le spalle e rispose
in aria di scherno:
Il padrone! Non ce ne devono essere pi
di padroni, a quel che dite voi! E mi son messa
in testa che il piccino far la prima Comunione.
Ebbene, vecchia mia, levatela dalla testa
quest' idea! Ah, ti ha proprio accalappiata,
quella bigotta! Per fortuna Leonia mi ha avvertito
delle vostre macchinazioni! Se Antonio
impara una parola di catechismo, ebbene,
l'avrai da far con me, sta'sicura!
Un lampo di cattiveria brillava nello sguardo
dell'alcoolizzato, e la sua fisonomia prendeva
un'espressione brutale, veramente spaventosa.
Ma la moglie, inasprita e profondamente stanca
di tutto, si esasperava davanti a quell'opposizione...
Imparer il catechismo, perch voglio cos! S, lo voglio, lo voglio! ella disse sfidandolo.
Ah, lo vuoi? Tieni, vuoi anche questo?
E alzando il pugno la colp in pieno viso.
Ella barcoll e si abbatt sul pavimento, mandando un gemito.
Fagli imparare il catechismo ora, bacchettona! egli ghign.
E usc dalla stanza sbatacchiando la porta.
Per qualche momento Ernestina rimase immobile
ad occhi chiusi; poi, alzate le palpebre,
fece uno sforzo per rizzarsi a sedere, e vi riusc
con l'aiuto di una seggiola che si trovava l
accanto. Allora, con una cocca del grembiule
si asciug il sangue che le colava dalle narici tumefatte.
Era quello un caso frequente nella sua esistenza,
da due anni specialmente, da quando
cio l'alcoolismo aveva fatto grandi progressi
in Isidoro. Di solito quelle brutalit avvenivano
quando Ernestina, uscendo per un caso
qualsiasi dalla sua tetra apatia, si metteva a
contradirlo apertamente, per una specie di bravata,
nata senza dubbio dalla rivolta latente
in lei, dal sordo rancore che cresceva nella sua
anima che l'esempio e i consigli di Baujoux
avevano spogliata dalle sue credenze e speranze cristiane.
Quando, qualche giorno prima, la signorina
Dalrey era venuta a chiederle di mandare il
piccolo Antonio alla dottrina, da principio essa
aveva accolto molto male la visitatrice. Questa
per non si scoraggiava facilmente e a poco
a poco era riuscita a raddolcire l'umore sgarbato
della Baujoux, tanto che andandosene,
dopo una discussione abbastanza lunga, ella
portava con s la promessa che Antonio sarebbe
andato a presentarsi al signor curato
la settimana ventura.
Quella promessa, Ernestina voleva mantenerla
a tutti i costi. In fondo a quell'anima
oscurata si agitavano sordi rimorsi. Inoltre ella
vedeva sempre pi, ogni giorno, il risultato
dell'educazione data ai suoi due maggiori. All'et
di Antonio, anche Achille era un buon
ragazzo, facilissimo a guidare; Leonia, una
bimbetta affettuosa e d'intelligenza vivacissima,
ma di carattere un po' autoritario, sebbene
senza cattiveria. Come mai, dunque, a
poco a poco Achille si era trasformato in un
monello impertinente e cattivo, che alzava la
mano sopra la madre senza esitare, e che aveva
sempre in bocca bestemmie o parolacce? Perch
Leonia era diventata una ragazzina sfrontata
e insolente che niente avrebbe potuto far
arrossire e che non sapeva far altro che risponder
male alle rare osservazioni che a volte le faceva sua madre?
Poteva ella, lealmente, rimproverarli per
questo, mentre non aveva tentato niente per
dar loro un'educazione morale che sola avrebbe
loro permesso di vincere gl'impulsi cattivi,
e li aveva lasciati crescere in bala dei loro
istinti, senza istruirli sulla loro origine, sul
loro destino, sui loro doveri verso il Creatore?
I fanciulli sono piante che l'educatore piega
a suo piacere. E quali educatori aveva ella
dati ai suoi? A Leonia la signorina Daubier,
la maestra, una povera donna non cattiva, ma
tremante sempre per la paura di essere rimproverata
e talmente ipnotizzata dalla neutralit
scolastica da avere l'emicrania ogni volta
che, per caso, trovava in un libro di testo
qualche frase sfuggita all'occhio pur attento
dell'arbitrario censore. Ad Achille, un uomo
violento e astioso, gaudente, mangiapreti accanito,
che non provava nessuna vergogna nel
falsare vergognosamente la storia per mostrare
agli scolari una Chiesa cattolica complice
o istigatrice di tutti gli errori che sono stati commessi nel mondo.
Come potevano quelle animucce infantili resistere
al veleno cos infiltrato in loro, senza
parlare di tutti i pericoli, di tutte le tentazioni
che l'avvilimento costante della moralit offriva
loro, fuori?... Senza parlare poi degli
esempi che molto spesso trovavano in casa.
Ernestina sentiva confusamente tutto ci, e
per questa ragione aveva finito col cedere alle
sollecitazioni della signorina Dalrey, nella speranza
di poter evitare che Antonio diventasse
un cattivo soggetto come gli altri.
Ma Leonia, non si sa come, aveva avuto sentore
dell'idea e, malignamente, l'aveva riferita
al padre, e questo aveva dato motivo alla scenata
di poco prima.
Sempre sorreggendosi alla sedia, Ernestina
si rialz; sul suo viso malconcio si leggevano
una sorda irritazione e una risoluzione ostinata.
S, lo imparer! ella mormor in tono
di sfida.
Vers un po' d'acqua nella catinella sporca
e sbocconcellata, si lav il viso per far sparire
le tracce della brutalit del marito; poi, dopo
aver preso qualche soldo da un cassetto, si
mise un fazzoletto in testa e usc.
Dove andate cos in fretta, mamma Baujoux?
le chiese una vicina che incontr nel
corridoio.
A comprare una dottrina cristiana per il
piccino! ella rispose trionfalmente.
L'altra la guard con aria maravigliata e
se ne and mormorando:
Oh, bella! Si vogliono convertire, ora?
Non sarebbe male, perch son certa gente...!
La sera quando Antonio ritorn da scuola,
la madre gli mise tra le mani un librettino
evidentemente comprato da qualche rivenditore,
perch la copertina era macchiata e gli
angoli accartocciati.
Ecco, bisogner che tu cominci a imparare
questo, Antonio. E domani ti condurr
dal signor curato perch tu frequenti la dottrina.
Vicino alla finestra, Leonia si accomodava,
a forza di spilli, la sottana che si era tutta
strappata durante un litigio con due compagne
di fabbrica. Sentendo parlare cos sua madre,
ella alz gli occhi e disse in aria di scherno:
Ah, benissimo, ti ostini proprio, a quel
che sembra! Ma sentirai che musica quando
torner il babbo!
Di cosa t'impicci, tu, buona a nulla?
disse in tono brusco Ernestina. Provati a far
la spia a tuo padre, e te la dar io la musica,
cattiva figliuola!
Leonia si raddrizz, arrogante, con un lampo
malvagio in fondo agli occhi azzurri...
Vorrei vedere anche questa! E credi che
starei l a pigliarle? Non son mica uno strofinaccio, sai?
Ernestina alz le spalle e and nella stanza
accanto a smuovere un po' i letti che non erano
stati rifatti da una diecina di giorni. Sapeva
per esperienza che non avrebbe mai avuto l'ultima
parola, con la sua maggiore, e non ignorava
neppure che la prima cosa che avrebbe
fatto Leonia, appena fosse tornato il padre,
sarebbe stata di raccontargli l'acquisto del catechismo.
Ma Ernestina, troppo spesso debole e noncurante,
aveva periodi di ostinazione che neanche
il timore delle violenze d'Isidoro poteva
vincere. La visita della signorina Dalrey aveva
certamente smosso qualcosa in fondo alla sua
anima sommersa nell'indifferenza, ma forse la
buona signorina sarebbe dovuta ancora tornare
alla carica, se Ernestina non avesse cozzato
subito, a causa delle chiacchiere di Leonia,
contro il brutale divieto del marito. Per
bravata, per un sordo desiderio di sfidare la
volont di colui che ella non si peritava a chiamare
in pubblico quel bruto d'Isidoro, ella
aveva deciso di mettere subito in esecuzione
il suo proposito a qualunque costo. E gi in
anticipo una ruga di ostinazione le solcava la
fronte, in previsione della lotta che avrebbe
dovuto sostenere, la sera.
Ma le ore passarono, la notte pass, e Isidoro
non comparve.
Ernestina non se ne maravigli affatto. Pi
d'una volta, essendo ubriaco, egli aveva dormito
fuori, chi sa dove. E in quanto a stare
in pena, era tanto ormai che l'affezione che
aveva avuto per lui nei primi tempi di matrimonio,
era sommersa nell'indifferenza, un'indifferenza
che in certi momenti pareva cambiarsi
in un amaro rancore.
La mattina, Leonia and alla fabbrica, i due
ragazzi a scuola, ed Ernestina, dopo qualche
faccenda molto sbrigativa, usc, strascicando
le ciabatte scalcagnate, a comprare qualcosa
da mangiare alla pizzicheria, grande aiuto alla
sua pigrizia.
Nella strada, quasi sempre poco frequentata
in quell'ora, che era ora di lavoro per tutti
in quel quartiere operaio, c'era un certo movimento.
Le massaie si riunivano a crocchi, si interrogavano
con vivacit. E, alla vista d'Ernestina,
bisbigliarono fitto fitto, guardandola.
La Baujoux se ne accorse subito e pens:
Oh, bella! Che cosa ho di speciale?
La pizzicheria era distante cinque minuti;
sull'uscio di bottega l'esercente discorreva con
una vecchia rammendatrice, una certa Caterina
Souliot; e questa faceva grandi gesti,
spalancando gli occhi inorriditi.
Ah, eccola qui, la Baujoux! esclam
a un tratto, interrompendosi a met di una frase.
Ebbene! Cosa c'? domand Ernestina.
Cosa c' dunque stamattina?
C'... c'...
Il pizzicagnolo, un omino magro, piuttosto
brutto, si fece coraggio:
Ebbene! C' che il vecchio avaro della
Bercire  stato assassinato stanotte!
Ah, davvero?
Nonostante la sua apatia, Ernestina s'interessava
a questo fatto eccezionale, che aveva
per teatro la cittadina.
Com' andata?... Hanno preso l'assassino?
S, perbacco, e non  stato difficile, dato
che egli dormiva sul pavimento, in mezzo alla camera della sua vittima.
Dormiva?... Ah, questa poi  grossa!
Ma s... Probabilmente era ubriaco fradicio...
Il pizzicagnolo s'interruppe, ma Ernestina, tutta presa dalla sua curiosit, non osserv lo strano sguardo con cui egli la fissava, n il viso turbato di Caterina.
 uno di qui? domand.
Ma s, rispose la vecchia.  uno conosciuto anche...
Chi , dunque?
E a un tratto fu colpita dall'aria impacciata che si leggeva sui loro visi.
Ma cos'avete da guardarmi cos?... Ditemi chi .
Improvvisamente un'angoscia strana la soffocava.
Ebbene, s, poverina,  vostro marito! disse senza ambagi Caterina.
Mio... marito?
Ella guardava ora l'uno ora l'altra come inebetita.
S, proprio lui; il vecchio domestico della Bercire l'ha trovato stamattina addormentato in terra nella camera del suo padrone, spieg compiacentemente Caterina. Aveva accanto il coltello tutto insanguinato. E il signor d'Erquoy era sul letto, con diverse ferite da cui aveva perso tutto il sangue.
 stato... Isidoro? ella balbett
Non c' dubbio! disse con importanza il pizzicagnolo.  stato colto sul fatto. Impossibile negare!
Ernestina si aggrapp al banco della pizzicheria; le pareva ad un tratto che tutto girasse intorno a lei.
Via, venite! disse la vecchia rammendatrice con brusca compassione, prendendola per un braccio. Starete meglio in casa vostra.
Ernestina si lasci condurre via, quasi incosciente.
Molti sguardi si volgevano su di lei, ma ella non vedeva pi niente. Quando fu in casa si lasci cadere macchinalmente su una seggiola, incrociando le mani tremanti sulla sottana consunta.
Non dovete mica abbattervi tanto, sapete? disse Caterina. Era ubriaco, lo assolveranno, o almeno se la caver con poco.
Ernestina parve non sentire. Un po' spaventata dalla fissit del suo sguardo, la vecchia le domand: Avete bisogno di niente? Ander a comprare qualcosa per farvi un decotto che vi far bene.
No, non voglio nulla!... Andate via! rispose ella con voce strozzata.
Oh, poverina! Come volete voi! Ma non vi montate la testa, tanto non vi porter nessun vantaggio.
Quando Caterina fu uscita, Ernestina si prese la testa tra le mani e con voce rauca mormor: Assassino!... Assassino!... Eppure i nostri genitori erano gente onesta! Oh, miserabile!
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Quella mattina vi era una grande agitazione
nel piccolo padiglione della Bercire. La signora
Dalrey, alla notizia del delitto, che sua
cognata le aveva recata ritornando dalla Messa,
era svenuta dall'orrore, e anche adesso era
tutta tremante, rannicchiata nella sua poltrona,
movendosi appena per bere, dietro l'insistenza
di Raimonda, un decotto di foglie d'arancio che
la fanciulla le aveva preparato.
La signorina Matilde, pi energica, dominando
la prima impressione di terrore causata
da quel delitto perpetrato cos vicino alla loro
casa, era andata a raccogliere qualche particolare.
Quando ella riapparve, la cognata la
interrog ansiosamente:
Dunque?... E proprio morto? E venuta
la polizia?
Oh, altro che, se  morto, pover uomo!
rispose la signorina Matilde con tristezza.
Ha avuto cinque o sei coltellate delle quali
una proprio in un polmone... La polizia  arrivata;
e sapete quello che hanno trovato?...
L'assassino era stato addormentato col cloroformio!
Col cloroformio?... Ma allora c'era un
complice?
 evidente. Quando si sveglier, forse
potr parlare.
Che disgrazia! Mio Dio! Che cosa spaventevole!
gemette la signora Dalrey.
Ma  anche un po' colpa del povero zio! Se
non fosse stato cos avaro, non avrebbe avuto
tanta gente che gli voleva male.
I cattivi soggetti se la prendono con tutti;
ma certo gli avari eccitano ancora di pi l'odio
e la cupidigia. E poi la cosa pi dolorosa, 
che quel poveretto se n' andato davanti al
Giudice supremo senza assoluzione. Bisogner
far dire delle Messe per lui, Daniela.
Delle Messe... s, certo, disse senza
entusiasmo la signora Dalrey. Ma ditemi
un po', hanno rubato, naturalmente?
S, lo scrigno  stato scassinato e Baujoux
aveva del denaro, ma non credo gli abbiano
trovato molto.
Ma l'altro?... Il complice?... Non si ha
nessun indizio?
Ancora no, ma stanno procedendo ora
agli accertamenti... Ritorner pi tardi a
prendere notizie.
Sapete se Paolo d'Erquoy  stato avvertito?
Era l poco fa, e mi ha detto che sarebbe
venuto a trovarvi oggi nel pomeriggio.
A poco a poco la prima commozione della
signora Dalrey si calm. Era stata soltanto una
fortissima impressione nervosa, perch ella
non era di natura molto sensibile e non provava
nessun affetto per lo zio, che del resto
non aveva fatto niente per suscitare questo
sentimento. Ora una sola idea dominava per
lei tutte le altre: il signor d'Erquoy aveva fatto
testamento? E in questo caso, quanto del patrimonio
sarebbe spettato alla nipote?
Paolo d' Erquoy arriv verso le quattro del
pomeriggio. Il suo viso pallido, che terminava
con una leggera barba bionda a punta, aveva
un colorito terreo, e le rughe, che gi solcavano
gli angoli delle palpebre, sembravano
quel giorno anche pi profonde.
La signora Dalrey lo interrog subito vivacemente.
La polizia aveva scoperto qualche
cosa?... L'assassino aveva parlato?
Paolo d'Erquoy rispose con poche parole.
Il dottor Balmier aveva risvegliato Baujoux,
ma costui non aveva ancora riacquistato la lucidit.
Del presunto complice non si aveva alcun
indizio...
Ma come son potuti penetrare in casa?
domand la signora Dalrey.
Scavalcando il muro di cinta e aprendo
poi con chiavi false una porta che d sul giardino,
come hanno concluso poco fa i funzionari.
Ma non hanno trovato impronte di passi?
Nessuna, all'infuori dell'erba dei viali
schiacciata, che non pu dare nessun indizio.
Che disgrazia... che terribile disgrazia!
mormor la signora Dalrey. Povero zio!
Bench non abbiamo avuto molto a lodarci di
lui,  terribile pensare a quel che  successo.
S, veramente terribile! disse Paolo
con un tono di voce in cui passava un forte
tremito.
Spero proprio che troveranno il complice
e che li puniranno ambedue come si meritano!
esclam Raimonda.
Il terribile avvenimento l'aveva molto scossa;
ogni momento ella usciva in giardino e
si avvicinava alla casa, con la speranza di
avere qualche nuova... E nei begli occhi scuri,
brillava un po' di febbre, e a volta a volta
un'espressione di orrore o di piet, a seconda
ch'ella pensava agli assassini o alla vittima.
 da augurarselo, perch davvero gli
attentati di ogni genere si moltiplicano nella
Francia intera! disse la signorina Matilde.
Ma ora, la ghigliottina non funziona pi e
i lavori forzati sono cos poco... forzati!...
Ve ne andate, signore?
Paolo d'Erquoy si era infatti alzato.
S, bisogna che torni a casa. Sono in
piedi da stamani... E poi, devo confessarvi
che questo avvenimento mi ha penosamente
turbato ed ho bisogno di rimettermi un poco.
S, infatti avete il viso sconvolto, disse
la signora Dalrey. Non vi trattengo, dunque,
cugino. Ma ritornate a trovarmi domani
e teneteci informate. Anch'io non mi reggo
pi... s'interruppe, esit un momento, poi
alla fine domand: Ditemi, Paolo, sapete se... se lo zio aveva fatto testamento?
Le lunghe palpebre del signor d'Erquoy si abbassarono un istante sugli occhi grigi, freddi e impenetrabili.
Non lo so, mio zio non me ne ha mai parlato.
Ella esit ancora, poi riprese a mezza voce:
Perch se non ci fosse testamento... saremmo noi...
Evidentemente, noi siamo gli eredi diretti,
disse Paolo con calma freddezza.
Lo sapremo fra qualche giorno. In ogni modo
domani verr ad informarvi di quello che c'
di nuovo, come desiderate.
Il giorno dopo, Baujoux, che non si trovava
pi sotto l'azione del cloroformio, fu interrogato.
Ma non fu possibile saper qualcosa da lui.
Non mi ricordo... Non so come mai fossi
l... Non ho ucciso nessuno.
Questo coltello non  vostro?... domand il funzionario mostrandogli il corpo del delitto.
Baujoux l'esamin e rispose con sicurezza: No, non ho mai avuto un coltello come questo.
Ma che cosa avete fatto uscendo dall'osteria dei Buoni amici, in istato di ubriachezza,
come accertano le testimonianze del padrone e degli avventori presenti?
L'accusato si pass una mano sulla fronte, parve cercare un momento...
Non mi ricordo...
Come spiegate che vi abbiano trovato la mattina nella camera del signor d'Erquoy, vicino al letto della vittima, con quel coltello insanguinato accanto?
Non capisco... Non ricordo niente...
rispose l'operaio con aria istupidita.
Chi vi ha aiutato a commettere il delitto?
Ma che delitto!... Io non ho ucciso nessuno!
Fu impossibile cavarne altro, n ottenerne
il minimo indizio sul presunto complice. Era
davvero mancanza di memoria oppure simulazione?
I funzionari speravano che questo
punto si sarebbe chiarito a poco a poco.
In ogni caso ci che appariva sicuro era
che Isidoro Baujoux non era stato che uno
strumento nelle mani di un altro.
Per un momento il giudice istruttore concep
un leggero sospetto davanti all'aria strana
di uno dei testimoni, il vecchio Giuliano, domestico
della vittima. Fu necessario strappargli
parola per parola le informazioni sull'esistenza
abituale del signor d'Erquoy, sulle persone
che frequentava, sulle inimicizie che aveva
potuto attirarsi. Ma siccome Giuliano era quasi
completamente sordo, e nel vicinato passava
per mezzo idiota, non fu data una grande importanza al suo contegno.
Dalle sue risposte si pot per stabilire questo:
mai, per quello che ne sapeva lui, il signor
d'Erquoy aveva avuto il minimo rapporto con Isidoro Baujoux.
In quanto all'accusato, i testimoni furono
tutti d'accordo nel dichiararlo un ubriacone
impenitente, brutale e accattabrighe, che nelle
sue crisi di ubriachezza usciva in orribili minacce
di morte contro i padroni e i capitalisti.
Quattro giorni dopo il delitto ebbero luogo
i funerali del signor Alberico d' Erquoy. In
quell'occasione si videro giungere a Palerville
la contessa di Montanes e suo figlio, il contino
Alviero. La signora di Montanes era vedova
da due anni e abitava per un certo periodo
dell'anno, con i tre figliuoli, nel magnifico castello
di Salvicourt, a dieci chilometri da Palerville.
Era assai poco conosciuta nella cittadina, dove non veniva quasi mai.
Perci durante la cerimonia funebre molti
sguardi si volsero verso quella bella signora
bionda che non dimostrava davvero l'et che
doveva avere, e verso suo figlio, giovanotto
di diciotto o diciannove anni, snello, biondo,
distintissimo, e di aspetto molto simpatico, col
bel viso serio e i grandi occhi scuri pieni di lealt e di vivissima intelligenza.
Uscendo dal cimitero, entrambi si accompagnarono
alle Dalrey e a Paolo d' Erquoy. La signora Dalrey un tempo aveva conosciuto un
po' la contessa, quando essa cio non era che
Coletta di Seillans. Da allora non aveva avuto
pi occasione di rivederla, perch, in seguito
al suo matrimonio, Daniela d'Erquoy aveva cambiato relazioni.
Ci nonostante la signora di Montanes si
mostr cortesissima, e si afferm dolente, con
molto garbo, che i loro rapporti di un tempo
non si fossero riallacciati pi presto.
In compenso ella fu freddissima con Paolo
d'Erquoy, di cui le idee politiche, e forse anche
la fisonomia, non le erano simpatiche.
Dunque non  stato trovato il testamento?
domand ella dopo un momento di conversazione.
Siete dunque voi, signora, e voi,
signor d'Erquoy, che vi dividerete le ricchezze di quel poveretto?
Ma, s, sembra; disse la signora Dalrey,
senza poter dissimulare un lampo di gioia,
che le brill improvvisamente nello sguardo.
Ne son felice per voi... E si sa a quanto ammonta l'eredit?
No, non si sa nulla. Lo zio Alberico non
confidava i suoi affari a nessuno; non aveva
neanche notaro. E, fino a ora, non si son trovati
neanche valori, all'infuori dei denari che
aveva addosso l'assassino, n alcuna indicazione
che permetta di scoprire dove sono stati collocati.
Ma, allora, queste ricchezze esistono?
Mio zio era gi milionario, quando cominci
a condurre quella vita di misantropo,
disse Paolo d'Erquoy. Dopo non spendeva,
si pu dire, niente.  dunque lecito pensare
che il suo patrimonio sia aumentato.
Salvo che non avesse fatto qualche donazione
che voi ignorate? osserv Alviero di Montanes.
Donazioni, lui? esclam la signora
Dalrey. Si vede proprio che non lo conoscevate, signore!
La signorina Matilde, che fino allora era rimasta
silenziosa, scosse la testa.
Chi sa! Forse non sarei troppo lontana
dalla stessa idea del signor di Montanes. Il
povero signor d'Erquoy era un originale, e
pu darsi benissimo che abbia voluto provare
la gioia di spogliare in anticipo i propri eredi.
Non  che una supposizione, mia cara! si
affrett ad aggiungere vedendo l'espressione
di angoscia che appariva negli occhi di sua cognata.
In ogni caso, probabilmente non avr
dato tutto, soggiunse la contessa. Ma
noi vi teniamo qui in piedi e ritardiamo la vostra
colazione; arrivederci, dunque; andremo
anche noi all'albergo a prendere qualche cosa,
prima di ritornare a Salvicourt.
La signora Dalrey scambi un'occhiata con
la cognata, e questa, dopo un po' d'esitazione,
fin col dire:
Se voleste venire tutti e due a dividere
la nostra colazione? Sar molto semplice, vi avverto.
Non vorremmo davvero disturbarvi,
protest la signora di Montanes.
Non ci disturbereste affatto, disse gentilmente
Matilde e saremmo anzi felici di
ricevervi in casa nostra, se vi contenterete del
nostro modesto pasto.
Oh, col pi gran piacere, accetto, cara
signorina! disse la signora di Montanes con
quella grazia che la rendeva tanto simpatica.
E voi, Paolo? domand la signora Dalrey.
Egli esit un momento, poi rispose:
Con mio grande rammarico, non posso,
cugina. Debbo tornare a casa per un affare.
Allora, venite uno di questi giorni, quando
vorrete, disse la signora Dalrey tendendogli
la mano, con un'espressione di preghiera
negli occhi azzurri, che si erano conservati molto belli.
Sar felicissimo di approfittare dell'invito,
cugina, rispose egli, inchinandosi.
Durante quei quattro giorni, egli era apparso
ogni pomeriggio nel padiglione, col pretesto
di portare notizie. Si mostrava gentilissimo,
soprattutto verso la signora Dalrey, e
questa era visibilmente molto contenta delle
sue visite. La signorina Matilde, che non era
affatto stupida e che conosceva benissimo l'indole
romantica, il cervellino vuoto e le mire
ambiziose della cognata, aveva capito ben presto
lo scopo seguito dall'uno e dall'altra. Daniela
aveva trentacinque anni, ed era ancora
molto piacente, col viso regolare, il colorito
pallido, i begli occhi azzurri e i capelli neri
sempre sapientemente pettinati. Ella si annoiava
a morte nell'esistenza calma e modestissima
che era costretta a condurre, e doveva aspirare
con tutta l'anima ad uscirne, fosse anche
per mezzo di un secondo matrimonio. Paolo
d'Erquoy, nonostante avesse appena trent'anni,
le pareva senza dubbio un partito molto
conveniente, perch i suoi genitori gli avevano
lasciato un discreto patrimonio ed egli
aveva inoltre un buon impiego al Ministero.
E non si poteva poi sperare che quell'uomo
intelligente, che aveva amici potenti, arrivasse
presto a qualche alta carica politica? E infine,
Paolo era uno degli eredi presunti del signor d'Erquoy.
Era forse una considerazione di questo genere
che guidava anche Paolo d'Erquoy nella
corte, molto prudente ancora, che faceva a
sua cugina? C'era motivo di pensarlo, perch,
da quello che la signorina Matilde aveva sentito
dire di lui, egli era abituato a porre l'interesse avanti a tutto!
Che pazzia farebbe quella testa vuota di
Daniela! pensava la signorina Matilde con
irritazione e con dispiacere insieme. Ella sarebbe
terribilmente infelice con lui, che l'abbandonerebbe
ben presto, perch ha una brutta
fama a quel che dicono, nonostante le sue arie
di uomo serio. E poi deve avere un carattere
cos freddo, cos autoritario! Bisogner assolutamente
che parli a Daniela, che cerchi
di mostrarle l'infelicit verso la quale va incontro.
Per la signorina Matilde fu un sollievo sentire
il signor d'Erquoy rifiutare quella mattina
l'invito a colazione di sua cugina... E
mentre andava verso casa, per mettere due
coperti in pi, ella pensava:
In fede mia, mi auguro davvero che le ricchezze
di quel pover'uomo non esistano! Cos,
Paolo d'Erquoy, non avr pi l'idea di sposare
Daniela, spero. Eppure sarei stata cos
felice che la mia Raimonda avesse una piccola
dote!... Ma lasciamo fare a Dio; Egli far
tutto nel miglior modo.
La signora Dalrey, ambiziosissima, aveva
dovuto fare un grande sforzo per risolversi ad
invitare a colazione i Montanes. Ella si vergognava
della quasi povert della sua casa, della
semplicit del pasto, dell'assenza completa di
domestici, poich la cucina era fatta dalla signorina
Matilde, e il servizio da Raimonda.
Che cosa avrebbero detto di tutto ci quegli
ospiti aristocratici abituati ad un'esistenza comoda e lussuosa?
Ma la signora di Montanes e suo figlio appartenevano
a quella categoria di persone davvero
distinte di mente e di cuore, che sanno
adattarsi con buon garbo in tutte le occasioni
e in ogni compagnia, purch onesta, e che
considererebbero come un'assoluta mancanza
di educazione e di delicatezza schiacciare con
la loro superiorit sociale o con la loro ricchezza
coloro che le disgrazie della vita hanno
posto in una condizione inferiore. Cosicch,
la signora Dalrey fu ben presto rassicurata,
vedendo la perfetta semplicit della madre e
del figlio durante la colazione, nella buia stanza
da pranzo il cui aspetto triste aveva fatto passare,
per un attimo, un'espressione di tristezza
nello sguardo della signora di Montanes e di Alviero.
Pi volte, durante il pranzo, il giovanotto,
nonostante le proteste della signora Dalrey,
si scomod per aiutare Raimonda che andava
e veniva dalla stanza da pranzo alla cucina,
con gentili movenze piene di elasticit e di grazia naturalissima.
Lasciatelo pur fare la sua parte di cavalier
servente, disse sorridendo la contessa
alla signora Dalrey. Non  certo un
sacrificio per lui; anzi! E carina la vostra piccola
Raimonda; deve avere un carattere delizioso.
Ma la trovo un po' pallidina.
 stata molto scossa dal terribile avvenimento, disse la signorina Matilde. E poi  un po' anemica, da due anni.
La signora di Montanes gett un'occhiata
verso la finestra aperta dalla quale si scorgeva
il giardino troppo ombreggiato, circondato dai
vecchi muri altissimi.
Mi sembra che questa casa non debba
essere troppo sana, ella osserv.
No,  umida e triste! sospir la signora
Dalrey. Ma bisognava starci... Ora, vedremo...
La speranza dell'eredit aveva rischiarato subito
il suo sguardo... E la signorina Matilde
pens che la delusione sarebbe stata terribile
se quella ricchezza presunta non fosse esistita.
Alzandosi da tavola, la contessa disse al figlio:
Perch non vai a fare un giretto in giardino
con quella fanciulla, Alviero? Dovresti
cercare di distrarla un po', per farle dimenticare
queste storie lugubri...
Molto volentieri!... disse Alviero con
buon garbo. Venite, signorina Raimonda,
mi mostrerete il vostro giardino.
Il mio giardino, che non  mio, disse
Raimonda, precedendolo fuori. Lo troverete
senza dubbio bruttissimo, perch  un vero
ammasso di piante... Il signor d'Erquoy non
lo faceva mai toccare... Ma a me piace molto, cos.
Anch'io trovo infinitamente pittoreschi
questi vecchi giardini incolti.
Ah, meglio cos, sono contenta che abbiate
gli stessi gusti miei! disse allegramente
Raimonda. La mamma mi canzona
quando lo dico... Ma voi, avrete un bellissimo
giardino nel vostro castello, non  vero?
Bellissimo, infatti. Ma io preferisco il
parco, vastissimo e molto pittoresco, dove vado
a caccia con i miei amici.
Oh, come deve essere divertente!...
esclam la piccola Raimonda, a cui brillavano gli occhi.
Ella era una delle migliori alunne del collegio
di Palerville, ma le piaceva anche moltissimo
fare il chiasso nelle ore di ricreazione.
Resa ardita dalle gentilezze di Alviero, ella lo
interrog sui divertimenti di cui egli parlava,
sui passatempi ai quali si dedicavano le sue
sorelle. Egli rispose con compiacenza, descrisse
alla fanciulletta il castello di Salvicourt e i
suoi dintorni, parl dei suoi cavalli e dei suoi
cani, perch era gi uno sportman emerito e
amava moltissimo la caccia.
Come deve essere divertente! ripeteva
Raimonda, i cui occhi brillavano ascoltandolo.
E come siete fortunato di avere
un cos bel castello!
Alviero l'avvolse in uno sguardo di segreta
compassione, pensando:
Povera piccina, costretta a vivere in quel
lugubre padiglione!
E cedendo all'impulso del suo animo generoso,
disse spontaneamente:
Dovreste venire a trovarci a Salvicourt,
signorina Raimonda! Farete conoscenza con
le mie sorelle. Adelaide  quasi una ragazza
ormai, ma Francesca ha la vostra et... E
vedrete com' carina, mia sorella Francesca.
Oh, sarei cos felice!... Ma non so se
la mamma me lo permetter...
E perch no? Verr a prendervi la carrozza;
 una cosa semplicissima... Oh, ecco
un albero veramente bello!
Il giardino declinava verso il fiume che scorreva
in fondo, separato da un muretto mezzo
rovinato. A destra, ombreggiando col folto fogliame
la cresta del muro, sorgeva un faggio maestoso.
 veramente magnifico! Noi non ne abbiamo
punti cos belli a Salvicourt, disse
Alviero esaminandolo con aria di intenditore.
Ma sapete, signorina Raimonda, che non
 affatto prudente lasciare quel muro cos rovinato?...
L'assassino non ha dovuto faticare
molto, attraversato il fiume, per entrare qui dentro.
Raimonda rabbrivid.
Oh,  spaventevole!... Ora, se ci penso,
non potr pi dormire!
Via, non pensateci pi, disse Alviero
prendendole una mano. Non c' pi niente
da temere; quel miserabile  in prigione. Sentite,
vi voglio invece raccontare...
E, per scacciare l'angoscia che oscurava lo
sguardo di Raimonda, si mise a narrarle con
brio un aneddoto divertente che ricondusse il
sorriso sulle labbra della fanciulla.
Chiacchierando come due vecchi amici, ritornarono
verso casa. La signora di Montanes,
che s'intratteneva con le signore Dalrey nel
modesto salottino, si alz, vedendoli entrare.
Ors, Alviero,  l'ora di andarcene, figliuolo
mio... Vedo con piacere che il colorito
 ritornato sulle gote di questa piccina!
Alla buon'ora!... Alviero  un compagno divertente, signorina Raimonda?
Oh, s! ella disse con tutta l'anima, rivolgendo uno sguardo riconoscente al giovane che sorrideva.
Allora verrete a trovarci a Salvicourt tutti e tre, disse gentilmente la contessa volgendosi verso le due cognate. Ci metteremo d'accordo, non  vero?
Quando gli ospiti furono partiti, la signora Dalrey esclam con entusiasmo: Che persone simpatiche! Bisogner coltivare con ogni cura queste relazioni che ci possono essere molto utili per la sistemazione di Raimonda. E, ora che saremo ricche, potremo riceverli in altro modo che in questa orribile bicocca!
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
La signora Dalrey doveva rivedere la castellana
di Salvicourt molto prima di quanto
non pensasse. La mattina seguente, una lettera
del dottor Bordu, notaro a Palerville, la
invitava a recarsi nel suo studio verso le due,
per importanti comunicazioni. E quando la
vedova, commossa e ansiosa, fu introdotta
nello studio notarile, vi trov la signora di
Montanes, suo figlio e Paolo d'Erquoy.
Ella trov anche nello studio del notaro, un
giovanotto, correttamente vestito di nero, che
il dottor Bordu present in questi termini:
Il signor Laurent, primo commesso del
dottor Roux, notaro di Parigi.
La signora Dalrey gett uno sguardo d'angoscia
verso Paolo d'Erquoy... Vi era dunque
un testamento? In questo caso c'era da
temere che il signor Alberico non avesse trattato
molto favorevolmente la parente alla quale
non aveva mai perdonato.
Ma Paolo non parve accorgersi dell'occhiata
della cugina; pallidissimo, con gli occhi semichiusi,
sembrava immobile nell'attesa di qualche
colpo terribile...
La contessa e Alviero invece restavano calmissimi,
con la fisonomia di persone che si piegano
a una formalit inutile, dato che il loro
lontano grado di parentela e l'assenza completa
di relazioni, da molti anni, tra il signor d'Erquoy
e loro non li autorizzava a pretendere
alcunch del patrimonio del defunto.
Il signor Laurent avvicin la poltrona alla
scrivania del notaro Bordu, apr la sua cartella
e ne prese una busta.
Il signor Alberico d'Erquoy aveva depositato
un testamento nel nostro studio: disse
con voce calma se permettete ve ne dar lettura.
E, dopo aver tossito leggermente, cominci:
Io, Alberico Maria Giacomo d' Erquoy
lascio al conte Alviero di Montanes, mio cugino,
la mia casa della Bercire, e la met del
mio patrimonio, depositato presso il signor
Roux, con l'obbligo per lui di continuare a
passare a mia cugina, signora Dalrey, la pensione
di trecentomila franchi che io le istituisco,
e di lasciarle l'uso del padiglione ove ella
oggi abita.
Lascio a mio cugino Paolo d'Erquoy la
mobilia della mia camera, che proviene dalla
nostra famiglia.
Il resto del mio patrimonio, si trova nascosto
in un luogo conosciuto da me soltanto
e apparterr a colui che lo scoprir.
Per un momento un silenzio di tomba regn
nella stanza.
Paolo d'Erquoy non si era mosso, ma era
diventato terreo. La signora Dalrey guardava
il signor Laurent con occhi quasi stravolti. La
contessa aveva la fisonomia di chi non ha capito
bene...
Alviero, sulla cui fronte si era ad un tratto
scavata una ruga di contrariet, mormor fra i denti:
Che sciocchezza!... Avevo forse bisogno
di questo, io?
Il notaro Bordu lo sent e guard con occhi
attoniti quello strano erede. Evidentemente,
egli pensava che per quanto ricco uno possa
essere, una tale somma non  da buttarsi via!
Paolo d'Erquoy disse infine con voce un
po' strozzata:
Allora il resto del patrimonio... non ci
sono indizi per scoprirlo?
Nessuno che sia a nostra conoscenza, signore,
dichiar il signor Laurent. Noi
non sappiamo altro che quello che  contenuto
nel testamento... E, come valori, non ne abbiamo
mai avuti altri che quelli che costituiscono
la somma di cui  erede il signor conte
di Montanes.
 inverosimile! mormor la signora
Dalrey. Nascondere cos i propri denari!
 qualcosa pi che un'originalit...  una cattiveria;
si potrebbe anche dire...  una pazzia.
Un lampo pass negli occhi di Paolo.
Una pazzia, si... Mi pare che un testamento
cos strano potrebbe anche essere impugnato,
non  vero?
Il notaro Bordu scosse la testa.
Non ve lo consiglio, signore. E il testamento
di un uomo originale, ma di un uomo
originale che era sanissimo di mente.
Allora... non c' niente da fare? disse
la signora Dalrey, la cui fisonomia esprimeva
una profonda desolazione.
Niente, signora... Salvo che non troviate
il nascondiglio.
Alviero si alz bruscamente.
In quanto a me, non accetter mai questa
somma! esclam in tono risoluto.
Non ho alcun diritto a questa eredit, che
spetta ai pi prossimi parenti del signor Alberico
d' Erquoy.
Ma, signor conte, rispose il notaro
il testamento parla chiaro!... Se voi foste maggiorenne,
potreste rinunziare... Ma, ancora
non ne avete il diritto.
Alviero ebbe un gesto d'irritazione impaziente.
 vero, non ci pensavo!... Allora bisogna
che accetti questo denaro?
 inevitabile, signor conte.
Questi alz leggermente le spalle... Poi volgendosi
verso la signora Dalrey, disse con
voce vibrante:
Signora, vi assicuro che sono desolato,
di vedermi costretto a diseredarvi cos! Ma,
pi tardi, quando sar libero di agire secondo
la mia volont, spero che mi permetterete di
regolare tutto ci con giustizia.
La signora Dalrey rimase un momento senza
parole guardando il viso leale di quel giovane,
illuminato da una fiamma di generosit.
Ma, signore, questa  la volont di mio
zio! mormor infine. Non ho nessun rancore
contro di voi... non  mica colpa vostra...
Oh, no, certo! Non conoscevo neanche
il signor d'Erquoy... Ma la cosa mi sembra
talmente ingiusta!
Paolo d' Erquoy si alz; era calmo e freddo
come sempre, soltanto aveva negli occhi una
cupa espressione.
Non mi resta che ritirarmi, ora, non 
vero, signori? disse rivolgendosi al notaro
e al commesso. Non avete pi bisogno di
me?...
No, per oggi no, signore. Ma bisogner
che prendiate possesso del legato del signor
d'Erquoy...
Un brivido scosse Paolo e una contrazione
pass sul suo viso...
Non ho l'intenzione di conservare quei
mobili, egli disse con voce un po' rauca.
Se trovate un compratore, ve ne sar grato.
Va bene, cercher, signore. Sono mobili
antichi e bellissimi e potrete ricavarne una discreta somma.
In fretta, Paolo si conged dai Montanes e
dalla signora Dalrey. Questa gli domand:
Ci rivedremo presto, Paolo?
S... Verr a salutarvi domani... Il mio
ufficio mi richiama a Parigi, egli rispose.
La signora di Montanes, suo figlio e la signora
Dalrey uscirono insieme dallo studio.
Fuori, la signora di Montanes prese le mani
della vedova e le disse in tono amichevole:
Credo di farmi interprete dei sentimenti
di mio figlio, dicendovi, cara signora, che potrete
sempre fare assegnamento su di noi.
Certo, insist con calore Alviero.
Ci farete piacere, signora, trattandoci come
veri amici. E in seguito vedremo di sistemare
le cose secondo giustizia.
Ella li ringrazi vivamente, felice, nel naufragio
delle proprie speranze, di veder ancora
brillare quel bagliore che le prometteva un
compenso nell'avvenire.
Mentre la madre e il figlio andavano verso
l'albergo dove era rimasta la loro carrozza,
Alviero disse con collera:
Bisognava proprio che quel disgraziato
non avesse cuore, per privare quelle povere
donne di una ricchezza che per legge spettava
loro!... E questo per darla a me, che non lo
conoscevo e che non ne ho davvero bisogno!
S,  stata veramente una cattiveria; egli
ha voluto dimostrare alla signora Dalrey che
non le aveva perdonato... Ma avrebbe dovuto
pensare alla bambina, a quella graziosa Raimonda.
Povera piccina! Allora dovr continuare
a vivere in quel lugubre padiglione?... Se proponessi
loro di abitare la casa padronale?
Non  mica molto pi allegra; poi il ricordo
del delitto le spaventer! In ogni modo
potremo proporglielo, Alviero.
E quella pensione derisoria di trecentomila
franchi! La raddoppieremo per lo meno,
non  vero, mamma cara?
Come vorrai, figliuolo, rispose ella,
volgendo uno sguardo commosso a quel figlio
diletto che ella era cos felice di vedere cavalleresco
e buono.
Intanto la signora Dalrey, ritornata a casa,
si era lasciata cadere su una poltrona in preda
ad una crisi di lacrime. Attraverso alle sue spiegazioni
confuse, la signorina Matilde e Raimonda
arrivarono ad afferrare ci che era avvenuto.
Era da prevedersi, con un uomo simile,
borbott la signorina Matilde mentre andava
a preparare un cordiale. Ed eccola caduta
dall'alto dei suoi sogni, poveretta. Insomma,
se ci avr per risultato d'allontanare Paolo
d'Erquoy, tutto il male non sar venuto per
nuocere.
Appena si fu un po' rimessa, la signora Dalrey
raccont per disteso tutta la seduta nello
studio del notaro. Quando parl delle offerte
generose della contessa e del figlio, la signorina
Matilde esclam:
Non mi maraviglia da parte loro! Si vede
che sono anime generose.
Non  difficile, quando si  ricchi come
loro! rispose aspra la signora Dalrey.
Cara mia, spesso i pi ricchi sono i pi
attaccati al denaro... E che cosa ne dice Paolo d'Erquoy?
Niente... Era senza dubbio molto commosso
anche lui, bench non lo lasciasse trasparire.
Verr a trovarci domani, perch deve
ritornare a Parigi. Avrei invece voluto che restasse
ancora un po' qui... perch insomma,
bisogner ben cercarlo questo denaro nascosto!
La signorina Matilde scosse la testa.
Certo, bisogna tentare... Ma non vi fate
troppe illusioni su questo, Daniela. Il signor
d'Erquoy deve avere scelto un nascondiglio
introvabile.
E perch mai?... In lui ci doveva essere
semplicemente l'idea maligna di farci cercare.
Ma sola, io non potr far niente. Bisogna che
Paolo mi aiuti; butteremo all'aria la casa, il
giardino...
Bisogner per chiedere il permesso al
nuovo proprietario, no?
Oh, Alviero di Montanes ci lascer interamente
liberi, certo! Che cosa gl'importa di
quella vecchia bicocca?
Ma bisogner far le cose con prudenza
per non attirare l'attenzione della gente; perch
altrimenti la Bercire non tarderebbe ad
essere invasa dai malfattori in cerca del tesoro!
Naturalmente!... Ma non c' niente da
temere: i notari manterranno il segreto, e i
Montanes pure; ci siamo gi messi d'accordo.
Oh, bisogna in ogni modo giungere a scoprire
quel nascondiglio! ella disse con veemenza.
La signorina Matilde scosse la testa, pensando fra s:
Ed ecco che si culla ancora nelle illusioni, povera Daniela!
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Paolo d'Erquoy venne il giorno seguente,
come aveva detto; si mostr ancora pi gentile
del solito e fu del tutto d'accordo con la
signora Dalrey circa la ricerca del tesoro nascosto.
Si, cercheremo insieme, cugina... Ma
vorrete attendere che possa ottenere un congedo,
non  vero? Mi promettete di attendere?
insist.
Oh, certamente, Paolo, ve lo prometto!
Un uomo intelligente come voi, far presto,
ne son sicura, a trovare quel famoso nascondiglio.
Ma, non credete che Giuliano potrebbe
fornirci qualche informazione utile?
Paolo scosse la testa.
Ne dubito! Lo zio Alberico non si  certo
confidato con lui. E, del resto, il pover'uomo  idiota.
In ogni modo potremmo provare ad interrogarlo abilmente. Volete che proviamo, Paolo?
Egli tent di schermirsi, ma siccome la signora Dalrey insisteva, egli acconsent a seguirla verso la casa della quale il vecchio domestico del defunto era guardiano.
Come aveva pensato giustamente Paolo d'Erquoy, fu impossibile cavar nulla da Giuliano.
L'assassinio del suo padrone sembrava aver dato un colpo funesto a quell'intelligenza gi annebbiata.
Bisogna fare assegnamento soltanto su noi stessi, Daniela, concluse Paolo congedandosi dalla cugina. Se questo patrimonio  nascosto alla Bercire, giungeremo di certo a scovarlo. Ma sar poi alla Bercire?
Dopo la partenza del cugino, la signora Dalrey cadde in una profonda malinconia; errava per il giardino, scrutando con lo sguardo tutti gli angoli, tutti gl'interstizi dei muri; poi si dirigeva verso la casa, contemplando con occhio avido quella dimora che, senza dubbio, racchiudeva il tesoro.
La signorina Matilde, molto inquieta per quello stato d'animo, cercava invano di distrarla.
Cosicch accolse con gioia il biglietto gentilissimo che giunse un giorno da Salvicourt,
e che invitava la signora Dalrey, sua figlia e sua cognata ad andare a passare qualche
giorno al castello. Ma, con sua gran sorpresa,
la signora Dalrey dichiar nettamente: Andrete voi con Raimonda. Io resto qui.
Ma Daniela, cosa dite? Offendereste la signora di Montanes che si mostra cos cortese...
E del resto vi farebbe tanto bene!
Pu darsi, ma non ho gli abiti che ci vorrebbero per fare una figura conveniente.
La contessa dice che sono solamente in famiglia, Daniela.
Oh, ci son sempre dei vicini che vengono a far visita! E poi la ragione pi importante  che voglio sorvegliare: non voglio allontanarmi dalla Bercire finch la nostra eredit non sar trovata.
Dinanzi a quell'ostinazione, furono inutili
tutti gli sforzi della signorina Matilde la quale,
impensierita dallo stato d'inquietudine nella
quale vedeva la cognata, non poteva pensare
a lasciarla in quel momento. D'altra parte Raimonda
era pallida e abbattuta, e il cambiamento
d'aria e le distrazioni le sarebbero stati
certo molto giovevoli. In questa alternativa,
la signorina Dalrey scrisse alla signora di Montanes
esponendole francamente la situazione.
Ne ricevette subito questa risposta:
Certamente sar per noi un gran dispiacere
non avere la signora Dalrey e voi, cara
signorina! Ma capisco che non vogliate lasciar
sola vostra cognata nello stato nervoso che
mi descrivete, stato provocato di certo dalla
commozione causata da tutti questi tristi avvenimenti
e che, siatene certa, passer a poco a
poco. Soltanto niente v'impedisce di mandarci
la vostra cara Raimonda. La mia Francesca
arde dal desiderio di conoscerla, e noi tutti
l'attendiamo con impazienza. Volete che sabato
prossimo, mio figlio venga a prenderla in carrozza?
La signora Dalrey non si oppose affatto alla
partenza della figliuola; ella pareva ossessionata
dal pensiero del tesoro nascosto.
E Raimonda, tutta allegra, cominci i preparativi
per la partenza.
Avanti, per, volle andare a salutare Luisetta
Plautin, sua compagna alla dottrina. Si
rec a trovarla, un pomeriggio, insieme con la
signorina Matilde. Luisetta era in casa, e lavorava
buona buona accanto alla mamma, mentre
Giuseppe, il figlio maggiore, raccomodava
abilmente una seggiola rotta.
Mentre le giovinette chiacchieravano, la signorina
Matilde domand a Giustina notizie
dei Baujoux.
Non ho ancora avuto il tempo di ritornare
a trovarla, disse la signorina Dalrey.
Eppure quell'infelice deve aver tanto bisogno
di simpatia!
Non so come vi riceverebbe, disse Giustina,
scotendo la testa. Ha un viso! Una
vera ribelle. Andrea che l'ha incontrata ieri
dice che non gli farebbe maraviglia se perdesse
davvero la testa un giorno o l'altro.
Ragione di pi per cercare di consolarla,
se ha certi sentimenti. E i ragazzi, cosa fanno?
Il piccino non va pi a scuola, sta tutto
il giorno per la strada, e dice che in casa sua
non c' pi da mangiare; cosicch i vicini gli
danno ogni tanto qualche cosa. La maggiore
guadagna, ma tiene tutto per s. Achille vagabonda,
rubacchiando qua e l. Pare ch'essi
si vantino di esser figli di un uomo che ha
ucciso uno di quei vili borghesi. Ah,  una
bella covata, ve lo garantisco, signorina! Ma
 vero quello che ha detto Andrea, che Baujoux
potrebbe anche essere assolto?
 possibile, perch non sono mica sicuri
che sia lui l'assassino.
Eppure, signorina, quel coltello l vicino
a lui... E poi era l nella stanza, accanto al
letto della vittima.
Certo, ma chi ci dice che il complice,
perch un complice c', dato che Baujoux non
pu essersi narcotizzato da s, dopo aver colpito
il signor d' Erquoy non si sia servito di
quell'uomo, probabilmente ubriaco, nella speranza
di sviare i sospetti?
Ma il denaro che aveva in tasca?
Pu avercelo messo l'altro. Ma in questo
caso, quale sarebbe, per questo misterioso altro
lo scopo del delitto? A meno che il signor
d'Erquoy avesse avuto una somma pi
considerevole nello scrigno, e che l'altro ne
abbia portato via la parte pi grossa, lasciandone
solamente un po' nelle tasche del complice,
nella speranza che i sospetti si arrestassero su lui!
S, ma se Baujoux parlava?
Certo, questi doveva averne paura...
Vedete, signora Plautin, per aver agito cos,
bisogna che l'assassino fosse sicuro di non
aver niente da temere da parte di Baujoux.
S, bisogna proprio che sia cos, signorina;
altrimenti sarebbe stato proprio sciocco!...
Pare, del resto, che Baujoux non voglia
o non possa dir niente. A tutte le domande su
quel che ha fatto, dal momento che ha lasciato
l'osteria, egli risponde sempre:
Non mi ricordo... non so niente.
Ma, stamattina ho sentito dire che ieri
aveva dichiarato di ricordarsi che un uomo lo
aveva avvicinato e gli aveva detto:
Volete guadagnare?
Egli lo segu sino al fiume, che attraversarono
con una barca, poi scavalcarono il muretto
diroccato e arrivarono davanti alla casa.
Lo sconosciuto apr con gran facilit una porticina
di servizio, entr in cucina, e tirando
fuori una bottiglia di sotto all'ampio mantello
che l'avvolgeva, offr da bere a Baujoux. Questi
accett, e da quel momento non si ricorda
pi di quello che successe.
Ma, l'uomo... come era?
Baujoux non ha potuto distinguer nulla
sotto a quel gran mantello, se non che era vestito
da operaio. Il viso poi, era coperto da una maschera.
Ma  una cosa strana, in ogni modo!
Stranissima, certo. Ma non sar semplicemente
una storia inventata da Baujoux per
discolparsi? La Giustizia brancola nel buio in
quest'affare e credo che sar difficilissimo che
possa orizzontarsi. Raimonda,  l'ora di andar
via perch hai ancora qualche cosa da preparare per la tua partenza.
Giustina volle assolutamente accompagnarle
sino in fondo alle scale. Mentre esse arrivavano
nel corridoio dell'altra parte dell'edificio,
un agente di polizia precedeva una barella sulla
quale era distesa una forma umana coperta
da un panno. E dietro camminava un uomo
anziano nel quale la signorina Dalrey riconobbe subito il dottor Balmier.
Chi ?... Cos' successo, Giustina?
 la Baujoux che  caduta nell'acqua, vicino al mulino, rispose uno degli uomini che portavano la barella.
Disgraziata! esclam la signorina Matilde.
 morta?
No, signorina, disse il dottore che
l'aveva riconosciuta, andandole incontro.
Son riuscito a farla riavere dopo non pochi
sforzi. Resta a sapere quali saranno le conseguenze.
La signorina Matilde riflett un momento,
poi si rivolse a sua nipote:
Ritorna a casa, cara, dirai alla mamma
che io mi trattengo un po' qui con questa povera donna.
Signorina, non dovete disturbarvi cos,
intervenne Giustina. La curer io, questa
disgraziata, e poi i vicini mi aiuteranno, dal
momento che hanno scacciato le buone suore
che venivano a curare i malati poveri.
Non rester molto, perch ho molto da
fare a casa; ma voglio cercare di parlare a
questa povera creatura, di consolarla e renderle
un po' di speranza.
La signorina Matilde volle, con le proprie
mani, rimettere in ordine il letto sul quale fu
deposta Ernestina. Questa aveva ripreso i sensi,
ma nel suo viso contratto e livido, solamente
gli occhi sbarrati e truci, mostravano il suo
ritorno alla vita.
Le vicine erano entrate, offrendo i loro servigi
e ingombrando la stanza. Il dottore le rimand
indietro gentilmente, e con l'aiuto della
signorina Matilde e di Giustina prodig all'ammalata
le cure che il suo stato esigeva.
Ella lasciava fare, come cosa inerte... Ma
quando il dottore si fu allontanato, dicendo che
sarebbe ritornato il giorno dopo, ella schiuse
le labbra e disse con voce rauca:
Perch mi hanno ripresa? Hanno fatto
molto male...
Ditemi, povera donna, perch volete morire?
Pian piano la signorina Matilde le prese una
mano, Ernestina la ritrasse bruscamente:
Perch vorrei morire?... Ma  vita, la
mia? E quel miserabile d'Isidoro!... Oh, se
mi avessero lasciata l sarebbe finito tutto!
Tutto sulla terra si... Ma dopo?
Dopo? Che volete mai che vi sia... Non
c' pi niente, dopo...
La prese una mancanza. Quando fu ritornata
in s, la signorina Matilde s'allontan
lasciando con lei Giustina, che sarebbe stata
sostituita poco dopo da una vicina.
Il piccolo Antonio, ritornando da scuola si
mostr molto turbato alla vista della madre
malata. Dietro invito di Giustina egli si avvicin
per abbracciarla, ma ella volt la testa
da un'altra parte, respingendolo col gesto, e
il piccino, con una stretta al cuore, and a
sedersi vicino alla finestra.
Mezz'ora dopo giunsero Leonia e Achille;
Leonia, con i capelli arricciati ornati da un fiocco di un rosa vivo, si avvicin al letto della madre.
 vero che per poco non sei annegata, mamma? Come mai? Come  stato?
La malata trasal al suono di quella voce acuta, ma non rispose.
Sei diventata muta? Tienti pure la lingua in bocca, se ti pare. Per quel che me ne importa!...
Signora Plautin, non abbiamo pi
bisogno di voi, ci son io ora.
Ma sapete curarla bene?... domand Giustina esitante.
Curarla?... Cosa credete?... Guarir benissimo da s... Un bagno non  poi gran cosa!
Giustina rispose con indignazione: Come potete parlare cos? Ha una febbre altissima e bisogna vegliarla questa notte.
Ah, se credete che voglia perdere una notte per questo! Restateci voi, se volete!
Certamente, ci rester! Non voglio abbandonare questa povera donna.
Bene, se ci vi diverte! A noi, sapete, non piace durar fatica. Nella vita si deve cercare di star comodi.
E dopo questa conclusione pratica tratta dalla morale laica, Leonia and nella stanza accanto, dove Achille la raggiunse fischiettando.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Alviero giunse il giorno dopo a Palerville,
dopo pranzo, nella carrozza che guidava da
s. Raimonda, gi pronta, sal subito accanto
a lui, dopo aver teneramente baciato la mamma
e la zia e aver loro rinnovata la promessa
di scrivere subito il giorno dopo.
State tranquille, avremo cura di lei!
disse allegramente Alviero. Vogliamo rendervela
con un bel colorito roseo, invece che
con questo visuccio pallido.
La signorina Matilde, dopo aver assistito
alla partenza della nipote, ed essersi assicurata
che la signora Dalrey non avesse bisogno
di niente, s'incammin verso l'abitazione di
Ernestina Baujoux. Arriv proprio nel bel
mezzo di una lite tra Leonia e Achille. Questi
chiedeva alla sorella del denaro, che ella gli
rifiutava, e per questo volavano le ingiurie pi
offensive, accompagnate da pugni.
L'arrivo della signorina Matilde interruppe
quello scambio di gentilezze fraterne. Senza
neanche salutarla, essi si allontanarono, con
aria insolente. E la signorina Matilde rimase
sola presso l'ammalata.
Alle domande che le furono amichevolmente
rivolte sulla sua salute, da principio Ernestina,
sfuggendo con lo sguardo cupo la visitatrice,
non rispose. Poi lasci sfuggire qualche monosillabo
di cui la signorina Dalrey dovette
accontentarsi.
Giustina, che ella vide dopo, le disse che la
malata aveva avuto la febbre tutta la notte e
che il dottore temeva si trattasse di una polmonite.
E ha detto anche che bisognerebbe trasportarla
all'ospedale, signorina, perch curarla
qui... perbacco, non  facile! Se almeno
Leonia volesse occuparsene! I signori Marellier,
che son tanto buoni, le accorderebbero
certamente un permesso per questo. Ma andate
a parlarle di ci, a quella ragazzaccia!
Mandarla all'ospedale! mormor la
signorina Matilde. Se qualcuno potesse restare
con lei certo sarebbe la soluzione migliore!
Ma sola cos, chi si occuperebbe di
farle un po' di bene moralmente, di ricondurla
alla comprensione dei suoi doveri?... Ah, se
fossi libera verrei qui vicino a lei, povera creatura!
Ma mi  impossibile lasciare sola mia
cognata.
Sicuro, signorina... Ma, sentite, si potrebbe
vedere di accomodare tutto lo stesso, se
 per il bene di quella povera anima. C' qui
accosto una vedova che  una bravissima donna,
molto servizievole. Tra lei e me la cureremo
come potremo, e sar forse sempre meglio
che all'ospedale dove nessuno di noi potrebbe
rimanere al suo letto.
Ma vi affaticherete molto, Giustina! Avete
la vostra casa...
La mia piccina  in vacanze, e mi aiuter,
e poi sar una fatica che mi conter un
po' per il Paradiso, signorina.
La signorina Matilde le strinse la mano in
silenzio. Durante le sue visite di carit le era
spesso accaduto d'incontrare nelle donne del
popolo quegli impeti di abnegazione, cos disinteressati,
offerti tanto semplicemente e che
formavano un consolante contrasto col misero
egoismo, col bieco individualismo che una falsa
educazione sviluppa in certe anime.
Ogni giorno, nonostante le sue molteplici
occupazioni, perch la signora Dalrey, molto
indolente, le lasciava sempre la maggior parte
di lavoro, la signorina Matilde and a trovare
la malata. La polmonite era dichiarata ed il
dottore aveva poca speranza di salvare la povera
donna.
Questa era sempre truce e muta, si lasciava
curare senza una parola di ringraziamento, rifiutando
con un gesto secco qualche dolce che
la signorina Matilde aveva comprato con le
sue modeste economie.
La terza sera per, ella disse con la voce
soffocata dall'oppressione che sempre pi cresceva:
Ah, morir lo stesso! Non valeva la pena
di salvarmi!
La signorina Matilde che si trovava l, si
chin su di lei e le prese la mano, che ardeva
per la febbre.
Ringraziate Dio invece, di aver permesso
che vi salvassero quel giorno, perch cos potete
prepararvi ad apparire dinanzi a Lui, a
rendergli conto delle colpe della vostra vita...
e in particolare di quella che avete commessa
desiderando di morire.
Una contrazione pass sul viso della malata,
congestionato per la febbre violenta.
Non me ne pento! E poi dicono che non
ci sia pi Dio!
Chi vi ha detto ci, signora Baujoux?
Ella mormor:
Isidoro... I compagni gli hanno detto...
e poi quelli che son venuti a fare le conferenze...
e anche nei giornali...
Povera donna!... Cosicch, per le chiacchiere
del primo venuto, voi dimenticate gl'insegnamenti
ricevuti nella vostra infanzia, abbandonate
questa religione che fu quella dei
vostri genitori, e che li aiut a rimanere gente
onesta, perch persone che li hanno conosciuti
me ne hanno fatto grandi elogi.
Un lampo brill negli occhi di Ernestina.
S, erano persone oneste... Fortuna per
loro che siano morti... La mamma me lo aveva
detto, dopo tre o quattro anni che eravamo
sposati: Isidoro si fa montar la testa; andr
a finir male!.... Oh, se si fosse ritrovata a
questo!... Un assassino!
E il suo viso si contrasse di nuovo.
Con dolcezza la signorina Matilde cominci
a parlarle delle consolazioni che la religione
pu dare.
Ella l'ascolt senza dir niente, ancora scontrosa,
ma insomma ascolt, e questo era gi
un progresso.
La signorina Matilde and via con un po' di
speranza nel cuore. Se non sopraggiungeva
niente ad ostacolare il suo caritatevole apostolato,
c'era da sperare che Ernestina sarebbe
ritornata, a poco a poco, a sentimenti
migliori.
Meno male che siete ritornata, infine!
disse la signora Dalrey vedendo tornare a casa
la cognata. Se continuate di questo passo,
finirete col passare la notte dai vostri poveri.
Tenete, c' una lettera di Raimonda per voi.
La signorina Matilde si affrett ad aprire la
missiva e lesse ad alta voce:
Non vi dimentico, cara zia, e la mia sola
tristezza qui,  di non avervi ambedue vicino
a me. Vi piacerebbe tanto Salvicourt!  cos
bello!... E tutti sono tanto buoni con me!...
Francesca  tanto carina e ci vogliamo gi un
gran bene. La signorina Adelaide, sua sorella
maggiore,  anch'essa molto cortese. E Alviero,
poi!... Se sapeste com' buono e compiacente!
Per prima cosa ha voluto che lo
chiamassi per nome, e lui mi chiama Raimonda
perch trova seccante far complimenti alla nostra
et. Poi ci conduce a passeggiare in carrozza,
la signorina Adelaide, Francesca e me.
Ha detto anche che m'insegner a montare a
cavallo, quando sar pi grande. Le sue sorelle
gli vogliono molto bene e fanno tutto ci
che egli vuole. Del resto  lui il padrone qui.
Il castello gli appartiene e sua madre non gli
rifiuta mai niente. Miss Mabel, l'istitutrice inglese
di Francesca, mi ha detto che la madre
gliele dava tutte vinte, ma il padre invece lo
aveva tenuto un po' a freno, e che del resto,
fortunatamente Alviero ha un bellissimo carattere
e un ottimo cuore.
Che bella cosa essere ricchi, zia Matilde!
Ieri, abbiamo trovato, seduta sul ciglio d'un
fosso, una povera donna che non aveva mangiato
da due giorni. Aveva tra le braccia un
bimbo piccino e andava a Parigi in cerca del
marito che l'aveva abbandonata.
Guardo nella mia borsetta. Ohim! Non
c'erano pi che pochi soldi! Prima di lasciare
Palerville, vi ricordate, zia, avevo dato alla
piccola Maddalena di che comprarsi una sottana?
Meglio che nulla, stavo per metterle in
mano quelli (avrebbe almeno potuto comprarsi
un po' di pane), quando Alviero tira fuori il
suo portamonete e me lo porge dicendo:
Datele tutto quel che c' dentro, Raimonda.
Ella potr cos fare il viaggio, nutrirsi
e alloggiare a Parigi per qualche giorno.
Zia Matilde, il portamonete era pieno di
monete d'oro! Alviero rideva vedendo la mia
aria estatica e il viso di quella povera donna!
Ho chiesto a costei di scrivermi per dirmi se
aveva ritrovato suo marito... E Alviero mi ha
detto che avrebbe chiesto a una delle sue zie
a Parigi, che si occupa di opere di beneficenza,
d'informarsi se sono persone davvero
degne di occuparsene.
La signora Dalrey, a questo punto, interruppe
la lettura della cognata.
Soprattutto, quando le risponderete, Matilde,
non spingetela ad affrettare il ritorno!
E spero che la inviteranno molto spesso!
Anch'io, perch  una distrazione per lei,
povera cara! Non ci sarebbe da temere che una
cosa, ma spero che il suo carattere serio e la
sua fede la preservino, e cio l'influsso che
potrebbe avere su lei il contatto del lusso, della
vita agiata e facile, delle soddisfazioni di ogni
genere che la fortuna procura ai suoi protetti.
La signora Dalrey ebbe un malizioso sorriso.
Se ella  abile, avr anche lei tutte queste
cose. Raimonda sar molto bella, Matilde,
e c' da scommettere che se Alviero di Montanes
continua a vederla, s'innamorer di lei
fra qualche anno. La nostra Raimonda far
davvero un bel sogno! Il conte di Montanes
avr uno dei pi grossi patrimoni dell'aristocrazia
francese e sar un simpatico marito.
La signorina Matilde guardava la cognata
con gli occhi spalancati.
Ma... ma che cosa andate a pensare, Daniela?...
esclam alla fine. E spero che
non vi passer mica per la mente di parlarne
con la bambina? E che illusioni vi fate, mia
cara amica! Il signor di Montanes avr da scegliere
fra i pi brillanti partiti, e la nostra
Raimonda gli sembrer ben poco davvero!
Dimenticate, Matilde, che egli conta di
renderle la parte di eredit del cugino Alberico
che le spettava di diritto?
Ma Raimonda l'accetter? Appartiene a
lui, proprio a lui, per volont del defunto.
Non ci mancherebbe altro che ella la rifiutasse!
esclam la signora Dalrey. 
vero che voi le avete inculcato idee cos strane!
Di quelle grandi idee con le quali una donna
muore di fame invece di prepararsi un brillante avvenire.
La signora Dalrey, furibonda, se ne and lasciando la signorina Matilde a finire di leggere la parte della lettera dove Raimonda chiedeva notizie di tutti; del signor curato che
aveva un forte raffreddore, di Luisetta Plautin e della povera Ernestina.
Quando ebbe finito, la signorina Matilde mormor con le lacrime agli occhi: Che Dio ti conservi sempre cos, mia diletta,
semplice, coraggiosa e caritatevole, e che Egli ti preservi dalle vili ambizioni!
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Non c' niente da fare, questa donna  spacciata.
Tale fu, quella mattina, la sentenza che il dottor Balmier pronunzi, uscendo dalla casa dei Baujoux.
La signorina Matilde torn nella camera dove Giustina e lei erano riuscite a mettere un po' di ordine e di pulizia. Dalla finestra semiaperta entrava di fuori l'aria tepida e il cinguettio
degli uccelli, nelle gabbie sospese alle finestre dei vicini. In un vasetto di maiolica c'erano alcuni fiori di campo, portati il giorno prima da Luisetta Plautin. La malata giaceva in un
letto dalle lenzuola candide, e i suoi capelli, accuratamente pettinati, erano stati coperti da una cuffietta prestata da Giustina.
La signorina Matilde and a sedersi accanto al letto e riprese il lavoro al quale era intenta nel momento in cui era giunto il dottore: un grembiule per Antonio, che aveva tutti i vestiti a brandelli.
Ernestina, a cui l'affanno dava un momento di requie, guard per alcuni istanti le dita agili che tiravano l'ago; poi, con voce rauca, chiese ad un tratto: Che cosa ha detto il dottore? Che morir presto, non  vero?
E, avendo osservato un'esitazione sulla fisonomia della sua interlocutrice, soggiunse con un ghigno d'amarezza: Oh, potete dirmi la verit! Se  s, ne sar contentissima... Non c' che il mio Tonino... Soltanto per lui mi dispiace morire. Ma penso che non potrei far niente per lui, e  che forse qualche persona caritatevole lo raccoglierebbe e si occuperebbe di lui. Ditemi, signorina, se io muoio, che avverr di Tonino? Non lo abbandonerete, vero?
State tranquilla, egli non sar abbandonato. Ma, mia buona amica, non sareste felice, se doveste lasciare questa terra di riconciliarvi prima col buon Dio?
Lo sguardo d'Ernestina, che dal giorno prima si era fatto pi dolce, si alz verso il pezzetto di cielo che si vedeva dalla finestra.
S, mi piacerebbe andar Lass, se fosse possibile... Le cose che si sono imparate un tempo, ritornano all'ultimo momento... E fa bene...
Quel giorno la signorina Matilde torn a
casa tutta raggiante. Ma l, l'attendevano altre
inquietudini. L'idea fissa della signora Dalrey
pareva aumentare d'intensit. Ora, ella
non voleva pi lasciare la stanza da pranzo,
da dove scorgeva un poco l'altra casa. Dormiva
sonni agitatissimi e non mangiava quasi
pi. Qualche giorno prima, ella aveva scritto
a Paolo d'Erquoy per chiedergli se non sarebbe
venuto presto alla ricerca del famoso
tesoro. Egli le aveva risposto che in quel momento
il suo ufficio lo costringeva a trattenersi
a Parigi, ma che al primo istante di libert,
sarebbe venuto subito, essendo ansioso quanto
lei di sincerarsi della cosa.
Diverse volte la signora Dalrey si rec nella
casa del delitto, percorse tutte le stanze, smosse
mobili, frug negli angoli oscuri di quell'antica
dimora. Interrog il vecchio Giuliano,
ma si urt contro un'invincibile stupidit.
Finir col diventar pazza, se continua
cos! pensava la signorina Matilde, molto
preoccupata.
In un mattino pieno di sole, Ernestina Baujoux,
che il giorno prima si era confessata,
ricevette i sacramenti di Dio, che ella da tanto
tempo aveva abbandonato.
La pace era ritornata in quell'anima smarrita,
dove era rimasta sempre una piccolissima
scintilla degl'insegnamenti ricevuti un tempo.
Ella stessa aveva chiesto che Antonio assistesse
alla cerimonia.
Sar un buon ricordo per lui... Io, vedete,
mi son sempre ricordata, nonostante tutto,
degli ultimi momenti dei miei genitori, che
morirono da buoni cristiani, e ci  un gran
conforto quando si giunge a questo passo.
Leonia e Achille poi, annoiati senza dubbio
della presenza continua di estranei, erano spariti
da due giorni e non tornavano a casa neanche
pi per dormire.
Ma quella mattina, il prete, mentre usciva
dopo aver somministrato l'Estrema Unzione
alla morente, s'imbatt in Achille che giungeva
tutto stracciato, con la fronte traversata da
una ferita.
Guarda chi si vede, un prete! ghign
il ragazzaccio.
E un versaccio volgare fece trasalire la moribonda
nel suo letto.
Tacete, disgraziato, non turbate gli ultimi
momenti di vostra madre! disse il sacerdote
a bassa voce.
Una parola villana gli rispose. E Achille
entr nella camera, si piant vicino al letto
della madre, e guard senza commozione quel
viso ove gi la morte metteva la sua impronta.
Due occhi velati si posarono su di lui.
Achille, avvicinati... voglio dirti una
cosa... mormor una voce appena percettibile.
Il ragazzo obbed, e la madre gli disse qualche
parola all'orecchio. Ma egli si rialz bruscamente:
Che c'? Le prediche, ora? Non vorresti
mica farmi credere al tuo buon Dio?... Preferisco
credere al signor Palot, il quale c'insegna
che dobbiamo seguire soltanto i consigli
della nostra ragione, e che tutte le storie dei
preti sono fandonie per abbindolare gl'imbecilli.
Achille! gemette l'ammalata.
Che cosa? Non c' mica bisogno che tu
mi faccia gli occhiacci! Se mi hai mandato
dal signor Palot, sar perch creda a quello
che ci racconta, no?
Non sapevo!... Ma dopo la vita c'...
Macch, non c' nulla! Si fa un capitombolo,
e chi s' visto s' visto.
C'. C'... Achille!
Tu ci credi? Ah, come ti raggirano bene!
Se ci fosse il babbo... Addio, sai! Io vado a
cercar Leonia che non vuol pi tornare, perch
 disgustata da tutta questa gente che hai
intorno.
E voltandole le spalle, se n'and, dopo aver
agguantato, nel passare, un'arancia che la signorina
Matilde aveva portato per inumidire
le labbra della moribonda.
Mio Dio, abbiate piet di loro! mormor
Ernestina.
Una crisi la prese... Quando il respiro le
fu un po' ritornato, ella fece segno ad Antonio
di avvicinarsi, poi alz verso la signorina Matilde
gli occhi che non vedevano gi quasi pi.
Vorrei... che questo... fosse salvato...
Faremo tutto il possibile per lui, mia povera
amica, disse con dolcezza la signorina
Dalrey. E tenteremo anche di salvare gli
altri.
Una pressione della mano la ringrazi... Poi
quella stessa mano si alz lentamente, si pos
sulla testa del bambino che Giustina aveva fatto
inginocchiare vicino al letto.
Antonio... il buon Dio... c'...
Una nuova crisi l'assal, e questa volta fu
l'ultima. Appoggiando le labbra sul Crocifisso
che la signorina Dalrey le porgeva, Ernestina
Baujoux rese l'ultimo respiro.
Le due buone cristiane, che erano state gli
angeli custodi della povera creatura, l'avvolsero
in un lenzuolo, poi Giustina condusse via
il piccolo Antonio, che piangeva guardando
sua madre.
Bisogner cercare di mettere a posto convenientemente
il piccino, pensava la signorina
Matilde tornando verso la Bercire. 
buono e potr forse non diventare un cattivo
soggetto come quei due altri poveri disgraziati.
Ma se il padre verr assolto, conserver i suoi
diritti su di lui, e rifiuter forse di lasciarcelo?
Insomma, confidiamo nella Provvidenza, e
aiutiamola soltanto con le nostre preghiere e la
nostra buona volont!
Quella sera la signorina Matilde rest alzata
fino a notte inoltrata per certe accomodature
urgenti e anche per rispondere a Raimonda,
che i suoi amici di Salvicourt volevano trattenere
ancora.
Sono ogni giorno pi gentili, scriveva la
ragazzina. Sapete che la signora di Montanes
e Alviero mi hanno detto che faranno restaurare
completamente il padiglione e accomodare
il giardino in modo che sia meno umido?
Poi, invece di quel vecchio muro malinconico
che lo separa dalla strada, metteranno una
cancellata dove potremo far arrampicare i
fiori. E stato Alviero che ha avuto tutte queste
idee: l'ho ringraziato tanto, potete immaginarlo!
La casa sar cos meno malsana, e
ne sar ben contenta, specialmente a causa
della mamma. Stamattina, la signora di Montanes
mi ha detto che non mi lascer andar via
prima di otto giorni almeno. Io mi diverto
molto e voglio bene a tutti, ma la mamma e
tu, zia diletta, mi mancate tanto!
Resta ancora otto giorni, piccina mia, le
rispose la signorina Matilde. Stai certo meglio
all'aria buona che nella nostra casina buia.
Tua madre ed io ce la caviamo benissimo tutte
e due, e bench sentiamo molto anche noi la
tua mancanza, piccina cara, siamo felici che
tu ti diverta un poco ...
La signorina Matilde giunta a questo punto,
rest con la penna in aria: le era parso di
sentir aprire una porta al pianterreno.
No, era un' illusione, mormor, dopo
aver ascoltato un momento.
E si rimise a scrivere... Ma una vaga inquietudine
permaneva nel suo animo.
Fin con alzarsi e si avvicin alla finestra.
La luna, gi quasi piena, illuminava il giardino.
Dal punto dove si trovava la finestra della
signorina Matilde, una radura degli alberi permetteva
di scorgere la casa padronale...
E ad un tratto la signorina Matilde lasci
sfuggire un'esclamazione: laggi, nel viale che
conduceva alla casa, si moveva un'ombra di
donna...
Mossa da un impulso subitaneo, ella si slanci
fuori dalla camera e discese. Alla prima
occhiata vide che la porta della camera di sua
cognata, la quale dormiva al pianterreno, era
aperta e che quella del vestibolo, che dava sul
giardino, era solamente accostata.
 lei!... Ma che cosa va a fare laggi?
Angosciata, si slanci fuori. Sul suolo erboso
i passi erano attutiti... In fondo la figura
femminile si dirigeva verso la porta principale,
di cui la signora di Montanes aveva consegnato
una chiave alla signora Dalrey dicendole:
Cos, potrete fare quando vorrete le ricerche
necessarie.
La signorina Matilde affrett il passo. Ma
quando arriv alla casa, sua cognata era gi
sparita nell'interno. Per fortuna, anche l, ella
aveva solamente accostato la porta. La signorina
Matilde entr e s'inoltr nel vestibolo rischiarato
da un raggio di luna...
Un grido di terrore rison a un tratto al
primo piano... poi la caduta di un corpo...
un rumore di passi...
Sulla scala apparve un uomo, che scese con
una rapidit incredibile gli scalini e disparve
da una porta aperta in fondo al vestibolo. Per
qualche secondo la signorina Matilde rimase
come impietrita; poi, facendosi forza, si slanci
su per la scala. Sul pianerottolo una porta
era aperta. Era la camera del defunto signor
d'Erquoy. In mezzo alla stanza, la signora
Dalrey era distesa per terra, inanimata.
Chinandosi su lei, la signorina Matilde mand
un grido di raccapriccio: sul collo della
cognata si vedevano le impronte di cinque dita.
Fortunatamente il misterioso delinquente
non aveva stretto troppo. La sua vittima viveva
ancora e la signorina Matilde, tanto pratica
nel curare i malati, non tard a farla ritornare
in s.
Ritornare in s?... Ohim! Si poteva dir
cos, vedendo lo sguardo smarrito e pieno di
terrore che scrutava tutti gli angoli della camera,
vicina a quella del defunto, dove la signorina
Matilde era riuscita a trasportare la
cognata?
Mio Dio, non sar mica pazza? ella pensava
con terrore.
A forza di sonare il campanello, ella riusc
a far alzare Giuliano, che dormiva in una stanzetta
del pianterreno e che non aveva udito
niente. Ella lo mand ad avvertire il medico
ed il commissario di polizia, poi condusse fuori
da quella casa nefasta la signora Dalrey, che
tremava convulsamente e si aggrappava a lei
senza pronunziare una parola.
Eh! Eh! mormor il dottor Balmier,
quando, entrando nel padiglione un quarto
d'ora dopo, incontr lo sguardo incosciente e
stravolto che lo fissava.
Egli visit accuratamente la malata, segn
qualche prescrizione, poi usc dalla camera facendo
segno alla signorina Dalrey di seguirlo.
Ha avuto una scossa tremenda quella povera
signora!... E nello stato di nervi in cui
si trovava da qualche tempo...
Ma, dottore... forse... ella potrebbe impazzire?
Ma!... Spero di farla guarire... ma ci
vorr del tempo, molte cure... e soprattutto
portarla via da questa casa.
... Due righe scritte in fretta dalla signorina
Matilde il giorno dopo informarono Raimonda
della disgrazia che la colpiva. La signora di
Montanes fece immediatamente attaccare, ed
ella e suo figlio accompagnarono la povera
piccina il cui dolore faceva pena a vedere.
Sua madre non la riconobbe e la respinse
con un gesto impaziente quando ella volle abbracciarla.
Lo stato della povera donna non
era peggiorato, ma non era neanche migliorato.
Il tremito persisteva ed il mutismo pure.
Ma, un po' per volta, il terrore scomparve dal
suo sguardo ove rimase soltanto l'incoscienza.
Il malfattore non era stato trovato. Le tracce
del suo passaggio erano una porta di servizio
lasciata aperta e un pannello di legno smosso
nella camera del defunto.
Qualcuno avrebbe dunque avuto sentore
dell'ultima parte del testamento? disse la
signora di Montanes quando la signorina Matilde
le raccont quel particolare. Ci che
mi dite sembra provarlo.
Lo temo davvero. Ma come?... Da chi?
Ecco quel che bisognerebbe sapere. Non
dubito dei notari, che hanno l'obbligo del segreto
professionale... Resta Paolo d'Erquoy.
Ma egli  di carattere molto chiuso e del resto
non sarebbe nel suo interesse parlare.
Il signor d'Erquoy poteva aver parlato
con qualcuno di quella clausola del testamento?
intervenne il conte.
Non  impossibile... In ogni caso, questo
segreto, ora che si trova nelle mani della
Giustizia, verr divulgato. Noi non saremo pi
affatto sicure qui, perch i malandrini si metteranno
alla ricerca di quel problematico tesoro,
che io temo sia soltanto una mistificazione.
Del resto, in tutte le maniere, dovremmo
lasciare questa casa, perch il dottore crede
che sia necessario allontanare al pi presto
mia cognata da questa fatale Bercire. Cercher
un appartamentino, un po' fuori di citt,
per pagare meno di pigione.
La contessa e suo figlio si scambiarono uno
sguardo... e la signora di Montanes chinandosi
un po' prese la mano della signorina Matilde.
Ditemi, cara signorina, vi dispiacerebbe
molto abitare tutto l'anno in campagna?
Oh, affatto!... E il dottor Balmier dice
anzi che sarebbe la cosa migliore per Daniela.
Allora posso proporvi un accomodamento.
Noi abbiamo, nel parco di Salvicourt, un
piccolo padiglione, un tempo abitato da un vecchio
zio di mio marito, molto amante della
solitudine. Dopo la morte di lui,  rimasto
vuoto: volete venirci?
Come siete buona, signora! Ma sarebbe
troppo abusare, veramente...
Voi ci farete, invece, un grandissimo piacere!
esclam Alviero con impeto. Saremmo
tanto felici di avervi vicine durante
l'estate!
Ma bisognerebbe che sapessi le condizioni.
Come, le condizioni? Il signor d'Erquoy,
nel suo testamento, mi d l'obbligo di conservarvi
il vostro alloggio nel padiglione della
Bercire e siccome questo  diventato inabitabile,
io vi offro in compenso quello di Salvicourt.
 chiarissimo, mi pare, e non c' da
parlare di condizioni!
Avete proprio risposta a tutto! disse
la signorina Matilde con un sorriso commosso.
Lasciateci almeno pagare un piccolo affitto!
Niente, niente, non accetteremo niente!
disse Alviero con forza. Non ci mancherebbe
altro, dopo che ho gi sacrificato vostra
nipote, molto involontariamente, ve l'assicuro!
Davanti alla cortese bont della madre e del
figlio, la signorina Matilde fu costretta a cedere.
Fu fissato che fra qualche giorno essa si
sarebbe trasferita insieme con la cognata e la
nipote, al padiglione della Sorgente. E siccome
questo era ammobiliato, le signore Dalrey
avrebbero lasciato la loro mobilia nella vecchia
casa, dove una vicina sarebbe andata ogni
tanto a dar aria e a far pulizia.
Dopo aver cos tutto sistemato, la contessa
e suo figlio si congedarono, lasciando la signorina
Dalrey piena di riconoscenza verso la
Provvidenza che le riserbava, nella sua dolorosa
prova, amicizie cos utili e sicure.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
La signorina Matilde aveva un po' di timore che sua cognata facesse qualche difficolt per
lasciare la Bercire, ma tutto and invece benissimo.
Una mattina ella sal, con la signorina
Matilde e Raimonda nella carrozza mandata
dalla signora di Montanes, e si lasci
condurre via senza far nessuna domanda. La
volont come la parola sembravano ora abolite
in quella donna per il passato cos autoritaria.
Il padiglione della Sorgente, molto grazioso,
situato in una posizione sanissima e ammobiliato
con tutte le comodit, piacque moltissimo
alle nuove abitatrici, che ringraziarono di nuovo i loro ospiti.
Che differenza con la Bercire! diceva
cento volte al giorno Raimonda, contemplando
il vasto orizzonte che si scorgeva dalla
graziosa casetta posta in un punto elevato del parco.
La signora Dalrey non aveva manifestato
nessuna maraviglia vedendosi trasportata col;
rimaneva tutto il giorno seduta nella stanza da
pranzo, rifiutando di muoversi, di uscire, sia
pure nel parco, e lavorando macchinalmente
ad un eterno ricamo. Ora, riuscivano a strapparle
qualche monosillabo, ma l'intelligenza
non riappariva nel suo sguardo.
La signorina Matilde, pur trovandosi benissimo
a Salvicourt, provava un grande rimpianto
per essere stata costretta a lasciare i
suoi poveri di Palerville, che ora non avrebbe
pi riveduto che di tanto in tanto, quando, per
qualche affare, fosse dovuta andare alla cittadina.
Come ci parr triste non vedervi pi trotterellare
nel nostro quartiere, signorina Dalrey!
le aveva detto Giustina. Ma verremo
qualche volta a trovarvi la domenica.
Sar una passeggiata un po' lunga... ma alla
peggio se saremo stanche, il babbo ci pagher il treno.
La brava donna aveva sempre con s il piccolo
Baujoux, attendendo la sentenza nel processo
d'Isidoro per sapere quello che sarebbe
possibile di fare a suo riguardo. Leonia dormiva
dalla mamma di una delle sue compagne
di fabbrica, e un cugino d'Ernestina aveva
preso con s Achille. I pochi miseri mobili dei
Baujoux erano stati venduti dal padrone di
casa che avanzava parecchi mesi di affitto, e
gi i nuovi inquilini vi si erano stabiliti al loro posto.
L'istruttoria relativa al delitto della Bercire
non aveva potuto scoprire nessun indizio: Baujoux
negava sempre di aver avuto l'idea di
quel delitto, ma non poteva, o non voleva dare
nessuna spiegazione sulla sua presenza nella
camera della vittima, con un coltello insanguinato accanto.
La certezza dell'esistenza di un complice,
istigatore e forse anche vero autore del delitto
che aveva cercato di addossare su Baujoux,
abbrutito dall'alcoolismo, si radicava sempre
pi nella mente dei magistrati e del pubblico,
specialmente dopo l'avvenimento di cui era
stata vittima la signora Dalrey. Quel misterioso
malfattore poteva essere benissimo lo
stesso assassino del signor d'Erquoy: soltanto
che cosa veniva a cercare ancora? Forse il
tesoro nascosto dal defunto?... In questo caso,
chi dunque l'aveva informato?
Durante il processo, fu interrogata ancora la
signorina Dalrey, la quale non pot che ripetere
quello che aveva gi detto al giudice istruttore,
cio che non conosceva alcun indizio che
potesse mettere sulle tracce del complice di
Baujoux. Fu citato anche Paolo d'Erquoy, il
quale avrebbe dovuto lasciare la Francia proprio
in quei giorni. Tra le persone che egli
frequentava, si mormorava che fosse pieno di
debiti e che alcuni pezzi grossi della politica
gli avrebbero procurato una posizione redditizia
nelle Colonie. Con la voce resa irriconoscibile
da un forte raffreddore, egli dichiar
al Tribunale che aveva sempre ignorato tutte
le intenzioni dello zio, il quale lo trattava come
un estraneo e non gli diceva mai una parola
dei propri affari, n dei rapporti che poteva
avere con questo o con quello. In quanto poi
ad aver parlato con chicchessia dell'ultima
clausola del testamento, egli se ne sarebbe
ben guardato, perch avrebbe danneggiato se
stesso prima di ogni altro, ammettendo che
quella ricchezza esistesse, cosa che egli, riflettendoci, dubitava sempre pi.
Secondo ogni apparenza, il complice di Baujoux
sembrava dunque l'autore principale del
delitto; ma la partecipazione d'Isidoro sembr
evidente ai giurati, che lo condannarono a vent'anni di lavori forzati.
Dal giorno della sua prigionia, Baujoux, essendo
stato privato di ogni bevanda alcoolica
di cui faceva di solito un si grande uso, era
diventato pi docile e calmo, ma serbava nel
viso devastato un'espressione inebetita. Ascoltando
la sentenza del Tribunale, egli si mise a piangere:
Non sono stato io!... Non sono stato io! egli balbett.
Poi, subito dopo, passandosi una mano sulla fronte, disse con voce strana: S... forse... non lo so...
Uscendo dall'udienza Paolo d'Erquoy si avvicin
alla signorina Dalrey, che era accompagnata da Alviero di Montanes, e le chiese notizie
di sua cugina, della quale aveva saputo
recentemente la triste condizione.
Sapete, signorina, io credo sia meglio
rinunziare alla ricerca di quel milione, che
forse non esisteva che nella fantasia del signor
d'Erquoy, egli concluse. E, ammettendo
pure che esista,  preferibile, invece di fissarsi
su una vana ricerca, lavorare per conquistare
un patrimonio, piuttosto che aspettarlo da quell'ipotetica scoperta.
Egli rifiut l'offerta che la signorina Matilde
gli faceva, senza troppo slancio, del resto, di
andare a trovare sua cugina, dicendo che gli
farebbe troppa pena ritrovarla cos, ma che
piegava la signorina Dalrey di tenerlo informato
se fosse avvenuto qualche miglioramento.
La domenica dopo la condanna di Baujoux,
la signorina Matilde, che leggeva accanto alla
cognata, inattiva, vide apparire tutta quanta
la famiglia Plautin, con in pi il piccolo Antonio.
Fu un coro di rimpianti quando seppero
che Raimonda era in quel momento al castello,
dove era stata a colazione. Ma dopo poco la
videro giungere, insieme con Francesca e Alviero,
che avevano voluto accompagnarla per
fare una visita alla signorina Matilde. Si sedettero
tutti in circolo davanti alla casetta,
accanto alla porta a vetri aperta della stanza
da pranzo, vicino alla quale si trovava la signora
Dalrey. E discussero quello che avrebbero
dovuto fare per Tonino.
Se restasse buono cos, lo terremmo noi
insieme coi nostri, disse Giustina. Ma,
ho troppa paura che i due maggiori vengano
a dargli cattivi consigli.
No, tu non puoi far ci, disse Andrea
Plautin. Hai gi troppo da fare con i tuoi ragazzi.
Ma no, non mica poi tanto! rispose
ella con uno sguardo di compiacenza verso i
componenti della sua famigliola, seduti compostamente
un po' pi lontano. E vorrei proprio
che quel povero ragazzo non diventasse
un buono a nulla come gli altri.
In ogni modo, mia buona Giustina, sarebbe
un gran peso per voi, osserv la signorina
Matilde. E poi il piccino sembra di
salute delicata. Avrei preferito, se fosse stato
possibile, vederlo stabilito in campagna.
Alviero, che fino allora aveva ascoltato in
silenzio, disse ad un tratto:
E allora, mettetelo a pensione da Jacquet,
uno dei nostri contadini. Sua moglie e
lui sono bravissime persone, che lo educheranno
bene... E per le spese, me ne incaricher io con piacere.
Come siete buono! fece la signorina
Matilde con riconoscenza. Sarebbe, mi sembra,
la migliore soluzione per il bambino...
Ma i Jacquet lo accetteranno?
Non ne dubito affatto. Del resto, potrete
andare a trovarli, signorina, e giudicherete da
voi come sono. Li abbiamo come contadini ormai
da venti anni, e non possiamo dirne altro
che bene, sotto tutti i rispetti.
Ander subito domani, allora... Sarai
contento, Antonio, di stare in campagna?
Non lo so, mormor il piccino che pareva
un po' intimidito.
Vieni qui a ringraziare il signor di Montanes,
che vuol prendersi cura di te.
Tonino si alz e si avvicin a piccoli passi.
Raimonda lo prese per un braccio mentre passava,
e con l'altra mano gli tolse il berretto.
Ah, fate bene, signorina Raimonda!
disse Giustina. Nessuno gli ha mai insegnato
l'educazione a questo bambino, e lui non sa che
cosa sia... Pare che in casa sua gl'insegnassero
che bisognava essere pi ignoranti che
fosse possibile, specialmente con i borghesi.
E voi vorreste incaricarvi d'insegnargli
l'educazione, Raimonda? domand Alviero ridendo.
Lo farei volentieri, se avessi tempo!
sospir la fanciulla. Ma dovr fra poco riprendere
gli studi e non vedr pi quel piccino...
Ringrazia il signor Alviero, Antonio.
Un grazie un po' incerto usc dalle labbra
del fanciullo, i cui occhi azzurri, vivaci e intelligenti,
fissavano con attenzione il viso sorridente del giovane conte.
Alviero gli dette uno schiaffettino affettuoso,
e poi si alz, dicendo:
Propongo a tutti questi ragazzi di giocare
a nascondino, e poi andremo a far merenda al castello.
Oh, che buona idea!... esclam Raimonda.
Come siete gentile, Alviero!
Ella gli aveva preso il braccio e alzava su di lui gli occhi splendenti.
Vi fa piacere, Raimonda? le chiese egli sorridendo. Allora  davvero una buona
idea... Sono proprio brava gente, quei Plautin, soggiunse a bassa voce, dirigendosi
insieme con la fanciulla verso un viale del
parco. E il genere di famiglia operaia come
dovrebbe essere... E, in fede mia, augurerei
a molte nostre conoscenze d'avere figliuoli cos ben educati!
I ragazzi Plautin dovevano ricordare per un
pezzo quel pomeriggio a Salvicourt. Francesca
e Alviero si mostrarono con loro molto semplici
e affabili, seguendo l'esempio della loro
madre, vera gran dama, sotto questo rapporto
come sotto tutti gli altri.
Alviero soprattutto possedeva il dono di affascinare
i suoi inferiori con la sua grazia cordiale,
che sapeva unire tanto bene alla riserva
impostagli dal suo rango, che nessuno dimenticava
mai i riguardi dovuti al contino.
 proprio un vero signore, il signor di
Montanes! disse Andrea Plautin alla moglie,
mentre s'incamminavano verso la piccola
stazione dove dovevano prendere il treno.
S,  un bravo giovanotto; bisognerebbe
che ce ne fossero molti come lui.
Non credi che sarebbe uno splendido partito
per la signorina Raimonda, quando avranno
l'et adatta, tutti e due? Pare che vadano
gi molto d'accordo perch, ho notato che
quando lei esprimeva un'opinione, il signor
Alviero si affrettava a condividerla.
Giustina scosse la testa.
 troppo ricco per lei, caro mio! Pensa
un po' ch'ella non avr nulla o quasi!
Che vuol dire?... Appunto perch egli 
ricco non si periter a sposare una donna povera!
Ah, lo credi proprio? Invece non succede
davvero cos fra la gente ricca. Quando hanno
denari, ne vogliono almeno altrettanti dall'altra
parte... Non voglio dire con questo che il
signor di Montanes abbia proprio queste idee,
ma insomma, avr da scegliere fra tante altre
fanciulle, che la signorina Raimonda...
Non ne trover mai una uguale! disse
Andrea con convinzione.
In questo, sono del tuo parere... Ma gli
uomini, son certi tipi!... concluse filosoficamente
Giustina.
Otto giorni dopo, il piccolo Antonio entrava
nel podere di Niettes. La cosa non era andata
tanto liscia: i contadini da principio avevano
rifiutato nettamente di prendere il figliuolo di
un forzato. Ma la benevola autorit della signora
di Montanes finalmente li persuase. La
vista del bambino, veramente carino e simpatico,
tolse loro gli ultimi scrupoli, ed essi promisero
di educarlo cristianamente, iniziandolo
anche al sano lavoro della terra, troppo spesso
abbandonato dalla generazione d'oggi.
...
.
...
PARTE SECONDA. VERSO LA LUCE.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Allora, a domani, Antonio?
A domani, va bene, signorina Raimonda...
E tante grazie.
Antonio Baujoux si rimise il cappello sui
capelli biondi tagliati a spazzola e and correndo
in direzione della casa colonica dove,
dopo la sua prima Comunione, attendeva alla
mansione di pastorello.
Non sarebbe stato facile riconoscere, in quel
robusto ragazzetto dal colorito abbronzato, il
pallido biondino di un tempo. Anche l'anima
si era sviluppata. Antonio era un buon ragazzino,
riconoscente, pio, non sempre di carattere
docile, ma che cedeva presto ai ragionamenti,
soprattutto quando gli venivano fatti
dalla signorina Matilde o da Raimonda.
La zia e la nipote non avevano mai tralasciato
di esercitare una sorveglianza morale
sul figlio della povera Ernestina; gli avevano
insegnato la dottrina cristiana, e con i loro
consigli e la loro dolce persuasione, avevano
molto concorso a formare quell'anima infantile.
Anche ora, in dati giorni della settimana, Raimonda
lo faceva venire per dargli un' istruzione
religiosa un po' pi estesa, allo scopo anche di
metterlo in condizione di rispondere a certe
obiezioni stupide, davanti alle quali molti cristiani
ignoranti restano disarmati, con gran
gioia dei loro avversari.
Quelle lezioncine avevano luogo nel padiglione
quando pioveva, oppure nel parco, come
in quel giorno, nel quale Raimonda, finita la
lezione, se ne andava, senza fretta, per il viale
ombroso e fresco.
Ella aveva compiuto diciott'anni da pochi
giorni e, come sua madre aveva previsto, era
diventata deliziosamente bella. Il nero morato
dei suoi bellissimi capelli faceva risaltare la
bianchezza rosea della carnagione, e sotto le
lunghe ciglia brune brillavano i grandi occhi
neri, molto espressivi, che rivelavano un'anima
tenera e forte nello stesso tempo.
Erano proprio quelle infatti le due caratteristiche
dell'indole di Raimonda Dalrey, indole
elevata che un'educazione ben compresa aveva
sviluppata, per farne la donna graziosa, seria
e profondamente cristiana che ella era divenuta.
In cinque minuti la fanciulla giunse al padiglione.
Sulla soglia della stanza da pranzo
la signorina Matilde, con una lettera in mano, l'attendeva.
 per te, mia cara,  di Francesca.
Ah! Finalmente!... Vediamo se mi annunzia il suo arrivo?
E Raimonda lesse ad alta voce: Spero che ci rivedremo presto, Raimonda
cara. La data della nostra partenza per Salvicourt
non  ancora fissata definitivamente, ma
in ogni modo vi saremo prima di quindici giorni.
Sar cos contenta di ritrovarvi, amica mia!
Vedete, nella mia esistenza mondana (a volte
mi sembra anche troppo mondana), non vi dimentico
mai, saggia Raimonda. Anzi, quando
mi vengono dei rimorsi, mi appare subito il
vostro caro viso serio, quasi severo. Voi mi
sgridereste molto, mi fareste qualche predicozzo,
e io farei tanti buoni propositi per l'anno
prossimo... Ecco, per me la cosa migliore sarebbe
di vivere tutto l'anno a Salvicourt, vicino
a voi, mia cara. La mia vita sarebbe pi seria,
e in compagnia vostra non rimpiangerei i divertimenti di Parigi.
E anche ora siamo stati sul punto di fare
soltanto una corta apparizione a Salvicourt,
nell'autunno! Ma siccome la mamma era un
po' esaurita, il dottore ha sconsigliato Dinard,
dove avremmo ritrovato troppe conoscenze
mondane, e l'ha invece molto incoraggiata a
venire a riposarsi a Salvicourt, con grande
gioia mia, perch credetelo, Raimonda, quell'esistenza alla fine stanca!
Spero che mia sorella e suo marito verranno
a passare un po' di tempo da noi. In
quanto ad Alviero, egli ha deciso di accompagnarci
quest'anno, ma conta di restare a Salvicourt
soltanto poco tempo. Alcuni amici lo
hanno invitato nell'Alto Adige, ma non so dove
ancora. Egli frequenta molto l'alta societ,
dove  ricercatissimo; sta mettendo su una
scuderia da corsa, ed  anche in trattative per
l'acquisto di un yacht. E sempre buono e gentile,
vedrete, e si rallegra anche lui all'idea
di ritrovare le nostre amiche di Salvicourt.
Nessun miglioramento ancora nelle condizioni
della vostra povera mamma? Avevamo
tante speranze che, a poco a poco, la guarigione sarebbe venuta!
Arrivederci a presto, cara amica. La mamma
unisce i pi affettuosi pensieri ai miei per
la signorina Dalrey e per voi, e Alviero m'incarica
dei suoi pi rispettosi ossequii.
Francesca di Montanes.
La rivedr finalmente la cara Francesca!
disse Raimonda con gioia. E quest'anno
sar per un po' di tempo, a quel che dice.
La signorina Matilde aveva corrugato un po' la fronte.
Non capisco, mormor poi con un movimento
un po' vivace delle spalle come donne
che si dicono cristiane, non possano, specialmente
nei tempi che attraversiamo, privarsi
di quei piaceri mondani!
Le piccole dita di Raimonda spiegazzarono
macchinalmente il foglio profumato, mentre il
suo sguardo serio e pensoso sembrava perdersi
nella profondit luminosa di un viale dolcemente
rischiarato dal sole che filtrava attraverso la volta verde.
A che cosa pensi? domand la signorina
Matilde posando una mano sul braccio
della nipote.
Penso, cara zia, che  profondamente triste
vedere un giovane, tanto ricco, buono e
intelligente, sciupare tutti questi doni di Dio
che potrebbero servirgli a fare tanto bene!
Pensi ad Alviero?
S, ad Alviero... Che bel compito avrebbe,
se volesse! Ma no, egli sar come tanti
altri, che non pensano che a divertirsi, e dimentica
che, per la sua stessa condizione sociale
e per le tradizioni della sua famiglia, dovrebbe
fare molto pi degli altri!
Un po' di sdegno faceva brillare i begli occhi
neri e infiammava le guance di Raimonda.
Piccola anima battagliera! disse la signorina
Matilde con un sorriso. Son certa
che se tu vedessi per un po' di tempo il signor
di Montanes, finiresti col dirgli il tuo modo di
pensare, non  vero?
Potrebbe darsi benissimo, zia, specialmente
se fosse gentile e semplice com'era una
volta. Ma sono ormai due anni che non l'abbiamo
visto, e sar forse cambiato, per quanto
dica Francesca... E del resto, non si tratterr
qui che qualche giorno... Ora, zia, se non
avete bisogno di me qui, posso andare a trovare
Marta e Alberta Marellier?
S, va'pure, cara, e di' tante cose da parte
mia a quelle signorine.
Raimonda entr nella stanza da pranzo e
depose un bacio sulla fronte della madre. Questa
alz verso di lei uno sguardo triste, senza
pronunziare una parola. Il suo stato non era
cambiato dopo l'incidente notturno della Bercire,
che nessun indizio era venuto a chiarire,
come del resto l'assassinio del signor d'Erquoy.
Il mistero continuava a gravare su quei
due fatti, che sembravano collegati fra loro.
Qualche minuto dopo, Raimonda, seguita
dal cane di Terranova che le aveva regalato
Francesca, e che le serviva da custode, s'incamminava
verso la fabbrica Marellier. Le figlie
del signor Marellier, due gemelle molto
carine, erano sue amiche d'infanzia e si ritrovavano
insieme diverse volte alla settimana,
sia alla fabbrica, sia al padiglione.
Raimonda corrug leggermente le sopracciglia
quando, giungendo nel giardino ben tenuto.
che precedeva la casa del signor Marellier,
vide seduto vicino a Marta e ad Alberta
un giovane dalla barbetta rossa, Carlo Marellier,
secondo figlio dell'industriale, che studiava
medicina a Parigi. Questi, bench fosse
anch'egli suo compagno d'infanzia, gli era diventato
antipatico per due ragioni: prima di
tutto perch l'anno precedente si era provato
a farle la corte, e poi perch si era accorta
ch'egli difendeva apertamente dottrine antireligiose
e di dubbia moralit. Ambizioso, avido
di piaceri, egli invidiava dentro di s tutti
quelli che si trovavano al disopra di lui per
rango, intelligenza o ricchezza, e confessava
cinicamente, fra amici, di non vedere nei suoi
futuri clienti che le brave bestie da scorticare,
per ritrarne pi denaro che fosse possibile.
Raimonda rispose quindi molto freddamente
alla sua accoglienza premurosissima. Bench
molto infatuato di se stesso, egli se ne accorse,
e si morse le labbra dal dispetto.
Vi do una buona notizia, disse Raimonda sedendosi vicino ad Alberta. La signora di Montanes e Francesca arriveranno presto e il conte Alviero probabilmente le accompagner. Ah, che bellezza! disse Marta. Avremo cos anche noi un po' di distrazioni... perch certamente, avranno degli ospiti, non  vero?
Non so; Francesca non me ne parla.
Oh, il signor di Montanes non si seppellir certo nella solitudine, non temete! disse
Carlo con ironia. E un giovanotto molto chic, molto mondano, che sta per diventare
uno degli eleganti dell'alta societ. Non credo che onorer per molto tempo Salvicourt con la sua presenza. Vi si annoier mortalmente dopo pochi giorni.
Tu lo hai visto quest'inverno,  vero? domand Alberta.
S, l'ho incontrato ad un'esposizione. Si
 mostrato abbastanza gentile, del resto, e mi
ha anche offerto di riaccompagnarmi a casa
in carrozza... Ma si d tante arie!
Raimonda trattenne il riso che le saliva alle
labbra. Se Alviero aveva acquistato questo difetto,
che una volta non possedeva, ella era
sicura in anticipo che Carlo Marellier lo avrebbe
sempre sorpassato, sotto questo riguardo.
Ella non si trattenne molto con le amiche:
la presenza di Carlo le era veramente sgradevole.
Ma appena Alberta e Marta proposero di
accompagnarla per un tratto di strada, anche
il giovane si affrett ad unirsi al terzetto, e
tutti e quattro s'inoltrarono nel vialetto ombroso
che conduceva dalla fabbrica alla strada provinciale.
Nel momento in cui stavano sboccando sulla
strada, incontrarono due giovani di diciassette
o diciotto anni, dal tipo di vagabondi, che li
squadrarono, passando, con uno sguardo cattivo.
Minosse, il Terranova, ringhi rabbiosamente
lanciando verso di loro un'occhiata di diffidenza.
 Achille Baujoux, vero?... domand Raimonda ad Alberta.
S,  proprio lui e un altro ragazzo che
il babbo  stato costretto a licenziare ugualmente,
l'anno scorso. Sono due fannulloni, due
tipacci.
E girano sempre intorno alla fabbrica,
aggiunse Marta. Forse meditano qualche
brutto tiro.
O piuttosto cercano di sobillare i lavoratori.
Il capo operaio diceva ieri al babbo
che lo spirito degli operai non era pi lo stesso
da qualche mese a questa parte.
Baujoux?... E il figlio dell'assassino del
signor d'Erquoy? domand Carlo.
S, il figlio maggiore... E anche la figlia
 diventata una poco di buono, che il babbo
ha dovuto licenziare tre anni fa.
Prodotti di questa nuova educazione,
soggiunse Raimonda.
Ella aveva lo spirito un po' battagliero e non
si peritava a discutere con Carlo, dichiarando,
come conclusione di queste scaramucce:
Del resto voi siete convinto come sono
io di tutto quel che vi dico.
Ma questa volta, egli non accett la sfida, e
si content di rispondere con un sorriso beffardo:
Che volete?... I funghi velenosi crescono
dappertutto!
Raimonda dovette farsi forza per non rispondere:
Me ne accorgo!.
La signorina Matilde aveva la consuetudine
di recarsi una volta al mese a Palerville per
dare un'occhiata alla Bercire e per far visita
alle sue conoscenze e ai suoi poveri. Raimonda
l'accompagnava raramente, perch non voleva
lasciar sola la madre con una servetta giovanissima...
Cosicch, quella mattina, ella si affrettava
ritornando dal paese, dove era stata
a fare una gita indispensabile, perch sapeva
che la zia doveva gi aver preso il treno per
Palerville, da dove non sarebbe tornata che
per la cena.
Faceva un caldo terribile, opprimente; ma
la fanciulla camminava con coraggio, seguita
dal Terranova che aveva la lingua fuori.
Attento, Minosse, sento un'automobile!
ella disse ad un tratto.
E subito, dietro a lei, apparve la vettura.
Macchinalmente, quando questa le pass vicino
ad andatura pi lenta, Raimonda alz gli occhi...
Due esclamazioni di gioia risonarono...
E colui che guidava strinse i freni, mentre la
signorina, seduta dietro, apriva lo sportello
e saltava nella strada...
Che bell'incontro, Raimonda mia!... Ma
s, son proprio io, Francesca! Eppure mi si
riconosce facilmente; non sono come Alviero,
che porta quell'orribile maschera!...
E cos dicendo salt al collo di Raimonda,
un po' stordita, mentre Alviero, togliendosi in
fretta gli occhiali e il berretto, scendeva anche
lui, e s'inchinava davanti alla signorina Dalrey.
Che bella sorpresa!... Come sono contenta, mia cara Francesca! E voi arrivate cos senza avvertire nessuno?
I begli occhi bruni brillavano di gioia, e la piccola bocca sorrideva... Uno sguardo di gioiosa maraviglia avvolse la fanciulla, mentre Alviero stringeva a lungo la mano che gli veniva tesa.
Nessuno assolutamente! Siete la prima a sapere del nostro arrivo, Raimonda. La povera
Alina sar disperata perch non ci aspettava
che fra cinque o sei giorni. Ma  stata un'idea improvvisa di Alviero: Se partissimo noi due in automobile, Francesca?.
E Francesca ha detto subito di s, aggiunse Alviero sorridendo. Era pazza di
gioia all'idea di vedervi qualche giorno prima,
Raimonda... Perch, mi permettete, vero, di
continuare a chiamarvi semplicemente cos, come una volta?
Certo, lo permetto, Alviero. Siamo vecchi amici, ella rispose con spontaneit, felice
di ritrovarlo, almeno in apparenza, come prima, semplice, gentile e con la stessa franchezza e la stessa bont nello sguardo.
Tornavate a casa? chiese Francesca.
Ed allora vi accompagneremo... Oh, non vogliamo rifiuti! Guarda, Alviero, che caldo ha, povera Raimonda!
Presto, salite, Raimonda, si soffoca sotto questo sole coperto!... Marcellino, guidate voi, io salgo dentro, aggiunse Alviero rivolgendosi all'autista.
Durante il breve tragitto fratello e sorella domandarono premurosamente notizie della
signora Dalrey e della signorina Matilde...
Quando l'automobile si ferm davanti al padiglione, Raimonda propose: Se osassi chiedervi di venire a dividere il nostro modestissimo desinare? Alina, probabilmente, non avr molto di pi da offrirvi...
Cara, con un po' di pan secco e la vostra
presenza, saremo soddisfatti! esclam Francesca.
Ma soprattutto, non fate niente di
pi per noi! Promettetecelo!... Altrimenti...
Prometto, Francesca!... rispose Raimonda
ridendo. Ma prendetevela soltanto
con voi stessi, se patirete la fame.
State tranquilla, non vi faremo alcun rimprovero,
Raimonda... Spicciamoci ad andare
a cambiar abito, Francesca, per non far ritardare
la colazione.
E, salutando con un sorriso Raimonda, Alviero
risal in macchina, da dove era sceso per
aiutare la fanciulla.
Raimonda entr tutta allegra nella stanza
da pranzo luminosa e gaia, dove la madre passava
la maggior parte della sua vita. La signora
Dalrey alz su lei lo sguardo indifferente,
e la fanciulla, carezzandola, le disse:
Mamma, abbiamo gente a colazione, oggi.
Alviero di Montanes e sua sorella Francesca...
Vi ricordate di Alviero,  vero, mamma?
Alviero?... No, mormor la signora
Dalrey.
Raimonda sospir. Lo stato della madre era
la grande spina della sua vita... Eppure il
dottor Balmier e l'alienista chiamato a consulto
non avevano mai detto ch'ella fosse incurabile;
poteva darsi, essi dicevano, che un
avvenimento imprevisto provocasse la commozione
necessaria per risvegliare quell'intelligenza
addormentata.
Quando le signore Dalrey si erano trasferite
al padiglione della Sorgente, la signora di Montanes
aveva fatto disporre intorno ad esso alcune
aiuole che il giardiniere del castello aveva
ordine di mantenere e di guarnire di fiori. Raimonda
and a cogliere le pi belle rose e le
accomod con gusto in un vaso col quale orn
la tavola dopo aver apparecchiato con la solita
semplicit.
I suoi amici non avrebbero trovato tutte le
raffinatezze del lusso e del comfort al quale
erano abituati, ma se il loro cuore era sempre
lo stesso di una volta, si sarebbero contentati
della buona volont della loro giovane
ospite.
Fu una colazione piacevole. Alviero l'anim
col suo brio e riusc perfino, in certi momenti,
a risvegliare una specie di bagliore in fondo
alle pupille senza vita della signora Dalrey.
Egli era veramente piacente, snello, elegante,
dotato di un'estrema distinzione e di uno sguardo
straordinariamente espressivo. Ma, Raimonda
non scopr in lui, neanche per un
istante, un atomo di quelle arie di cui aveva
parlato Carlo Marellier. Questi le aveva senza
dubbio confuse con l'aristocratica disinvoltura
di modi che il signor di Montanes possedeva
al pi alto grado.
Quando ella parl della presenza dello studente
di medicina alla fabbrica, Alviero fece
una smorfia espressiva.
Ah! E qui? Tanto peggio, perch mi 
proprio antipatico. Suo fratello maggiore  un
buon ragazzo, e le sue sorelle sono molto carine,
ma lui...! Le nostre idee sono talmente
agli antipodi che, se ci vedessimo spesso, non
potremmo fare a meno di discutere.
Non ne avrai l'occasione, giacch vuoi
lasciarci tanto presto, cattivo! disse Francesca
in tono di rimprovero. Raimonda, non
potreste persuaderlo a dedicarci almeno un mese?
Non sarebbe mica troppo, dopo aver abbandonato
Salvicourt per tanto tempo, Alviero!
Il contadino di Riettes mi diceva ieri:  finita, ora il signor conte non si far pi vedere...  vero, dite?
Egli sorrise, prendendo la mano della fanciulla, seduta accanto a lui.
Ma no. Sono sempre molto affezionato a Salvicourt, e ci torner... Ma mi sono quasi impegnato con un mio amico, proprietario di un antico castello storico nell'Alto Adige.
Quasi?... Allora non  una cosa sicura, e spero che gl'incanti di Salvicourt vi tratterranno, nonostante tutto.
Forse! mormor Alviero, sorridendo sotto i baffetti biondi.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Mamma Jacquet, c' il signor conte che domanda di Antonio.
Digli che vengo subito, Celestina... Un minuto, un minuto soltanto, il tempo di lavarmi le mani...
E Melania Jacquet, lasciando la spianatoia dove stava impastando una torta per la festa del paese, and verso la cannella posta in un angolo della stanza.
Ma una figura maschile s'inquadr nel vano della porta e la voce di Alviero disse allegramente: Fate complimenti con me, mamma Jacquet?
Continuate subito ad impastare, e non dimenticate che voglio assaggiare i vostri eccellenti dolci, come una volta.
Diamine, ci sar sempre la parte per il castello!... Ma, accomodatevi, signor conte!...
Vedete, non posso neanche prendere una sedia per offrirvela.
Oh,  inutile! Venivo soltanto a vedere, passando, se c'era il piccolo Baujoux.
No, signor conte,  nel prato di Catou, a guardare i montoni. Ma lo mando a chiamare...
No, no, ander fin l facendo una passeggiata...
La signorina Raimonda mi ha detto che  un buon ragazzo,  vero?
Molto buono, bench qualche volta sia
un po' difficile. Ma non si pu essere perfetti,
si sa. E quando si pensa che furfanti son diventati
suo fratello e sua sorella!...
Gi, pare che non siano niente di buono.
Le signorine Dalrey me ne hanno parlato...
E ho avuto la curiosit di vedere com'era diventato
il terzo con un'educazione differente.
Ah, quelle signorine mi hanno tanto aiutato
per educarlo, bisogna dirlo, signor conte!
Son anime di Dio, quelle... E anche ora, la
signorina Raimonda s'incomoda due volte la
settimana, per istruirlo come si deve nella religione...
Oggi,  uno di quei giorni, per l'appunto.
Pu darsi ch'ella sia andata a trovarlo
al prato di Catou, come fa qualche volta.
Ah, davvero? Ebbene, arrivederci, mamma
Jacquet; voglio arrivare passo passo fin
l, per vedere il piccolo Antonio. Tanti saluti
a vostro marito da parte mia.
Quando fu uscito, la donna si avvicin alla
finestra e si sporse per guardarlo mentre si
allontanava.
Com' bello, il nostro padroncino!...
ella mormor con un sorriso di soddisfazione.
Ma ho l'idea che non sia soltanto per trovare
Tonino, ch'egli se ne va fino al prato di
Catou. Perbacco, la signorina Raimonda 
tanto graziosa, e una volta andavano molto
d'accordo.
Il conte Alviero, col suo passo elastico e
svelto da sportman, arriv ben presto al prato
indicatogli, che si stendeva in una stretta striscia
lungo il fiume. Alberi di folto fogliame si
chinavano sulla riva, tuffando i rami bassi nell'acqua
limpida, agitata in quel punto da un
leggero risucchio. Sotto uno di essi un rialzo
di terreno, ricoperto d'erba, formava una specie
di sedile e proprio in quel punto Raimonda
stava seduta, con Antonio vicino a s.
Quella mattina, ella era vestita di un abito
di batista rosa pallido, il cui scollo un po' aperto
lasciava vedere il collo elegante. Sotto l'ombra
del modesto cappello di paglia, il suo profilo
si delineava, delicatissimo... E Alviero,
affascinato, si ferm un po' distante per contemplarla.
La sua voce dal timbro armonioso giungeva
fino a lui; con un libro in mano ella spiegava
ad Antonio, attentissimo, un brano della storia
della Chiesa.
Il ragazzo alz ad un tratto la testa e scorse
il signor di Montanes.
Signorina, c' il signor conte! disse
a bassa voce.
Alviero, vedendosi scoperto, s'avanz in fretta,
col cappello in mano.
Perdonate la mia indiscrezione! Venivo
per veder Antonio, e ho nello stesso tempo il
piacere di trovarvi qui, Raimonda.
Un leggero rossore era salito alle guance
della fanciulla, che gli tese la mano, dicendo
con un sorriso:
Gi, gli do qualche lezione d'istruzione
religiosa. Noi non vogliamo che Tonino sia
uno di quei cristiani ignoranti come ce ne sono
anche troppi nel nostro povero paese.
Mi permettete di ascoltare la vostra lezione?
Mi ricorder cos gl'insegnamenti del
buon abate Laroue, il mio precettore.
Sia, accetto questo nuovo scolaro. Accomodatevi,
Alviero, rispose Raimonda, indicandogli
il posto accanto a s occupato poco
prima da Antonio.
Il signor di Montanes si sedette e rivolse
qualche domanda amichevole al ragazzetto.
Poi, dietro suo invito, Raimonda continu la
spiegazione cominciata poco prima.
Quando la lezione fissata per quel giorno
fu terminata, la fanciulla chiuse il libro, dicendo:
Basta per oggi, Tonino. Saluta il signor
di Montanes e ritorna dai tuoi montoni... Ma,
ti fa male la testa? Sei molto rosso.
Un po', s, signorina.
La mano delicata di Raimonda si pos sulla
fronte del fanciullo.
La testa non brucia, e non sar niente.
Mettiti all'ombra e rientrando in casa domanda
a mamma Jacquet di prepararti un decotto.
Quando Antonio si fu allontanato, dopo aver
salutato molto educatamente, ella soggiunse
rivolgendosi ad Alviero:
Si  molto irrobustito, ma ha ancora bisogno
di riguardi. Restando in citt, avrebbe
avuto una ben misera salute, povero piccino!
Io ammiro, Raimonda, come sapete mettervi
alla portata di quella modesta intelligenza.
 un dono che avete!
Sembra... E non vi siete annoiato, Alviero?
Vi avrei ascoltata tutto il giorno, Raimonda!
Ella ebbe un leggero scoppio di risa.
Se vi prendessi in parola, dite?
Fate pure, Raimonda! Mi proclamo vostro
scolaro docilissimo, vedrete.
Uhm, docile!... Non eravate mica tanto
paziente una volta, Alviero.
Con voi, s... Ricordatevi...
E ambedue cominciarono a rievocare i ricordi
degli anni felici dell'adolescenza...
Vi ricordate della morte del vostro povero
cane Poldo? E l'unica volta che vi ho visto le
lacrime agli occhi, Alviero.
Povero Poldo! S, fu un gran dispiacere
per me... Ma quelle lacrime erano causate soprattutto
dalla vista delle vostre, Raimonda.
Ella arross un po' sotto lo sguardo commosso
che si posava su di lei.
Ho sempre avuto il cuore sensibile per
le bestie...
Non soltanto per le bestie, fortunatamente.
Siamo qui soltanto da due giorni e ci
 giunto gi all'orecchio che una fatina caritatevole
visita i poveri e i malati dei dintorni...
Egli s'interruppe, vedendola arrossire.
Via, lasciamo questo argomento; vedo
che la vostra modestia ne soffre... Ditemi un
po': avete avuto qualche notizia da Paolo d'Erquoy?
Scrisse due volte a mia zia, nei primi
tempi del suo soggiorno nel Tonchino. Ma da
allora non ne abbiamo pi sentito parlare.
Un mio amico, durante un viaggio laggi,
ha avuto occasione di vederlo. Pare che
abbia una bellissima posizione e che faccia una
gran vita, tanto che dicono sia pieno di debiti.
Com' facile immaginare, le sue opinioni, se
pur si possono chiamare opinioni, sono sempre
pi avanzate.
Come sono tristi tutte queste diserzioni!
mormor pensosamente Raimonda. Se
almeno le persone oneste sapessero unirsi, sacrificarsi!
La mano di Alviero si pos sulla sua, e le
pupille dorate del giovanotto si fissarono nei
suoi occhi...
Pensavate a me, dicendo questo, Raimonda?
Ella arross un poco, ma rispose francamente:
S, Alviero, pensavo a voi.
E mi biasimate di non pensare che ai
divertimenti?
Oh, s, vi biasimo!
La risposta era uscita spontanea dalla bocca,
o meglio, dal cuore di Raimonda... Le bionde
sopracciglia di Alviero si corrugarono un
po', mentre egli si mordeva nervosamente il
labbro.
Grazie di questa sincerit! disse poi,
con un tono misto d'ironia e di dispetto.
Non ci sono abituato e mi fa un po' impressione.
Ella abbass gli occhi, un po' confusa di essersi
lasciata trasportare a dirgli cos chiaramente
quello che pensava di lui. Ora l'aveva
senza dubbio irritato, se ne accorgeva da una
certa espressione del suo sguardo, che un tempo
conosceva molto bene.
Vi chiedo scusa di avervi risposto con
troppa franchezza, ella disse un po' esitante.
Mi hanno sempre detto che non sapevo nascondere
il mio pensiero...
Ve ne prego, siate sempre cos con me!
Non sono punto in collera, Raimonda!
Lo sguardo lieto di Raimonda si alz sul
viso di Alviero serio e commosso.
Davvero?
Verissimo! L'avete detto anche voi, siamo
vecchi amici e come tali abbiamo il diritto di
parlarci con tutta sincerit... Promettetemi che
lo farete sempre, Raimonda!
Oh, io non chiedo di meglio! Ma voi farete
altrettanto con me?
Sicuro. Mi metter con ardore a scoprire
tutti i vostri difetti per potervi far la predica
a questo proposito... Ma, ditemi, ve ne prego,
come desiderereste che io diventassi?
Io penso, Alviero, che un uomo come voi
ha una gran missione da compiere. Per esempio,
in questo paese, di cui siete il proprietario
pi importante, potreste acquistare una
vera autorit; dovreste abitarvi gran parte dell'anno,
per essere ben conosciuto e stimato dai
contadini!
Ma, Raimonda, non penserete mica a farmi
deputato? domand egli ridendo.
E perch no?... Non ci saranno mai abbastanza
uomini ben pensanti per gettarsi nell'arringo
della politica, per tentare, con tutte
le forze, di sbarrare il cammino ai miserabili
che conducono la Francia alla rovina.
Ci son troppe canaglie in quella galera!
egli disse con un gesto di disgusto.
Oh, se fate il nobiluomo... siatelo pure
con i vostri pari, che va benissimo, ma ricordatevi
che bisogna andare verso il popolo, e
rassegnarsi perci a lottare contro avversari
spesso spregevoli, perch se non cercate di sostituirli,
il povero popolo dovr ascoltar quelli
per forza.
Con un colpettino, Alviero fece cadere una
foglia ingiallita che si era posata sulla sua
elegante giacca da passeggio.
Siete un predicatore delizioso, Raimonda,
e, come vi dicevo poco fa, mi pare che starei
sempre ad ascoltarvi... Ma il tempo passa, e
non credete che sarebbe l'ora di ritornare a
casa?
Lo penso anch'io, rispose ella un
po' fredda.
Si sentiva sordamente irritata dal tono leggero
preso dal signor di Montanes, da quella
maniera disinvolta di farle capire che ella aveva
parlato invano. Le era sembrato perfino di
vedere un sorriso ironico errare un momento
sotto i suoi baffetti... No, senza dubbio, egli
non era serio, era soltanto un uomo elegante
che, per tradizione, aveva serbato ancora una
vernice di religione, ma che era incapace di
farsi forza per adempiere i doveri impostigli
dalla sua condizione sociale, dalla sua intelligenza
e dalla sua ricchezza.
In silenzio essi si diressero verso l'uscita del
prato: Alviero apr il cancello e si tir indietro
per far passare Raimonda... Sulla strada ella
si ferm...
Senza dubbio, voi prendete a sinistra?
 la via pi corta per voi.
Mi congedate? domand egli ironicamente.
Eppure, mi ero proposto di accompagnarvi
fino al padiglione... tanto pi che
oggi non avete Minosse, il vostro fedele protettore.
Oh, non c' da temer niente per la strada!
Vi ringrazio in ogni modo dell'intenzione,
ma  inutile imporvi la noia di scortare una
campagnola come me, troppo franca e troppo
poco civile per saper velare il suo pensiero.
Ella pronunzi quelle parole in tono sarcastico,
perch si sentiva davvero irritata all'idea
ch'egli l'avesse ascoltata con un'indifferenza
beffarda, come provava la maniera con la quale
aveva posto fine al colloquio.
Un lampo d'ironia pass nello sguardo del
giovane conte.
Una campagnola?...  proprio vero, infatti...
Non sapevo che foste diventata civettina,
Raimonda.
E inchinandosi davanti alla fanciulla stupefatta,
si allontan in direzione di Salvicourt.
Raimonda, per diversi minuti, rimase come
impietrita. Che cosa significavano le sue ultime
parole?... Civettina?... Perch?... Che
cosa aveva detto o fatto?
Infine, scotendo la testa con aria risoluta,
si rimise in cammino, pensando:
Non c' dubbio, egli non  pi lo stesso di
una volta. Noi non ci comprenderemo pi,
ora.
E quest'idea le mise in cuore una grande
tristezza.
Il ricordo di quella piccola scena le frull
nella mente tutto il giorno. Ella cercava sempre
di capire che cosa avesse voluto dire Alviero...
Poi, si sforzava di scacciare dalla
mente quei pensieri inutili e si assorbiva nello
studio. Aveva conseguito brillantemente il diploma
e ora si dedicava a qualche studio complementare
per potere, l'inverno prossimo,
prendere un posto nell'insegnamento.
Ma verso le quattro apparve Francesca, tutta
fresca nel suo abito di tela bianca: veniva a
passare un'ora con le sue care amiche, come
ella stessa disse gentilmente... Nonostante le
sue proteste, Raimonda prepar il t, e dopo
poco la signorina Matilde e le due fanciulle si
trovarono riunite intorno alla tavola ben apparecchiata
con una tovaglietta ricamata da
Raimonda.
Il signor Alviero sar a passeggio, senza
dubbio? domand la signorina Matilde.
Ma no; l'ho lasciato nella biblioteca a
leggere non so che cosa. Quando gli ho chiesto
se sarebbe venuto a prendermi, mi ha risposto:
Forse...
Stamattina era, non proprio di cattivo umore,
ch non  affatto la sua abitudine, ma strano
e molto distratto.
Era furibondo contro di me... pens Raimonda.
E oggi farebbe proprio bene a restare
a casa tutto il giorno!
Ma verso le cinque ecco apparire Alviero
con un fiore all'occhiello, e tutto sorridente.
Si scus con bel garbo di non esser venuto prima,
avendo avuto da scrivere alcune lettere.
Fra le altre cose, bisognava che mi decidessi
per l'acquisto di quell'yacht... Francesca
ne ha senza dubbio parlato loro, signorine?
Conto di fare una deliziosa crociera, alla fine
dell'estate, e l'anno venturo vi daremo qualche
festa di cui si dovr parlare.
Era forse un'illusione? Parve a Raimonda
che i suoi occhi dorati le lanciassero uno sguardo
d'ironica sfida. E del resto le parole stesse
non erano una risposta abbastanza eloquente
al biasimo della mattina?
Ella rimase silenziosa, col viso serio e un
po' triste, mentre la conversazione proseguiva
fra la signorina Matilde, Francesca e il conte
Alviero. Quest'ultimo sembrava particolarmente
pieno di brio quel giorno. .. E la signorina
Matilde, cosa strana, pareva spingerlo a entrare
in particolari sulla sua vita mondana e
sui suoi divertimenti sportivi.
Infine i visitatori si alzarono per andar via.
Alviero, avendo osservato il tavolino dove poco
prima Raimonda studiava, si chin per guardare
il titolo di un libro.
Siete voi che studiate questi grossi volumi
di storia, Raimonda?... Avete dunque la
pretesa di diventare una dotta?
No, semplicemente quella di arrivare a
guadagnarmi da vivere, ella rispose con
involontaria freddezza.
Guadagnarvi da vivere? Dimenticate dunque
che devo rendervi la met dell'eredit del
signor d'Erquoy? Ho anzi parlato a questo
proposito col nostro notaro, prima di partire,
ed egli far ci che  necessario perch entriate
in possesso di questa somma che ammonta
oggi a circa ottanta milioni, con gli
interessi capitalizzati, giacch la signorina
Matilde ha sempre rifiutato l'offerta che le faceva
mia madre di darglieli.
Come io rifiuto oggi di ricevere questo
denaro che non mi appartiene in alcun modo.
La volont del signor d'Erquoy era che questa
ricchezza fosse vostra: tenetevela quindi
per voi.
 stata un'ingiustizia odiosa, della quale
io non posso e non voglio rendermi complice.
Voi dovete accettare questo denaro, Raimonda!
Neanche per sogno; la mia risoluzione
 irremovibile a questo proposito... Ma se quel
denaro v'imbarazza, non mancano i poveri e
le opere buone.
La prima opera buona per me  di evitarvi
una vita di privazioni e di lavoro alla
quale non siete destinata! egli esclam con
tono d'impazienza irritata.
Non temo n il lavoro n le privazioni,
li preferisco mille volte alla vita oziosa, lussuosa
e mondana che alcuni antepongono a
tutto, ella rispose.
Un lampo di collera pass negli occhi di
Alviero.
Come vi piace! egli disse freddamente
ironico. Non pretendo di darvi quel denaro
per forza... Se per caso, cambiaste idea, non
avreste che a farmelo sapere, esso sar sempre
a vostra disposizione.
Ma accettate, dunque, Raimonda cara!
esclam Francesca.  cos naturale che
quest'eredit sia vostra, piuttosto che di Alviero!
Non insistete, cara Francesca, disse
con forza Raimonda. La mia risoluzione
non cambier.
Alviero, che si era rivoltato per prendere il
cappello lasciato su una sedia, disse alla signorina
Matilde con tono leggermente sardonico:
Mi pare che vostra nipote, signorina, abbia
una volont inflessibile, e che sia inutile
cercare di distoglierla dalla sua risoluzione.
In questa circostanza, io l'approvo, signore,
perch  per lei una questione di dignit...
E vi assicuro che ella affronta con molto coraggio l'avvenire di lavoro che le si apre dinanzi.
Allora, tanto meglio cos I egli disse con leggerezza.
Quando fratello e sorella furono spariti, Raimonda si mise a sparecchiare la tavola del t.
Una ruga si era formata sulla sua bella fronte bianca, e la sua fisonomia aveva un'espressione pensosa e scontenta.
Ora va tutto bene!... pens la signorina Matilde, soddisfatta. Ero inquieta per le conseguenze che avrebbe potuto avere il soggiorno del signor di Montanes, data la vivissima simpatia che esisteva un tempo tra loro; ma ora credo che non ci sia pi niente da temere; la mia Raimonda, cos seria, non s'innamorer certo di quel giovanotto mondano, di quello sportman tutto occupato di yachts e di corse, e che disprezza tutto ci che interessa il cuore e l'intelligenza di mia nipote. Egli  molto simpatico, questo  certo, ma ella  tanto seria!...
Troppo seria per piacergli, nonostante la sua bellezza... Ed ho anche osservato come si son salutati freddamente poco fa. Meglio cos, meglio cos!
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Nel piccolo villaggio di Equesnes, dal quale
dipendeva Salvicourt, regnava quella domenica
una grande allegria. Si celebrava la festa del
paese e, per la circostanza, ogni massaia aveva
fatto un numero rispettabile di torte che uscivano
ora tutte dorate dal forno, spandendo un
buon odore di burro fresco.
Sulla piazza della chiesa, alcune baracche
girovaghe offrivano le loro abituali attrazioni,
e fin dal mattino l'organetto sonava rabbiosamente, con gran gioia dei paesani.
Era una consuetudine per i castellani e gli
abitanti pi importanti del paese, di andare
a passare un'ora o due alla festa. Si ritrovavano
l, parlavano, mangiavano qualche cialda
o qualche biscotto. .. Poi, per il solito, vi era
riunione in casa di uno o dell'altro per finire la giornata.
La mattina, alla Messa solenne, Francesca,
richiesta dal curato, aveva accettato di cantare.
Uscendo, i castellani dei dintorni si erano
ritrovati sulla piazza. La signora di Montanes,
arrivata il giorno prima, aveva invitato a pranzo
i Marellier, Raimonda Dalrey e la famiglia
del generale d'Orveilles, che abitava in un castello
a qualche chilometro da Salvicourt.
Raimonda aveva sulle prime rifiutato l'invito,
ma davanti all'insistenza della signora di
Montanes e di Francesca era stata costretta a cedere.
Nel pomeriggio, mentre stava leggendo un
libro religioso alla signorina Matilde, la cui
vista s'indeboliva sempre pi, ella vide giungere
un'elegante vettura aperta, guidata dal
conte Alviero, e nella quale era seduta sua sorella.
Veniamo a portarvi via, Raimonda!...
esclam allegramente la signorina di Montanes.
Dovete venire, anche voi alla festa...
Oh, niente rifiuti!...  vero, signorina Matilde?
Certo, Raimonda pu venire benissimo...
S, cara, ti distrarr un po', aggiunse la
signorina Matilde vedendo il gesto di diniego
di sua nipote. Va'a metterti il cappello e
approfitta di questa bella giornata.
Raimonda obbed senza entusiasmo; sapeva
che avrebbe trovato laggi le signorine d'Orveilles,
tre fanciulle altezzose e superbe per le
quali non provava nessuna simpatia... Poi,
in fondo era anche seccata e sordamente irritata
dal contegno freddissimo che aveva, la
mattina alla Messa ed anche ora, Alviero.
La festa era al colmo quando il giovane signore
di Salvicourt, Francesca e Raimonda
fecero la loro apparizione. I Marellier e i d'Orveilles
vi erano gi. Alviero fu subito attorniato,
e le signorine, comprese Marta e Alberta,
gli rivolsero i pi graziosi sorrisi...
Raimonda ebbe cos modo di vederlo nella sua
parte di uomo di mondo, gentile, parlatore delizioso,
che sapeva dire con spirito cose insignificanti,
e indirizzare ogni tanto qualche
complimento con un brio che gl'impediva di cadere nel lezioso o nel volgare.
Eccole tutte in estasi davanti a lui, mormor Carlo Marellier all'orecchio di Raimonda.
Non ci mancate che voi, Raimonda.
Non siete abbagliata anche voi da quel brillante cavaliere?
Non mi lascio abbagliare tanto facilmente, ella rispose in tono secco.
Alla buon'ora, voi non siete una scioccherella
come quelle l, comprese le mie sorelle...
Ecco, Giovanna d'Orveilles sarebbe
adattissima per Alviero. E abbastanza bella,
civettuola, smorfiosa, e anche spiritosa...
Guarda, Luisetta!
Interrompendo senza riguardi Carlo Marellier,
le cui riflessioni la irritavano straordinariamente,
Raimonda and incontro a una
fanciulla bionda, vestita bene, ma con semplicit,
che camminava vicino a un caporale di
fanteria, bel ragazzone biondo anche lui, dalla
fisonomia franca e aperta. Dietro a loro venivano
Andrea e Giustina Plautin, poi Giuseppe,
il loro figlio maggiore, e i minori, Piero, che
aveva dieci anni e Maddalena che aveva compiuto
otto anni il giorno prima.
Ah, signorina Raimonda, come siamo
contenti d'incontrarvi! disse Giustina.
Cos vi possiamo presentare il fidanzato di
Luisetta. Remigio Blaque, di cui vi ho parlato.
Sono felicissima di rallegrarmi di nuovo
con te, Luisetta, e anche con voi, signor Blaque,
che avrete una mogliettina cos carina,
disse con grazia Raimonda.
Remigio arross in modo inverosimile e balbett
un ringraziamento.
Guarda chi c', Remigio!
Alviero aveva visto, dietro la testa impennacchiata
della signorina d'Orveilles, il viso
onesto del caporale, e lo interpellava cos, con
molta cordialit.
Cos'hai fatto dal tempo in cui mi portavi
il carniere quando andavo a caccia?
Cos dicendo il signor di Montanes si avvicin
al gruppetto formato dai Plautin e da Raimonda;
rispose gentilmente al saluto dei primi
e ripet la domanda a Remigio, che pareva
molto impacciato, davanti a tutta quella gente
cos di riguardo.
Signor conte, mi son messo a lavorare
la terra. Il babbo voleva che lavorassi in fabbrica,
ma a me non piaceva, e il babbo ha finito
col lasciarmi fare... Ora sono primo garzone
alla Bleutire. Ma, sposandoci, andremo
a star da noi. Avremo un poderino... Oh, non
saremo certo ricchi, ma saremo felici egualmente!
E lanci un'occhiata tenera verso Luisetta,
il cui fresco viso raggiava di gioia.
Ah, tu sei uno dei rari fedeli alla terra,
mio buon Remigio! Me ne rallegro... E a voi,
signorina, abituata a stare in citt, non fa paura
dedicarvi ai lavori della campagna?
Oh, no, ne sono invece molto contenta,
signor conte! dichiar Luisetta. Ho sempre
amato la campagna e desiderato di vivervi.
Ve ne sono altri, fra i vostri ragazzi, che
abbiano la stessa idea? chiese il signor di
Montanes rivolgendosi ad Andrea Plautin.
Il piccino, s, signor conte... Ma il mio
figliuolo maggiore si trova molto bene alla
fabbrica.
Di cui  il miglior operaio, aggiunse
Giorgio Marellier, il fratello maggiore di Carlo,
che si era avvicinato.
Siete troppo buono a dir cos, signore,
disse Andrea arrossendo di orgoglio paterno.
Per,  vero,  un buon ragazzo come gli
altri.
Anche quella bella piccina l? disse
Alviero, accarezzando i capelli biondi della piccola
Maddalena, che alzava verso di lui il viso
dai lineamenti fini e i begli occhioni azzurri.
Dimmi un po', piccina, ti piacciono le pasticche
d'orzo? Ne vedo delle bellissime, laggi.
E prendendo per mano la bimba, si diresse
verso una botteghina. Pietro, Maddalena, i figli
maggiori e i genitori stessi ebbero la loro
parte abbondante di dolciumi. E ad un tratto,
rivolgendosi a Raimonda che osservava quella
scena con aria pensosa, Alviero disse ridendo:
Raimonda, voi dovete conoscere, scommetto,
tutti i bambini del paese! Portatemene
qui pi che potete, voglio indolcir loro la bocca,
poveri piccini!
Non fu difficile mettere insieme un piccolo
battaglione di ragazzi, per il quale il signor di
Montanes svaligi le botteghe di dolci e di balocchi.
Poi, per finire, pag a tutti quei piccini
diversi giri sui cavalli di legno della giostra.
Mi piacciono tanto i bambini! egli rispose
al generale d' Orveilles, che si maravigliava
di vederlo cos felice, in mezzo a tutti
quei piccini. Ma bisogna che siano dei veri
bambini e non quegli stupidi smorfiosetti che
non posso soffrire... Che cos' successo, Raimonda?
Codesta piccina s' fatta male?
Raimonda si avanzava, tenendo tra le braccia una bambina vestita poveramente e piuttosto sudicia, che piangeva a calde lacrime.
Si,  caduta ora su una pietra aguzza che
le ha ferito una gamba. .
Ma  troppo pesa, per voi! Datela a
me... Si, voglio che me la diate! 
E, prendendo in braccio la bimba, si diresse
verso una panchina, che era l accanto, sotto
i tigli della piazza. Si fece sedere la bambina
sulle ginocchia, e Raimonda, che lo aveva seguito con Francesca e Marta Marellier' si mise
ad esaminare la ferita e a fasciarla col fazzoletto.
Che abbia qualche intenzione elettorale?
mormor Carlo Marellier all'orecchio del
fratello. Mi fa proprio l'effetto che cerca di acquistarsi la popolarit. Altrimenti, immagini
uno zerbinotto della sua specie se si
sporca le mani con quella sudicia bambinuccia?
Giorgio alz le spalle.
Che sia uno zerbinotto,  possibile, ma
soprattutto ha molto buon cuore, e son certissimo
che in questo momento agisce senza secondi
fini, elettorali o d'altro genere.
Mi fai ridere! Credi a me, caro mio,
quelle generosit di prima e questa scenetta
commovente hanno soltanto uno scopo: farsi
notare dal popolino e acquistarne di colpo le
simpatie. C' riuscito abbastanza bene, del
resto. Non si sentono che le sue lodi e tutti
lo guardano.
Ebbene, tanto meglio se  cos! rispose
burbero Giorgio. Le persone oneste
non possono che augurarsi di veder presto sostituito
da lui, l'essere incolore e titubante che
rappresenta la nostra circoscrizione al Parlamento.
E, voltando le spalle al fratello, si diresse
verso Alviero, che aveva fatto scendere dalle
sue ginocchia la piccina, la quale non piangeva
pi.
Vedo laggi suo padre, disse Raimonda.
 Lorenzo Batot, uno dei vostri operai,
signor Giorgio.
 uno dei peggiori, ora. Si  lasciato
montar la testa dai caporioni, da quando gli
 morta la moglie.
La povera Celina  molto trascurata,
adesso! mormor Raimonda con uno sguardo
di compassione verso la piccina, che le stringeva
forte forte la mano. Eppure egli ha
ancora affetto per lei... Vado a condurgliela.
Ma potrai camminare, Celina?
No... mi duole la gamba, rispose la
fanciulla, ricominciando a piangere.
Via! Vieni, ti porto io! disse Alviero.
Raimonda, indicatemi, ve ne prego, qual 
suo padre.
Quell'uomo rosso, laggi... Del resto,
seguitemi, Alviero.
L'uomo, un operaio dall'aspetto trasandato,
che si scalmanava a discorrere sulla porta di
un'osteria, s'interruppe, un po' sbigottito, vedendo
il signor di Montanes, con Celina sulle
braccia, dirigersi verso di lui.
Si  fatta male ad una gamba cadendo,
signor Batot, spieg Raimonda. Bisogna
condurla a casa, e domani verr a vedere se
ha bisogno di un'altra piccola medicatura.
Ah, va bene!... Grazie, signorina.
Finalmente, egli si era risolto a levarsi il
berretto bisunto: ma dietro a lui una voce
sprezzante ghign:
Non ti vergogni a levarti il cappello davanti
a questi aristocratici?
Sulla soglia dell'osteria era comparso Achille
Baujoux, con un sorriso ironico sulla faccia insolente.
Con un gesto brusco, Batot si rificc il berretto
in testa.
Ora s, che sei un uomo!
Gli occhi di Alviero lampeggiarono a un
tratto, posandosi sul viso del giovane gi devastato
da tutti i vizi.
Ah, voi trovate che  un uomo perch,
dietro vostro comando, manca alla pi elementare
educazione? E voi, non vi vergognate a
obbedire al primo mascalzoncello venuto? Ma
prima di tutto, questa educazione che disprezzate,
io ve la insegner.
Egli aveva deposto a terra la bambina, e
facendo qualche passo avanti, fece cadere, con
un gesto rapido e disinvolto, il berretto di
Achille e quello di Batot.
Ma si far ammazzare! mormor Giovanna
d'Orveilles con terrore.
Achille, rimasto sbalordito per un istante,
gli si slanci addosso, ma Alviero lo prese per
una spalla, lo fece piroettare e lo mand a ruzzolare
in terra. Vedendo ci, Batot, che aveva
fatto la mossa di slanciarsi all'attacco, si ritir
prudentemente.
La forza e il coraggio sono sempre apprezzati
dalla folla, e quella che si trovava riunita
alla festa, era conquistata dalla cortesia del
giovane castellano, gli fece un'ovazione entusiastica,
e avrebbe volentieri conciato per le
feste l'avversario, se Alviero stesso non lo
avesse impedito.
Ora, mio caro, vi siete fatto un nemico,
di quel giovane furfante, disse il generale
d'Orveilles, quando Alviero, sfuggendo ai suoi
ammiratori, venne a raggiungere il gruppo
degli amici.
Bah, era gi nemico prima, generale!...
Per quella gente l, l'aristocratico, il borghese
 sempre un nemico, per partito preso... Come
siete pallida, Raimonda!
Cercando con gli occhi la fanciulla, la vedeva
ora mentre anch'ella stava ritornando
verso il gruppo, dopo essersi assicurata che
Batot, soggiogato dal gesto del signor di Montanes,
portava la sua bambina verso casa.
Vi siete spaventata, dite, Raimonda?
Egli si chinava su di lei, con un po' d'inquietudine
in fondo allo sguardo.
S, ho avuto paura per un momento...
Quell'Achille  uno dei peggiori furfanti del
paese, ella rispose con voce leggermente
tremante.
Ma noi abbiamo tutti tremato davanti alla
vostra temerariet, signore! esclam Giovanna
d'Orveilles con un piccolo brivido.
E abbiamo ammirato il vostro coraggio e la
maniera con la quale avete dato una lezione
a quegli insolenti.
Oh, Alviero! Meno male che la mamma
non c'era! mormor Francesca, che aveva
afferrato il braccio del fratello e alzava verso
di lui gli occhi ancora spaventati. Avresti
fatto meglio a lasciarli stare in pace.
Cara piccina, a forza di dire e di fare
cos, si arriva a lasciar piena libert alla canaglia,
quella pi alta e quella pi bassa. Lasciar
fare!  la parola d'ordine nell'interno
e all'estero, nel Governo e fra i privati. In
quanto a me, io dico apertamente: Difendiamoci
da noi!.
E avete ragione! approv Giorgio Marellier.
Del resto, se la cosa avesse preso
una brutta piega, non vi sarebbero mancati i
difensori. Ma vi siete sbarazzato di quell'individuo
con tanta facilit!
Non ho gran merito, perch quel ragazzo
 abbastanza mingherlino. Ma non sarebbe meglio
ritornare al castello, Raimonda e Francesca,
perch possiate prendere qualche cosa
e rimettervi dopo questo piccolo spavento?
Essi salutarono gli amici che dovevano ritrovare
la sera a pranzo a Salvicourt. Poi la
vettura riprese la strada del castello, seguita
dagli sguardi di simpatia della folla, definitivamente
conquistata da Alviero.
La signora di Montanes sgrid con dolcezza
il figliuolo per la sua imprudenza, ma egli rispose
ridendo:
Non mi dispiace di provare l'impressione
del domatore davanti alle bestie feroci. Mi rincresce
soltanto che Raimonda e Francesca si
siano spaventate. Ma ora  passato tutto, non  vero?
Le due fanciulle gli risposero con un sorriso
rassicurante.
Ma non bisogner ricominciare pi, sai?
disse Francesca.
Davvero, sorella? E Raimonda  dello
stesso parere?
No, avete agito come era vostro dovere,
rispose Raimonda risoluta.
Egli sorrise ai begli occhi che lo guardavano
pieni di entusiasmo.
Sono felice di aver meritato l'approvazione
di un giudice tanto severo, egli rispose
in un tono un po' commosso e un po' ironico.
Raimonda arross un poco a quell'allusione
alla scenetta del giorno prima.
Severa?... Oh, non  mica poi tanto!
disse Francesca appoggiando con affetto la testa
sulla spalla dell'amica.
Credi?... Domandale un po' ci che pensa
della vita mondana che hai condotto quest' inverno
e l'estate scorsa!
Oh, ella non ne penser mai pi male di
me, credo! disse Francesca scotendo la testolina
bionda. Ho avuto tanto rimorso di
non aver pensato ad altro che a divertirmi, in
questi due anni, e voglio chiedere alla mamma
di non condurmi alle feste quest' inverno.
Alla buon'ora, Francesca mia! disse
Raimonda in tono di allegra sorpresa.
Vedrete che troverete, in quest'astensione, pi
felicit vera che nelle distrazioni senza tregua
delle quali parlavate ieri.
Raimonda, siete terribile!... esclam
Alviero con una risata ironica. Ci condurrete
tutti a sacrifici eroici.
Sfortunatamente non posso sperarlo!
ella rispose, in tono di freddo sarcasmo
e del resto, io non entro affatto nella risoluzione
di Francesca.
Affatto?... E il vostro esempio dove lo
mettete? E uno dei grandi mezzi di persuasione,
l'esempio.
Credete?... Per certe anime gi ben disposte,
forse, ma per certe altre...
Ah, s! Le irriducibili!... Ma, chi sa!
replic Alviero, scacciando una mosca che
sfiorava i capelli di Raimonda.
Ella sorprese nel suo sguardo un lampo
d'ironia, e dentro di s si sent molto irritata
al pensiero che quell'essere cos ben dotato in
apparenza, non fosse in fondo che un'anima
leggera e noncurante, incapace di apprezzare
la nobilt di una vita profondamente cristiana,
e pronto forse anche a burlarsene.
Il pranzo parve lungo a Raimonda. Si sentiva
un po' stanca, quel giorno, come fiaccata...
Forse era a causa dello spavento che
aveva provato nel pomeriggio, alla vista di
Achille Baujoux che si avventava contro Alviero.
Provava poi una strana irritazione nel veder
questo cos allegro, cos brioso, ascoltato
in estasi dalle signorine presenti, e dopo pranzo,
occupatissimo ad abbozzare un flirt con
Giovanna d'Orveilles, visibilmente affascinata.
La signora di Montanes, quella sera, aveva
un principio di emicrania, e i suoi ospiti, che
se ne erano accorti, si ritirarono presto. Alviero
li accompagn alle loro carrozze, che attendevano
davanti alla scalinata, poi torn in
salotto, dove Raimonda, parlando con la signora
di Montanes e con Francesca, stava mettendosi
il cappellino bianco, guarnito semplicemente
di un ciuffo di tulle, che Francesca
nel pomeriggio aveva dichiarato graziosissimo.
Vuoi sonare il campanello, Alviero, perch
Paolino accompagni Raimonda fino al padiglione?
disse la contessa.
Ma Raimonda protest con vivacit.
No, no, non voglio disturbare nessuno!
In cinque minuti sar a casa.
No, bambina mia, non vi lascio tornare
sola a quest'ora, bench sia cos vicino. Ci son
tanti vagabondi dappertutto, in questi tempi,
che un parco, bench chiuso come il nostro,
non  affatto sicuro la notte.
Se l'accompagnassimo noi due, Alviero?
esclam Francesca.
Certo, con molto piacere.
Ma s, andate voi due, disse la signora
di Montanes. Tante cose alla vostra brava
zia, cara figliuola. Far il possibile per venire
a trovarla domani.
Avviatevi piano piano, vado a prendere
un mantello e vi raggiungo, disse Francesca.
Raimonda e Alviero uscirono dalla porta a
vetri del salotto. Fuori la luna piena spandeva
un dolce chiarore, nel quale si profilavano le
snelle figure dei due giovani.
Non volete mettervi la cappa, Raimonda?
Fa un po' fresco, mi sembra.
No, non mi pare... Ma in ogni modo,
per precauzione...
Egli le pos con cura sulle spalle la cappa
di lana bianca, che egli aveva voluto portarle
uscendo dal castello.
Una vera dama bianca!... Siete affascinante
sotto questo raggio di luna, Raimonda;
e i malfattori, se ce ne fossero, cadrebbero soggiogati
ai vostri piedi!
Le labbra di Raimonda ebbero una contrazione
ironica: credeva di poter fare sfoggio di
complimenti con lei? Ma gli avrebbe fatto vedere,
s'egli avesse continuato, come disprezzava
quella moneta mondana nella distribuzione
della quale il signor di Montanes pareva
tanto prodigo.
Per il momento ella giudic inutile rispondere,
ed in silenzio essi s'inoltrarono nel viale
che conduceva al padiglione.
Raimonda, siete in collera con me?
La fanciulla alz gli occhi, sorpresa dall'accento
commosso della sua voce, e incontr uno
sguardo interrogatore, un po' rattristato, e
senza ombra d'ironia.
In collera con voi?... Perch?... ella
mormor un po' turbata.
Per il modo con cui ho risposto ieri ai
vostri consigli. E vi ho rattristata mostrandomi
a voi come un uomo poco serio, che segue soltanto
le proprie fantasie e non si occupa che
di divertimenti.
Per questo, s! ella rispose con franchezza.
Vi confesso che non credevo affatto
che foste cos.
Ma non sono cos, Raimonda! Non vorrei
che credeste che io sia solamente cos! egli
disse in tono di vibrante protesta. Era una
sciocca bravata del mio orgoglio maschile, offeso
dal vostro biasimo, pur cos giusto. S,
trionfate pure, Raimonda; riconosco che avete
ragione. Lo riconosco tanto pi volentieri in
quanto che quei rimproveri che mi fate nella
vostra coscienza li ho rivolti a me stesso, nelle
ore di riflessione, troppo rare... Ditemi che
mi credete, Raimonda, e che mi rendete la vostra
stima, alla quale tengo sopra ogni cosa!
Si erano fermati in mezzo al viale, e la voce
di Alviero, seria e commossa, risonava nel
profondo silenzio della notte.
Vi credo, perch sento che siete rimasto
leale, Alviero. E sono tanto felice di vedere
che mi ero ingannata sul vostro conto, che non
siete soltanto l'uomo leggero, scettico, senza
seriet che mi avete voluto mostrare!
Ella gli tendeva la mano, ed egli la prese
dolcemente tra le sue.
Ahim, lo sono ancora troppo, Raimonda,
ma, ve ne prego, non temete di biasimarmi,
di farmi tante prediche quante volete!
Ne ho tanto bisogno! E ve lo chiedo come una
grazia, mia cara piccola amica!
Ma non ne avr pi il coraggio, ora...
Eravate cos arrabbiato con me! diss'ella
con un sorriso commosso e malizioso.
In apparenza soltanto, Raimonda!... In
fondo, io m'inchinavo davanti al giudizio che
esprimevate sul conto mio. Dite, mi parlerete
d'ora innanzi con tutta sincerit?
Se lo desiderate, s. Ma vi avverto che
sono terribilmente franca, quando mi ci metto!
Tanto meglio! Il mio amor proprio ha bisogno di essere domato, Raimonda!
Si misero a ridere tutti e due, di un bel riso giovanile e schietto che risvegli per un istante gli echi del parco. Poi Raimonda, sottraendo delicatamente la mano alla stretta di quella di Alviero, fece ancora qualche passo avanti. Vicino a lei, Alviero, silenzioso, avvolgeva in un'occhiata pensosa il fine profilo, delicatamente rischiarato dai pallidi raggi lunari.
Ditemi ancora che mi avete perdonato il mio sciocco contegno, egli mormor a un tratto in tono di preghiera.
S, ho perdonato, non temete. Ma, a proposito, ditemi un po', perch mi avete chiamata civettina, ieri? Sapete che ne sono stata molto offesa?
Un improvviso impaccio si dipinse sul viso del giovane conte.
Davvero? egli disse con aria dispiacente.
Era una stupida uscita da parte mia, alla quale non dovete dare nessuna importanza.
Ma, insomma, avrete avuto un motivo per dirmi cos, ella insist.
Un motivo... veramente...
Allora, ditemelo!
Ebbene: se un'altra invece di voi, si fosse trattata davanti a me di campagnola poco civile, avrei potuto pensare che cercasse di provocare un complimento...
Non capisco, ella disse fissando su di lui i grandi occhi stupiti.
Ecco ammettiamo, per esempio, che al posto della mia piccola amica Raimonda che  la modestia e la seriet in persona, si fosse trovata un'altra fanciulla... mettiamo la signorina d'Orveilles, se volete. Subito, io, da uomo garbato, avrei dovuto protestare, dichiararle che non era affatto campagnola, che anzi possedeva tutta la distinzione, tutta la sicurezza di modi che si pu aspettarsi da una nobile di antico lignaggio. Le avrei forse anche detto che era deliziosa, con quell'abitino rosa e quel cappellone infiorato di nepitella azzurra. Ma a voi, mia saggia amica Raimonda, non ho detto niente...
Raimonda arross e i suoi bei sopraccigli scuri si avvicinarono leggermente.
Vi ho fatta andare in collera, di nuovo? egli chiese chinando su lei il viso commosso e sorridente. Voi mi trovate insopportabile, ne son sicuro! Bisognerebbe che vi dicessi subito addio, perch altrimenti finirei col perdere completamente quel po' di simpatia che ancora, spero, serbate per questo poveretto che io sono.
S, fareste bene ad andare a dormire, Alviero, ella disse senza poter trattenere un sorriso. Forse domani sarete un po' pi serio.
Pi serio di stasera? Non sono mai stato pi serio in tutta la mia vita!... Ma non crederete mica che io voglia burlarmi di voi, Raimonda?
Ho paura di s, infatti, ella disse in tono fra serio e scherzoso.
Ma egli, diventato ad un tratto molto grave, rispose: L'avvenire mi giudicher. E state sicura, Raimonda, che se ho potuto pensare un momento che voi foste civettina, ora so che non  vero.
Francesca giungeva tutta incappucciata di chiaro, e per il viale rischiarato da una luce bianca, sulla quale il fogliame dei grandi faggi proiettava ombre fantastiche, essi si diressero verso il padiglione. Francesca parlava quasi da sola, perch gli altri due, molto distratti, le rispondevano soltanto con monosillabi.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Carlo Marellier, dopo colazione, s'indugiava
nella sala da pranzo della casa paterna. Suo
padre e suo fratello, fumato ch'ebbero la sigaretta,
erano ritornati al lavoro, ma lui, pigramente
sdraiato su una soffice poltrona, fantasticava,
seguendo con occhio distratto le spire
azzurrine del fumo della sigaretta.
A un tratto egli mormor, con un gesto irritato:
Mi annoio da morire, qui! Bisogna che
cerchi di alleggerire il babbo di qualche biglietto
di banca, per andare a divertirmi un
po' a Trouville. Ma da quando gli affari vanno
poco bene  cos duro ad arrendersi! E ora
c' anche la minaccia dello sciopero. Giorgio
e lui son davvero troppo buoni con tutta quella
canaglia. Che idea di far costruire le case operaie!..,
Un'idea suggerita due anni fa dalla
signorina Dalrey e da Raimonda e che ad essi
 parso metter subito in atto. Quella piccola
Raimonda  deliziosamente bella, ma terribilmente
esaltata. A dar retta a lei, anche i pi
ricchi andrebbero in rovina. E in verit il denaro
adoperato da mio padre per tutte quelle
stupidaggini filantropiche non sarebbe meglio
collocato nelle mie tasche, per permettermi
qualche distrazione?
Si strinse nelle spalle con impazienza e si
alz. Con passo indolente usc dalla sala da
pranzo, attravers il vestibolo e scese la scalinata
fiorita di gerani.
A pochi passi di l, il signor Marellier, un
ometto piccolo e pingue, dal viso buono incorniciato
da una barba grigia, era a colloquio
col suo capo operaio. Scorgendo il figliuolo,
disse in tono di viva contrariet:
Pare che sia deciso, Carlo, avremo lo
sciopero.
Era da prevedere! Ma voi siete stati troppo
teneri con quella gente, babbo. Bisogna
trattarli rudemente per domarli.
Dici delle sciocchezze, caro mio. Personalmente,
io forse avrei avuto tendenza a concedere
troppo, ma Giorgio  risoluto e cede
con molto criterio. Ad essere rudi poi, si avrebbe
un bel risultato con loro! Bont ed energia,
ecco quello che ci vuole. Ma tanto l'una
che l'altra non possono evitare che spesso
quella povera gente non ceda ai caporioni che
la metton su.
Ci sar un piccolo nucleo che resister,
signore, disse il capo operaio.
S, Plautin e gli operai cristiani come
lui. Quelli sanno che sono giunto al limite
estremo delle concessioni, e che dopo sarebbe
la rovina per me. Ma basta che gli altri non li
malmenino quando vorranno continuare a lavorare.
Che disdetta! borbott fra i denti il
giovanotto, guardando il padre ed il capo operaio
che si allontanavano in direzione della
fabbrica. Non c' mezzo di chiedergli denaro,
ora! Eppure mi annoio troppo qui!
Accese un'altra sigaretta e, distratto, si diresse
verso la strada che passava davanti al
cancello del giardino.
Chiedere un prestito?... Ma a chi?... Ad
Alviero, forse; mi  tremendamente antipatico,
il bel contino, ma in fede mia i suoi denari
saranno buoni lo stesso!... E non mi seccher
per la restituzione; avr tutto il tempo di aspettare
un momento pi propizio.
Pensando a ci, fece qualche passo sulla
strada... A un tratto, tese l'orecchio...
Un'automobile...  forse Alviero. In questo
caso gli chieder quando potr trovarlo.
Era infatti l'automobile del signor di Montanes.
Alviero guidava, vicino all'autista, e dietro
erano sedute Francesca e Raimonda.
Alla vista di Carlo, il conte rallent un poco,
poi vedendo dall'atteggiamento del giovane che
questi aveva intenzione di parlargli, ferm la
macchina.
Buon giorno, Carlo, disse sporgendosi
per tendergli la mano. Andate a passeggio?
No, gironzolavo un po' per la strada. Signorine,
tutti i miei ossequii. Alviero vi conduce
a Palerville?
Proprio a Palerville. Questa strada non
conduce che l, non avete bisogno di essere
uno stregone per indovinarlo, disse ridendo
Raimonda.
Vado a vedere un po' quel che resta di
quella povera Bercire, soggiunse Alviero.
Da quando  stata divulgata quella storia
del tesoro nascosto, dopo l'incidente della signora
Dalrey, la casa  stata pi volte visitata;
hanno smosso tavolati, pavimenti, sfondato
muri, demolito soffitti, buttato all'aria il
giardino... Insomma  una vera devastazione.
Ma, non avevate un custode?
Non ci ho lasciato che il vecchio Giuliano,
che  come dire nessuno, e perch mi
ha chiesto lui di permettergli di rimanervi. Il
pover uomo  attaccato alla casa come i gatti,
e siccome non ci sente affatto, non disturba i
malfattori che lo lasciano in pace... In quanto
alla casa, siccome non me ne importa nulla,
ho sempre creduto inutile di farla sorvegliare
in altro modo. La cosa pi semplice, perch
cessino queste incursioni notturne, sar di buttarla
gi, e probabilmente oggi prender una
risoluzione in questo senso.
Ma il vostro padiglione non  stato ancora
visitato, Raimonda? interrog Carlo.
S, una volta. Ma capirete che noi non
ci avevamo lasciato niente che avesse qualche
valore, e i nostri poveri mobili vecchi non
hanno tentato la loro cupidigia. Nonostante
ci, hanno sondato i muri e demolito di qua
e di l, di modo che ora in una camera ci
piove.
Dicono che da qualche tempo ci sia una
vera e propria banda, mormor Francesca.
Vanno dappertutto, nelle case coloniche,
come nei castelli. Il paese diventa sempre meno
sicuro.
Questo stato di cose non potr che peggiorare,
disse Alviero. Nessun freno trattiene
pi gli uomini, da che hanno loro tolto
la religione e insegnato che devono godere, a
qualsiasi costo.
La bocca di Carlo ebbe un ghigno sardonico...
Ma egli trattenne il sarcasmo che gli
saliva alle labbra, ricordando che non era
quello il momento di indisporre Alviero.
Forse, voi esagerate un po', mio caro.
Non bisogna veder tutto nero... Ma, scusate,
io vi trattengo e vi faccio far tardi... Ditemi
soltanto, Alviero, a che ora potrei trovarvi
domani? Ho da parlarvi.
Verso le dieci, se vi va bene.
Va benissimo! Sar a Salvicourt a quell'ora...
Quando ci lasciate definitivamente?
Ma io non vi lascio affatto! disse Alviero
con un sorriso leggermente ironico.
Quest'anno resto a Salvicourt sino alla fine
dell'autunno.
Carlo lo guard stupefatto.
Come? Volete seppellirvi qui?
Seppellirmi? In ogni caso vi sarei in simpaticissima
compagnia... E del resto conto di
crearmi qualche occupazione che m'impedir
di sentir la noia.
Macchinalmente, Carlo guard Raimonda, e
fu colpito dallo splendore dei suoi begli occhi
bruni, dal sorriso felice che schiudeva le piccole
labbra rosee.
Segu con gli occhi l'automobile fino a che
fu sparita alla curva della strada. Il suo viso
sembrava sconvolto da un'espressione rabbiosa
di odio.
Resta per lei. Anche tanti anni fa ella
gli faceva gi fare quello che voleva.  abile,
con quell'aria di santarellina. Perbacco, che
matrimonio per lei!
Strinse i pugni, mormorando con voce strozzata:
Credo di amarla, in fede mia! Ma non
sono in condizione da pagarmi il lusso di una
moglie senza dote!
Alviero non aveva esagerato parlando di devastazione.
La Bercire, casa e giardino, era
stata addirittura saccheggiata da cima a fondo
dai malfattori.
La camera del signor d'Erquoy, specialmente,
era ormai una rovina. Le tavole del
pavimento di legno erano state tutte sollevate,
il soffitto e i muri, a forza di essere stati sondati,
erano pieni di larghi cretti, e il caminetto
di marmo giaceva in pezzi per terra. Nemmeno
il letto del defunto (giacch Paolo d'Erquoy
si era deciso a conservare i mobili e aveva a
suo tempo chiesto alla signora di Montanes
il permesso di lasciarli l, in attesa di avere
una dimora stabile in Francia), era stato rispettato
dalla cupidigia dei malviventi. Completamente
smontato, poi spaccato a colpi di
ascia, era ridotto in pezzi informi. In quanto
allo stipo, esso era stato frugato in tutti i nascondigli.
Pi volte la polizia, informata di quei saccheggi,
aveva posto una sorveglianza alla casa,
ma non era mai riuscita a sorprendere i misteriosi
malviventi.
 lugubre qui dentro! disse Francesca
che girava per la casa col fratello e con Raimonda.
Allora, usciamo, se vuoi. Non c' rimedio,
la far buttar gi. Che cosa ne dite, Raimonda?
Credo infatti che sar la cosa migliore.
Non potrete mai far niente di questa dimora,
che in paese ha la fama di casa maledetta.
Il terreno si potr vendere abbastanza
bene, soggiunse Francesca. Salvo che
tu non voglia farvi costruire un'altra casa?
Infatti,  probabile che scelga quest'ultima
idea... Ma quel povero Giuliano chi sa
come rester male, quando sar informato di
questa demolizione!... Ah, eccolo per l'appunto!
Nel vestibolo, dove giungevano in quel momento
i tre giovani, appariva la figura curva
del vecchio domestico. Egli si tolse la papalina
unta, che rimise subito in testa ad un gesto
di Alviero.
State sempre volentieri qui, Giuliano?
domand Raimonda alzando la voce.
Sempre. Qui ho vissuto e qui morr.
Non ditegli niente, pover uomo, disse
a bassa voce il conte Alviero. Tanto non ho
intenzione di cominciare a far qualcosa avanti
primavera.
Non avete paura, cos solo? gli domand
Francesca.
Il vecchio fece una smorfia che voleva essere
un sorriso.
No davvero, signorina!
Ma se le persone che vengono qui a rovistare,
vi trovassero, una volta o l'altra?
Egli scosse la testa come per dire:
Che me n'importa?
In ogni modo, siete molto solo, disse
Raimonda che l'osservava con attenzione e notava
in lui segni di decrepitezza molto pi
accentuati, dall'ultima sua visita alla Bercire.
Non potreste piuttosto ritirarvi in casa di
una delle vostre nipoti?
No, no, egli borbott. Voglio restare
alla Bercire.
E se vi ammalaste? Non avreste nessun
soccorso n materiale, n religioso.
Non me ne importa! egli ripet, ostinato.
Non riuscirete a nulla, Raimonda, disse
Alviero. Il povero vecchio  mezzo idiota,
e inoltre testardo come un mulo.
Ma  poi cos idiota come sembra?
mormor Raimonda uscendo dalla casa.
Alviero la guard sorpreso:
Che cosa volete dire, Raimonda?
Forse  una mia idea, ma mi pare che
egli esageri la sua idiozia, Alviero.
A che scopo?
Ah! Ecco quello che bisognerebbe sapere!
Mi accompagnate, fino al padiglione?
S, volentieri, perch vorrei accertarmi
dei danni. E dopo, avete da fare qualcosa in
citt, Raimonda?
Ander dai Plautin, poi da due o tre altre
conoscenze.
Allora ci ritroveremo all'albergo. Fate
pure con calma, perch baster essere a Salvicourt
alle sette.
Vedendo i danni fatti nel padiglione, Alviero
dichiar che erano necessari alcuni restauri.
Poi, in compagnia delle due fanciulle, percorse
il giardino messo sossopra dalla vanga dei cercatori
del tesoro. Perfino il bellissimo faggio
in riva al fiume, aveva le radici messe a nudo.
Bisogna che faccia rimettere tutto in ordine,
disse Alviero, appoggiando i gomiti
sul muretto mezzo diroccato. Ma bisogner
abbattere una gran quantit di alberi; questo
giardino  terribilmente umido.
Si, bisognerebbe proprio diradare un
po', specialmente da questa parte, disse
Raimonda stendendo la mano verso sinistra.
Guardate che ammasso di verde! Non vi
pu penetrare nemmeno un raggio di sole.
Per qualche momento lo sguardo pensoso di
Alviero err sul fiume, incassato fra gli argini
bassi, e screziato da larghe chiazze scintillanti...
Poi, volgendosi verso Raimonda, il
giovane chiese:
Ditemi un po', Raimonda, voi che avete
sempre tante idee, cosa potrei fare di questo
terreno, quando la casa sar demolita?
Che potreste farne?... Non avevate detto
che volevate costruire?
Certamente, ma che cosa?... Una scuola,
un ospizio per i vecchi, un orfanotrofio?
Gli occhi bruni di Raimonda brillarono improvvisamente.
Oh, voi pensavate a questo? Che felicit!
Quello che ci vorrebbe, Alviero, sarebbe un
Circolo parrocchiale, mi sembra. Il signor curato
ne parlava anche l'altro giorno, e diceva
che si potrebbero attirare gli operai con conferenze,
sedute ricreative, e giungere cos a
parlar loro di Dio. Poi vi si potrebbero tenere
riunioni, feste di beneficenza... e che so io!
Il signor curato  straordinariamente attivo ed
ha tante idee, ma gli mancano i mezzi, perch
a Palerville non ci sono persone molto ricche,
n molto di cuore.
Allora, bisogner mettersi d'accordo con
il signor curato, Raimonda. Ne riparleremo.
Ella gli prese una mano con un gesto spontaneo.
Come siete buono, Alviero!... E come vi
chiedo perdono di avervi giudicato male!
soggiunse a mezza voce.
Avevo fatto di tutto per esser giudicato
cos, piccola amica! egli rispose avvolgendola
in uno sguardo commosso.
Francesca, pur sembrando molto assorta nel
contemplare un gatto che si lisciava sulla riva
opposta, non aveva perduto una parola di questa
scena. Ella sorrise, mormorando fra s:
Ah! Ecco la causa della risoluzione presa
da Alviero di restare a Salvicourt!... Ed egli
segue proprio tutte le idee di Raimonda. Meglio cos! Ella ne far un uomo, del nostro Alviero!
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Lo sciopero era stato dichiarato nella fabbrica
Marellier.
Ora, s'incontravano a tutte le ore operai che
gironzolavano per Palerville, o sulla strada
che, passando davanti alla fabbrica, conduceva
dalla citt al paese di Equesnes. Le osterie facevano
buoni incassi, mentre, nelle case, donne
e fanciulli vedevano sorgere lo spettro della
miseria.
Un certo numero di operai lavorava ancora.
Fra questi erano i Plautin, padre e figli; economi
e ordinati, essi trovavano il loro salario
sufficiente e comprendevano con criterio che
il padrone, dopo i sacrifici gi fatti da qualche
anno per aumentare il benessere dei suoi operai,
non poteva far di pi senza esporsi alla
rovina.
Ma gli scioperanti, furibondi, li avevano minacciati
pi volte, e quella mattina un ragazzo
di sedici anni era stato ferito a una mano da
una pietra lanciata al suo passaggio.
Preferirei che tu facessi a meno di andare
in paese, oggi, disse la signorina Matilde
vedendo che sua nipote si preparava per uscire.
Non  molto prudente con quest'aria di rivolta
che c' in giro.
Che cosa volete che mi facciano, zia? Con
la fabbrica io non ho nessun rapporto, e in
paese mi conoscono tutti. E poi, bisogna assolutamente
che vada dalla piccola Celina. Suo
padre trascura di darle il chinino, e la febbre,
che non vuol cedere, abbatte quella povera
bambina.
La casa di Batot  per l'appunto isolata...
Insomma, non far tanto tardi, cara.
No, zia, vado e torno, pi presto che potr!
E, dato un bacio alla buona signorina, ella
usc dal padiglione.
La signorina Matilde la segu con lo sguardo,
mormorando perplessa:
 tutta raggiante da qualche giorno. Alviero
 molto premuroso con lei; basta per
che non le procuri qualche delusione, povera cara!
Raimonda camminava con passo leggero
canticchiando. La vita le sembrava da qualche
tempo straordinariamente bella. E cos dolce,
davvero, vedere un'anima aprirsi alla comprensione
del dovere, e scoprirla vibrante, ardente,
infinitamente leale! Poi ella era felice di ritrovarsi
cos spesso con i suoi amici, di godere
della conversazione di Alviero, di sentire
la sua voce cos franca, nella quale egli sapeva
mettere tanta dolcezza, specialmente quando
pronunziava un nome: Raimonda!.
Essendo giunti alcuni ospiti al castello, ella
aveva da principio temuto che i suoi rapporti
con Francesca e con suo fratello sarebbero
stati per questo rallentati. Ma ci non era accaduto.
Raimonda era stata sempre invitata,
e se le era impossibile di andare un giorno a
Salvicourt, ella non mancava mai di ricevere
al padiglione una visita pi o meno lunga di
Francesca e di Alviero.
Ella prendeva parte con disinvoltura ai divertimenti
di Salvicourt, dai quali Alviero e
Francesca, di comune accordo, avevano bandito
ogni lusso eccessivo, con gran sorpresa
della loro madre. La sua bellezza e la sua intelligenza
vivacissima le procuravano molte
simpatie, ma ella non dava nessuna importanza
agli omaggi discreti dai quali era assediata,
e restava sempre semplice, sempre
pronta al dovere e al sacrificio, considerando
la vita con lo sguardo sicuro e limpido di una
cristiana che sa che il piacere, anche lecito,
non  nella vita che un episodio destinato a
distrarre per qualche istante la nostra mente.
Andando quella mattina verso il paese, Raimonda
incontr alcuni gruppi turbolenti. In
mezzo ad uno di questi, riconobbe Batot, il
padre della piccola Celina. Vedendola egli fece
il gesto di portare la mano al berretto, ma poi,
vergognandosi senza dubbio di quella mossa,
le volse le spalle.
Pover'uomo, pens Raimonda con ironica
tristezza. E si chiama libero! Il primo chiacchierone
venuto li fa filare come un gregge di
schiavi!
E con la mente invasa da pensieri malinconici
ella giunse alla casa di Batot. Era una
casetta isolata, vicinissima al fiume. Un tempo
essa aveva l'aspetto ridente, ma Batot, diventato
un assiduo dell'osteria e delle conferenze
rivoluzionarie, lasciava andar tutto in rovina.
La stanza dove Celina era coricata, era per
pulitissima. Raimonda veniva ogni giorno a
fare le faccende, curava la bambina, nell'assenza
continua del padre, il quale ritornava
a casa, quando ritornava, soltanto a notte inoltrata.
Quando comincia a farsi buio, ho paura,
confid Celina a Raimonda, quando questa,
finito il suo lavoro, and a sedersi per qualche
minuto al suo capezzale.
Povera cara! Se tuo padre permettesse
che ti conducessi a casa nostra? Ti curerei e
ritorneresti qui dopo esser guarita.
Oh, se il babbo volesse! Ma non posso
chiederglielo... Quando torna a casa, si butta
subito sul letto, e la mattina  sempre in collera.
Cercher di parlargli io. Arrivederci, Celina,
sii buona.
Diede un bacio alla piccina e usc dalla casetta.
Nello stesso istante, sul sentiero che passava
davanti alla casa, apparvero due uomini a cavallo,
che andavano uno dietro l'altro. Il primo
mand un'esclamazione di gioia.
Raimonda!
Ah, siete voi, Alviero!
Ella gli tese la mano e rispose al saluto del
suo compagno, il visconte di Bordres, che ella
aveva gi conosciuto a Salvicourt nei giorni
passati.
Alviero le aveva raccontato la storia di quel
giovanotto, suo cugino, ricco, di antica aristocrazia,
dotato di bella intelligenza e di grandi
qualit di cuore, il quale aveva manifestato
fin dall'infanzia una vocazione sacerdotale pronunziatissima.
La sua famiglia se ne era accorta
e aveva fatto di tutto per soffocarla. Lui,
il maggiore dei figliuoli, prete!... Era una cosa
inammissibile per quei mezzi cristiani, incapaci
di comprendere l'onore immenso che Dio
faceva loro, chiedendo loro il figlio per il servizio
della Chiesa. Giacomo aveva lottato fino
a sedici anni, poi, cedendo alla fine, aveva rinunziato
definitivamente a rispondere all'appello
divino. Ma, da quell'istante la sua anima
fu invasa da un indefinibile malessere, e per
dimenticarlo, per stordire i suoi rimpianti, egli
si era dato febbrilmente ai piaceri, aveva commesso
mille pazzie, tanto che adesso, a venticinque
anni era quasi rovinato.
Raimonda era stata colpita, vedendolo la
prima volta, dall'espressione amara scolpita in
quella fisonomia stanca, ed aveva compianto
sinceramente l'infelice giovane, distolto dalla
sua via dalla colpevole cecit della famiglia.
Siete stata a trovare la piccola Batot?
domand Alviero osservando la borsa nella
quale Raimonda portava le sue piccole provviste
farmaceutiche. Se andassi a farle una
visita anch'io?
Ne sar felicissima, Alviero! L'avete resa
cos contenta col balocco che le ho portato da
parte vostra!
Alviero mi sembra molto popolare fra i
ragazzi di qui, disse Giacomo di Bordres,
col sorrisetto stanco e ironico che gli era abituale.
Non possiamo fare un passo in paese
senza vedere sbucare un bambino che grida:
Buon giorno, signor conte!.
Alviero si mise a ridere.
S,  vero, mi vogliono molto bene, i
bambini. Poveri piccini, son contento di poter
procurare loro un po' di gioia!... Ieri per ho
fatto una bella ramanzina a due di essi che si
picchiavano; ma stamattina son venuti buoni
buoni a dirmi che non ricominceranno pi.
Cos parlando, Alviero era sceso da cavallo
e tendeva al signor di Bordres le briglie della
sua cavalcatura.
Me lo tieni, per piacere? Va' pure avanti
piano piano, e fra cinque minuti ti raggiungo...
il tempo di salutare la malatina.
Va bene, va bene, fa'pure senza furia,
mio caro! disse Giacomo togliendosi il cappello
per salutare Raimonda.
Celina accolse con gioia il signor di Montanes.
Quest'ultimo aveva un modo speciale di
parlare ai bambini e il dono di farsi amare da
loro. A Raimonda, che gli faceva osservare
ci, uscendo con lui dalla casetta, egli rispose
ridendo:
S, credo di esser nato per esser padre
di famiglia e per condurre una vita patriarcale...
S'interruppe vedendo apparire nel sentiero,
un gruppo di uomini dall'aria torva e minacciosa.
In testa camminavano Batot e Achille
Baujoux.
Guarda, ci sono degli aristocratici in casa
tua! esclam la voce rauca di quest'ultimo.
Degli... aristocratici? borbott Batot,
ubriaco fradicio. In casa mia?
Perbacco, non li vedi, l diritto al tuo
naso?... Ora li conciamo per le feste;  il momento
buono... Ho da vendicarmi, io! soggiunse
Achille tra i denti, lanciando uno sguardo
di odio verso il signor di Montanes.
Raimonda, tornate in casa! mormor
Alviero. Questa gente ci vuol giocare un
brutto tiro. Mettetevi almeno voi al sicuro.
No, davvero!... ella rispose risolutamente.
La maggior parte di quegli uomini
mi conoscono, ho curato o visitato le loro mogli
o i loro bambini, e forse mi ascolteranno.
Raimonda, ve ne prego!
No,  inutile, Alviero. Se c' un pericolo
da correre, voglio affrontarlo con voi.
Alviero voleva ancora insistere, ma gli uomini
erano ormai a qualche passo da lui...
La voce avvinazzata di Batot lo apostrof:
Di' un po', canaglia di un aristocratico,
cosa fai in casa mia? Aspetta, ti voglio fare
uscire a colpi di randello.
Alviero si era addossato allo stipite della
porta, e con le braccia conserte, fissava su
quegli uomini uno sguardo fiero ed energico.
Provatevi! disse freddamente.
Ed il frustino che aveva in mano guizz in
modo significativo.
Vedete, ci vorrebbe frustare come cani!
Via, compagni, diamogli una lezione, e coi
fiocchi! Buttiamolo nel fiume!
S, s, nel fiume! urlarono gli uomini.
Essi si avventarono contro Alviero. Ma uno
di essi ruzzol subito al suolo atterrato da
un abile sgambetto; un altro fugg via, accecato
da un colpo di frustino.
Quelli rimasti ebbero un movimento d'incertezza;
ma Achille grid infuriato:
Su, vendichiamo i compagni! Addosso!
S, s! urlarono tutti avventandosi di
nuovo contro Alviero.
Un pugno magistrale spezz i denti al primo
che si fece innanzi.
Raimonda, ad un tratto, si precipit in avanti
con un grido di terrore... Strisciando dietro
agli altri, Achille sera drizzato davanti al conte
e alzava contro il suo petto un coltellaccio...
La mano della fanciulla riusc a deviare
l'arme, che ci nonostante penetr nel braccio
sinistro del signor di Montanes.
Gli uomini a quella vista, si fermarono, esitando
di nuovo. Fra essi, Achille soltanto era
un mascalzone, gli altri erano soltanto traviati...
e la vista del sangue li aveva calmati
a un tratto...
Alviero alz il frustino, e sferz il viso di
Achille che cercava di fuggire.
Prendi, vigliacco, assassino; ti segno
perch ti riconoscano!
Batot si avanz all'improvviso, con gli occhi
iniettati di sangue, e una lama scintill al sole.
Una creaturina, coperta da una lunga camicia
bianca, si precipit ad un tratto su di lui,
e due manine esili si aggrapparono al suo vestito
consunto:
Babbo!... Oh, babbo!
Era la piccola Celina che si era alzata e
aveva assistito, terrificata, a tutta quella scena
selvaggia.
Con un movimento brusco, suo padre la
mand a ruzzolare in terra, con una bestemmia
orribile, poi si avvent come un pazzo con
l'arme alzata.
Alviero?... Raimonda?... Chi voleva come
vittima? Non lo sapeva neanche lui. Il conferenziere
aveva detto la vigilia:
Morte ai borghesi!...
Uomo o donna, poco importava, purch il
sangue maledetto scorresse.
Ma Celina trascinandosi sulle ginocchia, gli
aveva afferrato una gamba con le deboli manine.
Sorpreso, egli traball e fu per cadere.
Maledetta canaglia! rugg, e il suo
scarpone ferrato si alz, e si abbatt sulla
fronte della bambina, che mand un gemito
e cadde riversa.
Miserabile vigliacco! grid Alviero,
inorridito.
E con un balzo si slanci sull'uomo, gli afferr
il pugno e tent di disarmarlo. Ma Batot
era un colosso e Raimonda cap che tutta la
forza nervosa di Alviero non sarebbe riuscita
a vincerlo.
Volete lasciar commettere un altro delitto?...
grid con sdegno, rivolgendosi agli
uomini che restavano l, sbalorditi e interdetti.
Quest'uomo  pazzo furioso!
Essi si gettarono su Batot e in un momento
lo ridussero all'impotenza. Approfittando dell'incidente,
Achille, intanto, se la dava a
gambe. Nello stesso istante il signor di Bordres,
che aveva sentito le voci minacciose, accorreva
al galoppo.
Corri subito in paese, e chiama il dottore!
gli grid il conte.
Sei ferito, Alviero?
Non  nulla... Ma la piccina  ferita...
Corri, presto!... E voi portate questa bambina
sul suo letto, soggiunse, rivolgendosi
a due scioperanti. Voialtri conducete questo
miserabile in paese e rinchiudetelo in modo
che non possa nuocere a nessuno.
Gli uomini, ormai calmati dall'orribile conclusione
di quella scena, e visibilmente domati
dal sangue freddo di Alviero, obbedirono senza
discutere.
Quando la bambina fu stesa sul suo lettino,
Raimonda, che tremava come una foglia, e il
signor di Montanes, si chinarono per esaminarla.
Ma subito il giovanotto mormor dolorosamente:
Temo che sia morta!
Ohim! Era vero! Il povero cuoricino aveva
cessato di battere.
Alviero, lasciatemi vedere la vostra ferita!
esclam Raimonda osservando che il
sangue scorreva dalla manica del giovanotto.
La povera Celina non ha pi bisogno delle
nostre cure, occorre pensare a voi.
Credo, infatti, che quello scellerato mi
abbia arrivato abbastanza bene, disse Alviero
togliendosi la giacca con l'aiuto della
fanciulla.
La ferita era profonda, e in fretta, reprimendo
la sua intensa commozione, Raimonda
gli fece una fasciatura. Ma ad un tratto sent
il cuore stringersi dallo spavento, nel vedere
Alviero impallidire e sorreggersi ad un mobile
per non cadere.
Non  niente, egli disse, cercando di
sorridere per rassicurare la fanciulla. Un
po' di debolezza soltanto... E il sangue che
ho perso...
Ella gli avvicin una vecchia poltrona di paglia
e l'aiut a sedersi; poi preg uno degli
uomini che erano sempre alla porta di correre
al castello per far mandare una vettura.
Il signor di Bordres aveva avuto la fortuna
d'incontrare per la strada il dottore, e questi
non tard ad arrivare. Dopo aver subito costatato
di non aver pi niente da fare per Celina,
egli si occup del signor di Montanes, la
cui ferita non presentava nessuna gravit. Ma
lo stato di debolezza, causato dalla perdita di
sangue, esigeva riposo e un po' di riguardo.
Senza di voi, sarei stato colpito in pieno
petto, e forse ora sarei morto!
disse Alviero a Raimonda.
E prendendo la mano della fanciulla, vi pos
dolcemente le labbra.
Un po' di colore scacci per un momento dal
viso di Raimonda il pallore intenso lasciatovi
dalle terribili emozioni di poco prima.
Via, signorina Raimonda, bisogna curare
anche voi! disse il dottore osservando il tremito
che scoteva ancora la fanciulla. Qualche
calmante, un po' di riposo e distrazione...
Voglio almeno avvolgere in un lenzuolo
questa povera piccina, dottore!
Questo poi no!... Di emozioni ne avete
avute abbastanza!... Mander qualcuno a vegliare
la bambina, e voi tornerete immediatamente a casa.
Ecco l'automobile, Alviero, disse il signor
di Bordres che stava sulla porta.
Nella vettura si trovavano la signora di Montanes
e Francesca, pazze d'angoscia, perch
il messo non era stato molto chiaro. Alviero
le rassicur subito. Esse abbracciarono Raimonda,
ringraziandola ardentemente, poi la
fecero salire in macchina per condurla al
padiglione dove la signorina Matilde l'attendeva
ignara di tutto.
Ben presto, quel giorno stesso, nei dintorni
tutti furono informati del dramma avvenuto in
casa di Batot. A Salvicourt si videro giungere
i conoscenti dei castellani, per chiedere notizie
del ferito, e primi fra tutti i Marellier e
i d'Orveilles.
Alviero non era voluto andare a letto, ma
si era ritirato nel suo appartamento, dichiarando
alla madre e alla sorella che non voleva
vedere nessuno.
Tutta questa gente viene per curiosit,
per snobismo, per vedere l'eroe del giorno,
egli aggiunse ironicamente. Non ho alcun
desiderio di stancarmi, neanche un poco, per
soddisfarli.
Per conseguenza, nessun visitatore vide il
signor di Montanes, e Giovanna d'Orveilles
dovette serbare per un'altra occasione le sue
frasi commosse ed entusiastiche.
Che bel colpo ha fatto, quella piccola
Raimonda! ella disse rabbiosamente, mentre
la vettura riconduceva suo padre e lei verso
casa. Il conte Alviero ne era gi visibilmente
innamorato; ma ora che ella gli ha salvato
la vita, non esiter senza dubbio ad offrirle
il proprio nome.
Eh! Ella sar una graziosa contessa!
disse in tono bonario il generale.  nobile
da parte di sua madre, e il signor di Montanes
pu anche prendersi il lusso di sposare una
ragazza povera.
Giovanna si morse rabbiosamente le labbra,
trattenendo una risposta irritata; fin dall'inverno
precedente, ella aveva messo gli occhi
addosso al conte di Montanes che incontrava
spesso nelle feste a Parigi, e vedeva in lui la
possibilit di avverare i suoi sogni pi ambiziosi.
Perci la delusione era dolorosa per lei.
e, dal fondo di quell'anima frivola e invidiosa,
saliva un sordo rancore contro la fanciulla che,
con la sua bellezza e le sue alte qualit morali,
aveva conquistato il cuore di Alviero di
Montanes.
Verso le cinque, un'altra persona venne a
chiedere notizie del ferito: era Andrea Plautin,
accompagnato dal figlio maggiore.
Loro, fateli entrare, disse Alviero,
quando sua sorella venne ad avvertirlo.
Son buona gente, per i quali ho molta stima
e affetto.
Il padre e il figlio si ritirarono un quarto
d'ora dopo, entusiasti dell'accoglienza che il
giovane castellano aveva fatta loro. Uscendo
da Salvicourt, Giuseppe si diresse verso il
paese dove aveva da fare qualcosa. Andrea se
ne and verso casa, una delle case operaie fatte
costruire dal signor Marellier nei dintorni della fabbrica.
Egli camminava a passo svelto, perch sapeva che sua moglie stava in pensiero per lui, in quei giorni di sciopero; aveva ricevuto diverse lettere di minaccia, e la mattina, uscendo di fabbrica era stato insultato...
A un tratto, dalla siepe che correva lungo la strada, un uomo apparve e si avvent contro di lui...
Prendi, ipocrita, sgobbone, traditore, ecco quel che ti meriti!
Un colpo violento gli fu assestato sulla testa, e il suo corpo robusto cadde in terra di schianto prima ch'egli avesse potuto mandare un grido.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Dunque lo sciopero  definitivamente cessato?
Carlo Marellier rivolgeva questa domanda
al padre, mentre beveva a lenti sorsi il caff,
che Alberta aveva loro versato. Era tornato
quella mattina stessa da Trouville, dove non
gli ci era voluto molto tempo per spendere i
denari prestatigli da Alviero.
S, per ora... Ma a che prezzo!... La
povera piccina Batot, uccisa da suo padre...
il signor Alviero di Montanes, ferito... e quel
disgraziato Plautin che forse non sopravviver...
Ma il suo aggressore  stato preso?
Non ancora, ma si suppone che sia
Achille Baujoux.  lui che ha anche cercato
di uccidere il signor di Montanes. Uno del
paese l'ha visto pi tardi, aggirarsi verso il
sentiero dove doveva passare Plautin. Diverse
volte egli aveva proferito parole di minaccia
contro quel brav'uomo, per il quale nutriva un
odio feroce dal giorno che Plautin, quando
ancora quel mascalzone era in fabbrica, gli
aveva dato una punizione ben meritata... Ma
ora si  nascosto e non sono riusciti ancora a ritrovarlo.
E Andrea Plautin  ferito gravemente, avete detto?...
S,  stato mezzo accoppato! Dovr subire
la trapanazione del cranio.  stato trasportato
a Salvicourt, e l rester per essere
curato, perch il signor di Montanes non ha
voluto sentir parlare di ospedale per lui. Tutta
la sua famiglia  alloggiata al castello e il conte
ha fatto venire una suora per supplire la povera
moglie di Plautin, affranta dal dolore e dalla stanchezza.
Carlo ebbe una specie di ghigno.
Via, non c' dubbio, mira proprio a farsi
eleggere deputato, appena avr venticinque
anni! Non l'avrei creduto cos ambizioso e cos abile.
Il signor Marellier alz le spalle impazientito.
Sei insopportabile nel voler vedere sempre
in tutto e in tutti uno scopo interessato! Il
signor di Montanes ha un'indole buona e generosa,
e poi  molto affezionato a quella famiglia
Plautin, cos onesta e cos degna. D'altra
parte, aborre la politica.
Bah, l'appetito vien mangiando!... E poi,
se sposa Raimonda Dalrey, penser lei a condurlo
per quella strada, non temete!  una
delle sue fissazioni, che oggi nessun uomo
abbia il diritto di disinteressarsi alla politica.
E ha ragione, perch si tratta di difendere
tutti i nostri vitali interessi. Per parte
mia, vedrei con gioia un uomo di cuore e intelligente
come il signor di Montanes entrare
in quell'arringo.
Carlo si morse rabbiosamente le labbra: era
sempre stato invidioso di Alviero, delle sue
doti fisiche, della sua ricchezza e della sua
condizione sociale, ma a questa invidia si era
aggiunta la gelosia, da quando aveva indovinato
che Raimonda e lui si amavano; e forse
pi che tutto il resto lo aveva esasperato la
generosit con cui il giovane conte gli aveva
reso il favore richiesto, prestandogli quel denaro
cos presto sfumato. Alviero allora non
aveva fatto alcuna osservazione, ma mentre
tirava fuori dal portafogli alcuni biglietti di
banca, a Carlo era parso di scorgere nel suo
sguardo un rapido bagliore di ironica compassione.
Per le anime basse non vi  peggior
nemico di colui al quale si  debitori di un
beneficio o di un favore.
Dopo aver preso il caff, Carlo se ne and
a girellare per la fabbrica. Passando, si ferm
a parlare con Giuseppe Plautin, di suo padre.
Non si pu ancora sapere se si salver,
signore! Domani tenteranno l'operazione! Il
signor di Montanes ha fatto venire un gran
chirurgo da Rouen. E cos buono con tutti noi,
il signor conte!
Non  tanto difficile, quando si  ricchi
come lui! rispose Carlo.
Ma, signore, ce ne son tanti che son ricchi
come lui e anche di pi, e non pensano
affatto a fare un po' di bene agli altri!
Carlo si allontan, impazientito: avrebbe
dovuto ascoltare da tutti l'elogio di quell'Alviero?
Usc dalla fabbrica e fece un tratto di strada
macchinalmente; dopo poco scorse le eleganti
torri del castello che si profilavano fra gli alberi.
Guarda! Se andassi fino al padiglione a
domandar notizie di Raimonda? pens.
Le sue sorelle gli avevano detto che, in seguito
ai tragici avvenimenti nei quali era stata
coinvolta, la fanciulla aveva addosso una febbretta
nervosa che non voleva cedere. Andare
ad informarsi della sua salute sarebbe stato
per lui uno scopo per la passeggiata.
Si diresse verso la parte del parco dove sorgeva
il padiglione. In cielo fosche nuvole si
addensavano in modo preoccupante. Il barometro
si era improvvisamente abbassato e i
vecchi del paese annunziavano una serie di
temporali e di piogge come non ce n'erano
stati da anni.
Giungendo davanti al padiglione, Carlo trattenne
a stento un gesto di collera vedendo,
davanti alla porta, Alviero di Montanes, col
braccio ancora al collo, parlare con la signorina
Matilde.
Dominando la propria rabbiosa gelosia, egli
si avanz, strinse la mano che il giovane conte
gli tendeva, s'inform della sua salute, poi di
quella di Raimonda...
Sta assai meglio, oggi, grazie, Carlo,
disse la signorina Matilde. Guardate, eccola qui.
Raimonda, che aveva indosso una veste da
camera, grigia a righe rosa, semplice e leggera,
appariva sulla soglia della stanza da
pranzo, tenendo tra le mani un fascio di
maravigliose rose rosse e madreperlacee: una di
esse, la pi bella, era appuntata alla chiusura
dello scollo.
 lui che gliele ha portate! pens Carlo
con rabbia, lanciando un'occhiata cattiva verso
Alviero.
Buon giorno, Carlo, disse Raimonda
tendendogli la mano. Siete molto gentile
a venire a trovarci, appena arrivato.
Volevo giudicare con i miei occhi che
questo dramma, molto commovente, a quanto
mi hanno detto, non avesse lasciato conseguenze
gravi su voi. Ma mi rassicuro, avete
un aspetto molto soddisfacente.
S, stamattina sta proprio meglio,
disse la signorina Matilde, dando uno sguardo
soddisfatto al colorito roseo ed agli occhi rilucenti
della nipote. Il dottore le ha raccomandato
di distrarsi in questo momento, e il
signor di Montanes ci ha messe di buon umore
con una simpatica conversazione!
Siete troppo buona, signorina! disse
Alviero inchinandosi con un sorriso. Sarei
molto lieto se fossi riuscito a distrarre un poco
Raimonda... Verrete nel pomeriggio al castello,
 vero, Raimonda?
S, il dottore mi ha dato il permesso. Vedr
quel povero Plautin... Luisetta  venuta
ieri tutta in lacrime; ho cercato di consolarla,
di infonderle un po' di speranza, perch insomma
si pu ancora sperare,  vero?
S, un po'... Ma non state in piedi, Raimonda.
A pi tardi, allora.
Egli s'inchin e baci la mano che ella gli
tendeva. Carlo sorprese i loro sguardi che s'incontravano,
affettuosi e commossi.
Andate via anche voi, Carlo? disse la
signorina Matilde vedendo che egli pure s'inchinava
davanti a lei.
S, continuer la mia passeggiata, signorina.
Accompagnatemi fino al castello! propose Alviero.
Carlo acconsent, senza saper neanche perch...
E i due giovani si allontanarono insieme
nel viale dove gi cadeva qualche foglia gialla.
Una sorda collera sconvolgeva l'anima di Carlo;
egli aveva una voglia pazza di attaccar lite
con l'uomo troppo felice che gli camminava
al fianco, e di cui poteva rilevare ancora una
volta, in quel momento, l'elegante distinzione
e la grazia affascinante.
Sono contento per vostro padre che tutti
questi tristi avvenimenti abbiano almeno avuto
il risultato di far riflettere gli operai e di far
cessare lo sciopero, disse il signor di Montanes
dopo qualche istante di silenzio.
S,  stata una fortuna... Ma voi siete
stato sul punto di rimetterci la pelle. Se non
c'era Raimonda... Ma sapete che  molto romantica
quella vostra avventura?
Il tono beffardo col quale il giovane Marellier
pronunzi quelle parole, fece aggrottare
le sopracciglia di Alviero.
Non vedo il perch, disse seccamente.
Noi abbiamo,  vero, corso insieme un gravissimo
pericolo, ma che cosa trovate di romantico
nel fatto?
Ma come, vi date appuntamento tutti e
due per curare una povera bambina ammalata,
e dite che...
La mano di Alviero strinse con violenza il
braccio del giovane Marellier.
Chi vi ha raccontato i fatti in questo
modo?
Ma... le mie sorelle...
Non  vero!... Conosco troppo bene la
signorina Alberta e la signorina Marta e so
che esse sono incapaci di svisare la verit. Siete
voi, Carlo, che avete malignamente inventato ci.
Ebbene, e se anche fosse cos? fece
l'altro con arroganza. Sono libero di interpretare
i fatti a modo mio!
Egli cercava intanto di sciogliersi dalla
stretta di Alviero; ma questi lo strinse pi
forte ancora.
Sentite, Carlo; se parlate con qualcuno
di questa menzogna, vi do in pubblico una lezione
di cui vi ricorderete per un pezzo.
Voi m'insultate, grid Carlo, livido
dalla rabbia. Ma me ne renderete ragione!
Povero ragazzo mio, vi consiglio di non
provocarmi! disse Alviero con una risata
ironica. Potrebbe finir male per voi... E
d'altra parte i miei principii religiosi mi proibiscono
il duello.
Questo vorrebbe dire che indietreggiate!
Siete un vile!
Di nuovo una risata canzonatoria sfugg
dalle labbra di Alviero.
Ah, s, il solito discorso! Me lo aspettavo...
Credo di aver abbastanza dimostrato di
non essere un vile. Ma, del resto, non mi curo
della vostra opinione, n di quella dei pari
vostri.
Cos dicendo, lasci il braccio di Carlo e fece
un movimento per allontanarsi; ma il giovane
Marellier, pazzo dalla rabbia, gli si piant
davanti.
Sarebbe troppo comodo, finirla cos, dopo
avermi insultato.
Chi ha cominciato? Negate dunque che
avevate l'intenzione di provocarmi?
S, l'ho avuta, perch vi odio... e...
non voglio che lei divenga vostra moglie!
Alviero alz la testa con un gesto altero.
Questa  una faccenda che non vi riguarda!...
Tiratevi indietro e lasciatemi passare,
ve ne prego!
Ma Carlo, esasperato dal superbo disprezzo
di Alviero, e non dominandosi pi, si scagli
su di lui con l'intenzione di farlo cadere. Faceva
assegnamento, senza dubbio, sul braccio
immobilizzato del giovanotto, che gli toglieva
gran parte della sua forza. Infatti Alviero, sorpreso
dal colpo, cadde a terra trascinandosi
dietro il suo aggressore.
Carlo lo agguant con le braccia e cerc di
appoggiargli un ginocchio sul petto. Ma Alviero,
sotto un'apparenza delicata, aveva una
gran forza nervosa e lottava con energia contro
il giovane Marellier, pi piccolo e pi debole...
Avrebbe potuto di l, farsi sentire dal padiglione;
ma non voleva chiamare per timore
che quell'indemoniato se la prendesse con Raimonda
e con la signorina Matilde...
Eppure sentiva che non avrebbe potuto lottare
a lungo cos...
Ma dal padiglione, Raimonda aveva seguito
con lo sguardo, nel viale diritto, i due giovani
che si allontanavano; li aveva visti fermarsi,
aveva capito dai loro gesti che era sorta fra
loro una discussione... Poi ad un tratto li
aveva veduti rotolarsi per terra...
Allora, chiamando con un grido di terrore
la signorina Matilde, era accorsa in gran fretta,
preceduta da Minosse.
Dagli, Minosse! Piglialo! grid Alviero
vedendo il cane.
L'animale salt addosso a Carlo e gli azzann
una spalla. Il giovane mand un grido
di dolore e lasci andare Alviero.
Questi, approfittando del momento, tir un
pugno nel petto dell'aggressore, e lo mand
a ruzzolare lontano; poi, svelto, si rialz in piedi.
Basta, Minosse, basta! grid, vedendo
il cane pronto a buttarsi di nuovo su Carlo,
livido dalla paura.
L'animale obbed, ringhiando sordamente,
e fissando sempre lo sguardo sul giovane Marellier.
Alviero accorse verso Raimonda e le prese
una mano.
Ancora uno spavento per voi, mia povera
Raimonda! Come siete pallida!
Alviero!... Ma che cosa voleva da voi?
Ha provocato una stupida lite... Senza
dubbio oggi non aveva la testa a posto... Tornate
subito in casa, Raimonda, e prendete
qualcosa per rimettervi.
Ma... e lui? domand ella indicando
Carlo che si rialzava livido, col viso stravolto.
S'arranger da s, non vi preoccupate...
Minosse  una bestia sana, non c' da temer
niente. Egli serber soltanto il segno delle
zanne della brava bestia, e questo gli ricorder
la gloria della sua vile aggressione...
Venite, Raimonda, ecco la vostra povera zia
che accorre, tutta impaurita.
Qualche istante pi tardi Alviero, Raimonda
e la signorina Matilde erano riuniti nella stanza
da pranzo. Le mani abili della vecchia signorina
fasciavano di nuovo la ferita di Alviero,
che si era riaperta.
Ma guardate un po' che vigliacco!...
mormor ella. Del resto quel ragazzo non
mi  mai andato a genio. Mi  sempre parso
che avesse un'aria sorniona; e poi deve essere
invidioso.
Ma, non parliamo pi di quell'individuo!
fece Alviero. E non parleremo con nessuno
di questa storia, a causa della famiglia
che  tanto per bene, vero?
Oh, certo! esclam Raimonda. Se
lo sapessero, quei poveretti!... Non credete che
fosse un po' pazzo, Alviero?
Pu darsi benissimo! rispose questi
con un lieve sorriso d'ironia. Ci sono pazzie
di tutti i generi.
Ecco fatto! disse la signorina Matilde
fermando la fasciatura. Ora vi rimetterete
un po' bevendo, insieme con Raimonda, questo
buon cordiale.
Non ne ho bisogno, ve lo assicuro, signorina.
Ma se si tratta di tener compagnia a Raimonda!...
Egli sedette vicino alla fanciulla e le prese
una mano, fissando uno sguardo affettuoso sul
bel visino pallido.
Trema ancora, questa povera manina!...
Quel mostro di Carlo!... Gli avrei perdonato
tutto, fuorch di avervi ancora spaventata.
Ma non  niente, Alviero; fra un minuto
sar tutto passato... Ho avuto un tal momento
di angoscia vedendovi sopraffatto da
quello sciagurato! Senza Minosse...!
Un lungo brivido la scosse tutta.
Vi sarebbe davvero dispiaciuto molto se
quel briccone mi avesse strozzato? le domand
Alviero, chinandosi verso di lei e guardandola
negli occhi con tenerezza.
Che domanda!... ella balbett, diventando
rossa rossa.
S, una domanda un po' strana, permettetemi
di dirvelo, soggiunse la signorina
Matilde, guardando il giovanotto con aria perplessa
e scontenta.
Oh, Raimonda, capisce benissimo quello
che voglio dire! egli rispose con un sorriso.
E anche voi, cara signorina Matilde... Ecco,
giacch son sicuro in anticipo del consenso di
mia madre, perch non dovrei cercare di essere
sicuro della mia sorte, adesso?... La domanda
ufficiale verr pi tardi, ma prima, ditemi
subito, Raimonda: accettereste di diventare
mia moglie?
La mano di Raimonda trem in quella di
Alviero, e i begli occhi bruni brillarono di
gioia...
Accetter... se mi promettete di diventare
un uomo utile, Alviero.
Su questo punto, potete star sicura, Raimonda.
Il vostro esempio, il vostro caro influsso
mi hanno gi indirizzato per quella via,
e non dipender che da voi che io faccia rapidi
progressi... E voi, signorina Matilde, acconsentite?
Per forza, poich siete in due contro di me!
rispose ella ridendo.
Ma in lei la vivissima soddisfazione era accompagnata
da un po' di timore: certo, quel
matrimonio era un sogno per Raimonda sotto
tutti i rapporti; ma Alviero, cos vivace ed elegante,
era davvero serio come pareva dimostrarlo
la sua condotta da qualche tempo? Non
si sarebbe in seguito stancato dell'esistenza
calma e nobilmente cristiana che Raimonda desiderava
per lui?
Ah, che questione spinosa sono i matrimoni!
ella pensava, andando e venendo, mentre
i fidanzati chiacchieravano vicino alla finestra
aperta. Eppure si vogliono bene davvero,
quei cari ragazzi! Alviero ha certo un
buon carattere, franco e leale! Certo, sono un
po' troppo diffidente quando si tratta della mia
piccola Raimonda.
Zia, c' il postino! disse a un tratto
la fanciulla; e insieme con Alviero and incontro
all'uomo, che le consegn la posta del
padiglione, e cio una lettera per la signorina
Matilde. La portarono alla vecchia signorina
che, non avendo sotto mano gli occhiali, preg
sua nipote di leggerla ad alta voce.
 del nostro cugino d'Erquoy, disse
Raimonda guardando la firma.
E lesse:
Signorina,
Sono in Francia da qualche settimana, e
spero di venire a Palerville ai primi della settimana
prossima per passarvi ventiquattrore.
Volete chiedere, per favore, al conte di Montanes
se mi autorizza a far fare le ricerche il
cui disegno fu abbandonato in seguito alla mia
partenza per il Tonchino e alla malattia della
povera Daniela?... Mancandomi il tempo, incaricherei
delle ricerche una persona di mia
fiducia, e in caso di scoperta, verserei met
della somma al signor di Montanes, oppure
a mia cugina; per questo vi metterete d'accordo
tra voi.
Spero, signorina, che mi darete notizie migliori
di Daniela; se mi fosse stato possibile
trattenermi pi a lungo a Palerville, sarei certamente
venuto a trovarla, ma con gran rammarico
i miei minuti saranno assolutamente
contati.
Vogliate gradire, signorina, i miei rispettosi
ossequii ai quali unisco il mio ricordo
affettuoso per le cugine.
Paolo d' Erquoy.
Paolo d'Erquoy!
La signora Dalrey era entrata senza rumore,
ed ora ripeteva quel nome con voce terrorizzata.
Coloro che erano presenti, restarono per un
momento sbalorditi. Dalla notte in cui era diventata
pazza, ella non aveva mai fatto attenzione
ai discorsi che venivano tenuti intorno
a lei; sembrava riconoscere appena la cognata
e la figliuola, e quanto agli altri, il suo occhio
indifferente pareva non li vedesse nemmeno.
Bisognerebbe cercare di risvegliare in lei
una commozione, aveva detto il dottore.
Ma fino a quel giorno niente aveva servito
a questo scopo. Ed ecco che ora il suo pallido
viso era sconvolto, ed i suoi occhi smorti erano
pieni di spavento e di orrore...
Paolo... E qui Paolo? ella balbett.
Ma no, ma no! si affrett a dire la signorina
Matilde. Ha solamente scritto.
Ha scritto?... Perch?
Per farci sapere che verr a passare ventiquattr'ore
a Palerville.
Egli viene... per... per...
Ella si mise le mani intorno al collo, e cadde
riversa, in preda ad una crisi nervosa.
Si calm abbastanza presto, grazie alle cure
energiche della signorina Matilde. Pareva che
un velo si fosse di nuovo disteso sulla Sua
mente, e gli occhi avevano ripreso la loro
espressione indifferente e inanimata.
Mia povera Raimonda diletta, quante
emozioni per voi I disse Alviero congedandosi
dalla sua fidanzata. Che strano effetto
ha prodotto quel nome, non  vero?
Davvero,  strano, Alviero... E quel gesto?...
Avevano tentato di strangolarla...
Si guardarono, e tutt'e due compresero che
lo stesso terribile pensiero era sorto nella loro
mente.
Oh, ma non  possibile! balbett Raimonda
con un gesto di raccapriccio.
Chi sa!... Forse la Provvidenza ci ha
fornito la buona traccia... Arrivederci a oggi,
cara Raimonda. Mia madre verr a fare la
domanda ufficiale, ed io l'accompagner.
Egli si allontan, portando con s la visione
di un dolce sguardo radioso. Pensando a Raimonda
ed anche alle nuove ipotesi che si schiudevano
sui misteri della Bercire, egli camminava
un po' come in sogno, tanto che urt Giacomo
di Bordres che giungeva da un viale
trasversale.
Che distratto! disse il visconte ridendo.
Hai il viso di un cospiratore, oppure di
un innamorato.
Sono infatti l'uno e l'altro.
Innamorato s, lo so. Ti faccio anzi i miei
complimenti, la futura contessa  incantevole.
Ma cospiratore?
Senti, abbiamo ancora una mezz'ora di
tempo prima di colazione, vieni in camera mia
e ti racconter tutto mentre mi cambio vestito.
Infatti ne hai proprio bisogno!... Ti sei
divertito a far le capriole nella polvere del
parco?
Oh, una stupida storia della quale non
val la pena di parlare! disse Alviero alzando
le spalle.
Il signor di Bordres parve profondamente
incuriosito dai particolari del mistero della
Bercire, che suo cugino gli raccont parlando
in tedesco, per non essere capito dal cameriere
che andava e veniva, servendo il suo giovane
padrone.
Guarda, guarda,  davvero molto strana
questa commozione manifestata dalla signora
Dalrey al nome di suo cugino! egli osserv
quando Alviero ebbe finito il racconto.
Commozione... di', piuttosto, terrore...
Uhm! Credi che si potrebbe seguire questa
traccia?
S, se la poveretta avesse qualche altro
lampo d'intelligenza. Forse si potrebbe provocarlo
pronunziando ancora quel nome davanti
a lei?
E se le sopravvenisse una nuova crisi
come quella di poco fa? No, non possiamo correre
un rischio simile. Bisogner trovare qualche
altro mezzo... E ora che son pronto, ti
prego di scusarmi, caro amico, se ti lascio,
ma vorrei dire due parole alla mamma prima
di colazione.
Va', va' pure! disse Giacomo con un
sorriso stanco. E se vuoi che ti porti qualche
anello di fidanzamento da scegliere, mi
sar facile perch domani andr a passar la giornata a Parigi.
Grazie, ma andr da me con l'automobile.
Anzi, se vuoi, puoi venire con me... Non
trover mai niente, capisci, che sia abbastanza bello per lei.
Perbacco! Com' innamorato! mormor Giacomo guardando il cugino che si allontanava.
Uomo felice, che  nella buona
via, e che ha saputo serbare il cuore intatto
per offrirlo all'eletta, a quella fanciulla dallo
sguardo cos puro e cos onesto!... Io invece non sono che un naufrago!
E, con un gesto pieno d'indicibile stanchezza,
si pass una mano sulla fronte stempiata, solcata da rughe profonde.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Dopo aver eseguito l'operazione, il chirurgo
aveva dichiarato al signor di Montanes che non
disperava di salvare Andrea Plautin.
Achille Baujoux era sempre irreperibile;
nessuno l'aveva visto, e si credeva che fosse
riuscito ad allontanarsi dal paese subito dopo commessa l'aggressione.
Quell'attentato contro un uomo onesto e
molto stimato, aveva prodotto una grande indignazione
in paese... E, molto ingiustamente,
una parte dello sdegno verso Achille ricadeva sul povero Tonino.
Il ragazzo soffriva molto nel vedere le occhiate
diffidenti che lo seguivano, nell'udire le
osservazioni malevole di coloro che lo avevano
visto di buon occhio fino allora. La signorina
Raimonda, che avrebbe saputo consolar cos
bene la sua pena, non s'era ancora rimessa,
e usciva pochissimo. E poi, forse, ella avrebbe
avuto meno tempo disponibile, ora che era fidanzata
col signor conte, come mamma Jacquet
aveva annunziato ad Antonio il giorno prima.
Quella mattina, egli dunque se ne andava
malinconicamente dietro al gregge, a cui un
grosso cane faceva la guardia. Quel giorno
dovevano cambiare il pascolo: il contadino
aveva dato l'ordine di condurre il gregge al
prato delle Cave (chiamato cos perch si stendeva
lungo le vecchie cave abbandonate, invase
dalle erbacce e dagli arbusti selvatici).
Queste cave avevano una pessima reputazione,
specialmente da quando vi si era stabilito, in
una capanna che si era costruita da s, un
certo Pietro Boulet, sedicente calderaio di professione,
ma in realt cacciatore di frodo. Tre
anni prima, Alviero, facendo un giro in una
bandita di caccia vicina a Salvicourt, aveva
sorpreso quell'individuo mentre portava via
alcune lepri prese al laccio, e, senza ascoltare
le sue proteste, lo aveva consegnato alla Giustizia.
Da quel giorno Pietro Boulet odiava il conte di Montanes.
Antonio, giunto sul prato, sedette presso
uno dei cespugli di arbusti folti che cingevano
le cave, e tir fuori dalla tasca un libro che
Raimonda gli aveva dato: era il racconto della
vocazione sacerdotale di un figlio di operai, divenuto poi vescovo.
Anch' io vorrei farmi prete! pens Antonio.
Non aveva ancora osato confessare a nessuno
quel desiderio, nato in lui il giorno dopo
la sua prima Comunione. Era, egli pensava,
un'idea cos temeraria per lui, figlio di un
forzato, povero ragazzo allevato per carit, sognare un onore simile!
A un tratto il cane abbai e corse in avanti ringhiando...
Chiama il tuo cane!... fece una voce rauca.
Antonio si volt indietro di scatto, e lasci
sfuggire un'esclamazione di terrore. Davanti
a lui, sbucando da un cespuglio formato da
arbusti incolti, sorgeva la magra figura di suo fratello.
Chetati, stupido!... disse rudemente
Achille. E vieni con me, ho da parlarti.
Siccome il ragazzo, tremante, con gli occhi
sbarrati, pareva non capire, Achille lo afferr
con violenza per un braccio e lo fece alzare.
Poi lo trascin verso il bosco, lo fece entrare
fra i cespugli, e si ferm davanti ad un albero
i cui rami bassi toccavano terra.
Via. monta lass e svelto!
Per...ch? balbett Antonio.
Un pugno nella schiena fu la risposta... E
Antonio, terrorizzato, si arrampic con l'aiuto
dei rami bassi per giungere al centro dell'albero
che formava uno spazio sufficiente per
contenere due persone magrissime e che stessero
molto strette. Con un'occhiata, egli vide
un fucile posto in equilibrio su due rami.
Dietro a lui, Achille sal alla svelta. Con una
spinta fece addossare il fratello contro un
grosso ramo, si accomod alla meglio contro
un altro e attir il fucile vicino a s.
Ed ora, discorriamo... Prima di tutto
ti avverto che se dici a qualcuno che mi hai
visto, ti concio per le feste... Hai capito?
Tutto tremante, il ragazzo balbett:
No,... non dir niente... Sei mio fratello...
non posso... Ma come hai potuto fare
una cosa simile... Oh, Achille!
Pensa agli affari tuoi, pezzo di imbecille!
Se almeno fossi riuscito a liberarmi davvero
di quel Plautin!... Ma ce n' un altro col
quale ce l'ho anche di pi... Ma questo  un
altro discorso. Voglio andarmene via di qui,
perch, a lungo andare, il posto diventa pericoloso.
Ma non ho quattrini per filare altrove,
e anche Pietrino Boulet  in un momento
di miseria. Quei bricconi dei signori di Salvicourt
fanno talmente sorvegliare le bandite,
che egli non guadagna pi niente qui... Bisogna
che tu mi trovi dei soldi, Antonio... intendi bene: dei soldi.
Dei soldi 1... E dove vuoi che li trovi; io non li ho davvero!
Perbacco, so benissimo che non sei un capitalista. Ma un ragazzo svelto sa come procurarseli facilmente. Babbo Jacquet deve avere un bel gruzzoletto...
Oh!
Quell'esclamazione era accompagnata da un
cos brusco gesto di orrore che Tonino fu sul
punto di cadere.
Achille sogghign.
Ti fa schifo?... Gi, sei stato educato
tanto bene che ti hanno empito la testa di tante
ubbie cretine! Ma bisogner che tu cambi idee,
bambino mio... E intanto comincerai col fare
questo piacere a tuo fratello.
Mai! Mai! rispose energicamente Antonio.
Ma rabbrivid vedendo un lampo di malvagit
brillare negli occhi del fratello maggiore.
Ah, ti rifiuti? La vedremo...
Achille s'interruppe a un tratto: il suo
sguardo era stato attirato da una figura maschile
che appariva nel prato, con un cane alle calcagna.
Lui!... Oh, se almeno passasse qui sotto! mormor.
Era il signor di Montanes che giungeva cos
vestito da cacciatore, col fucile a tracolla. Ma
la selvaggina quel giorno non aveva nessuna
attrattiva per lui, e il bel cane da caccia, dal
lungo pelo nero e rossiccio, alzava invano gli
occhi maravigliati verso di lui come per dirgli:
Ma allora, che siamo venuti a fare?.
Alviero pensava alla fidanzata; ricordava le
conversazioni cos intime e affettuose, nelle
quali ella gli additava con gran delicatezza la
strada che avrebbe voluto vedergli scegliere.
Gli pareva di udire la sua bella risata franca,
la sua voce vibrante... E, sorridendo, pensava
al gentile rimprovero del giorno innanzi, quando
egli le aveva offerto un nuovo regalo, un
braccialetto che era un piccolo capolavoro di
buon gusto e di artistica ricchezza.
Alviero, non dovete fare di queste pazzie
per me! ella aveva detto, cercando di
assumere un'aria di gran seriet bench in
fondo trovasse il braccialetto tanto bello!
Sono cos felice di farvi cosa grata, Raimonda!
Allora... Se ci vi deve far piacere, ve
lo permetto qualche volta... Ma non esagerate,
ve ne prego, Alviero! Per quanto ricco uno
sia, non deve fare tante spese inutili.
Com'era giudiziosa e profondamente cristiana
la sua graziosa Raimonda... Ma anche
tanto allegra, piena di vita, intelligente e spiritosa!
Cos fantasticando, egli non vedeva, lass,
due occhi lampeggianti di odio che lo fissavano...
E quando il giovane conte macchinalmente
si diresse verso il bosco, quegli occhi
brillarono di una gioia diabolica.
Ah, questa volta non mi scappi! mormor
Achille.
Imbracci il fucile... Ma Tonino aveva capito,
e con un grido di raccapriccio afferr
il braccio del fratello...
Achille!... No!...
Una mano gli strinse la gola, e una voce
irata gli mormor all'orecchio:
Se dici una parola, se getti un grido, ti
ammazzo!... E lui, lo ammazzer lo stesso,
dopo!
Mezzo soffocato, il ragazzo si abbranc ad
un ramo per non cadere... Achille lo lasci
andare e, spianando l'arme, mir lentamente,
senza furia, perch il giovane conte era ancora
troppo lontano per poterlo colpire con sicurezza...
Signore, scappate, o vi ammazzeranno!
Riunendo con uno sforzo straordinario tutto
il suo coraggio, Antonio era riuscito a lanciare
quel grido di allarme... Achille pronunzi una
spaventosa bestemmia.
Canaglia!... Prendi questo,  quel che
ti meriti!
E tirato fuori di tasca il coltello, Achille lo
immerse nel petto di Antonio.
Il ragazzo mand un gemito sordo. Il suo
corpo inerte vacill e, attraverso ai rami che
si aprirono al suo passaggio, precipit in terra.
Alviero aveva udito il grido di allarme e,
sorpreso, era rimasto immobile; ma, vedendo
quel corpo precipitare, fece un movimento per
correre a quella volta.
Non ti avvicinare! grid una voce dietro
a lui. C' qualcuno che ti prende di
mira, lass!
Era il signor di Bordres che veniva a raggiungere
il cugino, e che, entrando nel prato,
aveva visto luccicare tra le foglie, le canne
di un fucile.
Nello stesso istante rimbomb una detonazione,
e una palla attravers il cappello da
caccia di Alviero.
Il giovanotto si precipit verso il cespuglio...
Ma Achille Baujoux, vedendo fallito il colpo,
era scivolato gi dall'albero, svelto come uno
scoiattolo e ora fuggiva attraverso l'intrico
dei rami.
A noi, Giacomo! Diamo la caccia a quel
miserabile! grid Alviero, slanciandosi in
avanti.
Ma il bosco era fitto, propizio ai nascondigli,
e i due giovanotti capirono subito che le
loro ricerche sarebbero state vane, e che essi
rischiavano inoltre di cadere in qualche tranello.
Ritornarono quindi verso l'albero: Antonio
era disteso per terra, livido, con gli occhi
chiusi; e dal petto gli scorreva un rivolo di
sangue.
Ma  il piccolo Baujoux! esclam Alviero.
Povero ragazzo. Cos' successo? Era
forse suo fratello? Non ho avuto il tempo di
distinguere quello scellerato. Ma la cosa pi
urgente  di arrestare il sangue. Poi lo trasporteremo
al castello, che  pi vicino di
Riettes.
I due giovani, bench poco pratici, riuscirono
a fare una medicatura provvisoria; poi,
con molto riguardo, sollevarono Antonio e lo
portarono via sulle braccia.
La sera del giorno stesso, si seppe che i
gendarmi, avvertiti dal signor di Montanes
della probabile presenza di Achille nei dintorni,
erano riusciti a farlo prigioniero nel
momento in cui egli cercava di fuggire dal
territorio comunale, dopo aver accoppato un
vecchio pastore e averlo derubato dei suoi risparmi.
Ma Antonio era in fin di vita; il curato era
venuto a somministrargli i Sacramenti, ed ora
il povero ragazzo si spengeva lentamente, assistito
da Raimonda, da Francesca, da Alviero
e dal signor di Bordres. I suoi occhi azzurri
andavano dall'uno all'altro, come per ringraziarli
tutti.
Signorina Raimonda...
La fanciulla si chin su di lui, perch la
voce era debole, quasi indistinta.
Che cosa vuoi, caro piccino?
Voglio dirvi una cosa... Sarei voluto diventare
sacerdote... Il signor curato mi disse
che avrei potuto... ma son contento lo stesso,
perch muoio... per quelli a cui voglio bene...
perch il signor conte non  stato ucciso...
e voi non avete ragione di piangere.
Le labbra di Raimonda si posarono a lungo
sulla fronte del ragazzo.
Grazie, Tonino mio! Tutta la vita ci ricorderemo
che  a te, dopo Dio, che dobbiamo
di non aver visto spezzata, questa mattina, la
nostra felicit.
Alviero, molto commosso, baci a sua volta
il ragazzo e tenne a lungo tra le mani quella
manina bruna, da cui il calore sfuggiva a poco
a poco. Ma il viso di Antonio esprimeva una
calma radiosa. Soltanto per un momento, egli
parve turbato, e coloro che gli erano vicini
videro passare nel suo sguardo un'angoscia
dolorosa.
Achille... andr all'Inferno!... mormor.
Non si pu mai sapere, ragazzo mio.
Pu darsi ch'egli un giorno si ravveda.
Chieder per lui... al buon Dio...
Il povero piccino fu scosso da un brivido;
i suoi occhi azzurri guardarono, successivamente,
per l'ultima volta, tutti i presenti e si
fermarono sul signor di Bordres che, in piedi,
dietro a Francesca, era commosso anche lui,
nonostante la sua abituale indifferenza di gaudente
annoiato di tutto.
Volevo fare... il prete... il prete!...
Che cosa c'era mai in quello sguardo infantile,
perch Giacomo, diventato mortalmente
pallido, indietreggiasse cos, sfuggendolo? E
perch quegli occhi, prima di chiudersi per
sempre, si fissarono per ultimo su lui?
Egli usc dalla camera e cammin a caso
nel parco. I rimorsi che tanto spesso lo avevano
assalito, in certe ore, nel corso della sua
vita dissipata, gli ritornavano tutti insieme, a
un tratto, e con essi il ricordo della sua esistenza
trascorsa, la sua esistenza di bambino
pio, di adolescente serio e buono. Si rivedeva
mentre serviva la Messa con fervore profondo,
sognando il giorno in cui, anch'egli sarebbe
salito all'altare per la prima volta. Gli pareva
di udire le calorose esortazioni, i consigli cos
soavi e nello stesso tempo austeri del suo direttore,
il buon padre Marcelly. Vedeva davanti
a s la figura esile e il viso serio del suo
migliore amico di allora, Guido di Vadans,
ora vicario in una parrocchia popolare di Parigi.
Si erano incontrati l'anno prima in un
salotto, dove l'abate di Vadans andava a far
la questua per la fondazione di un patronato,
e mai egli non avrebbe potuto dimenticare
l'espressione di compatimento e di profonda
tristezza dello sguardo che l'amico gli aveva
rivolto, n l'inflessione affettuosamente grave
che aveva preso la voce di Guido nel dirgli:
Spero che ci rivedremo, Giacomo!
Rivedersi? Su questa terra, forse? Ma dopo?
Colui che aveva seguito l'appello divino, che
si dava interamente al suo ministero con uno
zelo vivificato dall'amore di Dio e delle anime...
e l'altro, il disgraziato che aveva ceduto
al peccato, che si era allontanato dalla retta
via e si era smarrito nei sentieri del male...
quei due esseri, partiti dallo stesso punto, e
ora cos dissimili, non erano destinati a trovarsi
divisi nell'eternit?
Oh, non credere pi! Non credere pi
che un Dio esista! egli mormor febbrilmente.
Ma quella fede, un tempo cos viva in lui,
non lo aveva mai abbandonato in mezzo ai peggiori
traviamenti. E quella fede accresceva la
sua tortura, quando i rimorsi lo assalivano,
come in quel momento.
Perch son rimasto vicino a quel ragazzo?
Oh, com' felice lui! Fossi morto a quell'et!
Si lasci cadere su una panchina e nascose
il viso tra le mani. Nella notte profonda e
calda, in cui guizzavano lampi precursori del
temporale che minacciava da diversi giorni,
egli rimase a lungo cos, noncurante delle ore
che passavano, sommerso dalle onde di quel
fiume di dolore e di sconforto di cui parla il
profeta, scorgendo nella sua anima tenebre
pi profonde di quelle che lo circondavano in quella notte.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Mai, a memoria d'uomo, non c'era stato nel paese un temporale simile a quello che scoppi quella notte sulla regione e continu fino alla mattina dopo.
Fulmini che incendiarono diverse case e uccisero
sei persone, grandine che devast i
campi, trombe d'acqua che fecero improvvisamente
salire il livello del fiume in modo pauroso
, non vi manc proprio nulla.
Verso le due Alviero, approfittando di un
momento di calma, si diresse verso il padiglione
della Sorgente per vedere la sua fidanzata,
e portare alla signorina Matilde un biglietto
ricevuto poco prima da Paolo
d'Erquoy... Poich si era incaricato egli stesso di
rispondere alla richiesta del cugino della signora
Dalrey, dandogli il permesso domandato.
Paolo gli aveva scritto, in risposta, poche
parole di ringraziamento, dicendo che sarebbe
venuto senza indugio a Palerville.
Nello stesso tempo erano giunte, per lettera
raccomandata, le informazioni confidenziali
richieste dal signor di Montanes a un alto personaggio,
che conosceva bene la vita intima di
tanti alti funzionari e dei loro protetti. Il signor
d'Erquoy vi era descritto come un uomo
ridotto a viver d'espedienti, nonostante il lauto
stipendio, ed assolutamente privo di scrupoli.
Aveva bisogno di denaro, ecco, ed era disposto
a procurarsene con qualunque mezzo, come
egli stesso aveva cinicamente dichiarato un
giorno a un amico, in uno dei suoi rarissimi
momenti di espansione.
Giunto al padiglione, Alviero trov la signorina
Matilde e Raimonda molto turbate.
Quel temporale spaventoso aveva stranamente
agitato la signora Dalrey, e da qualche ora
ella andava e veniva senza tregua per la casa,
con gli occhi inquieti, mormorando parole
sconnesse.
Non sappiamo come fare per calmarla!
disse Raimonda, i cui occhi cerchiati denotavano
la stanchezza e l'ansia.
Non vi desolate, Raimonda cara, voglio
provare se sar pi fortunato io. Su questi
poveri malati, qualche volta ha pi potere una
persona che vedono meno spesso, di quelle
che si vedono generalmente d'intorno.
E il giovanotto, andando verso la signora
Dalrey, le prese le mani con gesto risoluto e
dolce nello stesso tempo.
Che cos'avete? Qualche cosa vi turba?
L... l... balbett la vedova stendendo
la mano verso un angolo della stanza.
Chi c'?... Cosa vedete l?
Lui!... Vedete, vedete come stende le
mani... Oh!...
E come l'altra volta, ella si mise le mani intorno
alla gola, guardando sempre con occhi
sbarrati e terrorizzati, quell'angolo ove ella
sola vedeva qualche cosa.
Lui, chi? domand Alviero.
Lui... non ricordo pi come si chiama...
Ha una maschera, vedete... Ma ho riconosciuto
la sua voce quando mi ha detto: Ah,
briccona, tu mi spii!. Ed egli... egli...
Cos dicendo vacill e cadde tra le braccia
di Alviero.
Aiutato dalla signorina Matilde e da Raimonda,
egli l'adagi sopra una sedia a sdraio.
La povera signora non aveva perduto i sensi,
ma si lasci cadere, inerte e come affranta, sui
cuscini che la figliuola ed il futuro genero le
accomodavano con cura dietro le spalle.
Senza dubbio, qualche cosa si ridesta in
quella povera mente! sussurr la signorina
Matilde all'orecchio di Alviero.
S... e questo ci apre nuovi orizzonti...
Raimonda mia, lasciamo ora tranquilla la vostra
povera mamma;  la cosa migliore dopo
questa crisi, e venite con la signorina Matilde
nella stanza vicina, dove discorreremo un po' di
questa faccenda.
In quel colloquio si parl molto di Paolo
d'Erquoy: nonostante tutto l'orrore che quell'idea
destava in loro, la signorina Matilde e
Raimonda furono costrette ad ammettere che
i sospetti del signor di Montanes avevano molto
fondamento.
E siccome i due fatti sono stati riconosciuti,
dalla Giustizia, come collegati tra loro,
ne vien di conseguenza che potrebbe darsi benissimo
che il signor Alberico d'Erquoy fosse
stato vittima...
No, Alviero,  troppo orribile! esclam
Raimonda
Sarebbe spaventoso, lo ammetto! Ma non
 affatto impossibile. Insomma, ci rifletter e
stasera stessa scriver a un giovane magistrato
amico mio, per chiedere il suo parere in proposito.
Poi, quando il signor d'Erquoy verr
alla Bercire, far in modo di trovarmici anch'io,
e vedr allora quello che le circostanze
mi suggeriranno. A proposito della Bercire,
sembra che il fiume salga molto e cominci a
inondare il giardino.
Oh, i nostri poveri mobili! Non sarebbe
meglio, forse, farli portar via?
Credo che si possa ancora aspettare un
po'; se smette la pioggia, la piena cesser.
La pioggia?... Guardate un po' il cielo,
amico mio! disse la signorina Matilde stendendo
la mano verso la finestra. Avremo
uno scroscio torrenziale fra pochi minuti. Speriamo
che non avvenga qualche disastro!
Purtroppo, non  difficile! Sono inquieto
per i nostri amici Marellier. L'acqua dev'esser
gi entrata nei loro edifici.
Qualche minuto dopo, infatti, come la signorina
Matilde aveva predetto, l'acqua cadeva
di nuovo a torrenti, mista a grandine...
Quando cess di piovere, i viali del parco e
la spianata davanti al padiglione erano trasformati
in paludi.
Vado via subito, ora, per non fare stare
in pensiero la mamma e Francesca che mi crederanno
affogato, disse Alviero. Per
fortuna mi son bene equipaggiato.
Salut la fidanzata e la signorina Matilde e
riprese a gran passi la strada del castello.
Mentre stava arrivando, vide sulla scalinata
il signor di Bordres e Francesca che gli facevano
segni di richiamo.
Non hai sentito la campana della fabbrica,
Alviero? grid la fanciulla.
No. Perch?
Dev'esser successo qualcosa; era un segnale
di pericolo, certamente.
Saranno inondati, perbacco!... Vado l
di corsa. Manda qualche domestico di buona
volont...
Vengo anch'io, mio caro; il tempo di
equipaggiarmi convenientemente! esclam
Giacomo di Bordres.
Alviero aveva indovinato; i Marellier, che
non avevano ricordo di altre gravi inondazioni,
si erano lasciati prendere alla sprovvista da
questa; la fabbrica, dalla quale fortunatamente
quel giorno erano assenti gli operai, era invasa
dall'acqua, e la casa stessa, appena un po' pi
elevata, era circondata da un torrente che teneva
prigionieri il padrone e la sua famiglia.
Da lontano, Alviero li vide ad una finestra
del primo piano, che agitavano i fazzoletti e
chiamavano aiuto.
Ma, mi ci vorrebbe una barca! pens
il giovane. Dove la trovo?
Fece qualche passo e vide in distanza un
leggero canotto nel quale si trovava un uomo.
Questi scorse i suoi segnali e remando giunse
dopo poco a portata di voce.
Un rapido colloquio cominci tra lui e quell'uomo,
figlio di un contadino dei dintorni;
poi Alviero sal nel canotto, che si diresse
verso la casa Marellier.
Carlo! Salvate prima Carlo! esclam
il signor Marellier vedendoli avvicinare.
Dov'?
Nel padiglione del giardino, dove, da
qualche giorno aveva preso l'abitudine di fare
la siesta. Oggi ho cercato di impedirglielo,
perch l'acqua aveva invaso il giardino, ma
egli ha detto che non c'era niente da temere,
e ha voluto fare a modo suo... La piena deve
averlo sorpreso ad un tratto.
Non ha da temere niente pi di voi, laggi:
il padiglione  abbastanza elevato.
S, ma non  punto solido, e pu crollare
da un momento all'altro. Andate prima l,
ve ne prego! Poi alla fabbrica, dove c' il
custode con la moglie e una bambina. Noi
possiamo aspettare, non siamo in pericolo per
il momento.
Il contadino ricominci a remare, mentre
Alviero cercava con lo sguardo, fra gli alberi
che avevano i tronchi gi in parte sommersi,
il padiglione che ben conosceva per esserci
stato spesso, tempo addietro, a far merenda
con i Marellier e Raimonda.
Ah, ma  crollato! esclam a un tratto.
Guardate l, Blaisin!
Infatti la leggera costruzione, fatta d'argilla
e di paglia, e abbastanza vecchia, non aveva
potuto resistere alla forza dell'acqua ed era in
parte rovinata; soltanto alcune pareti resistevano
ancora. E l, lo sguardo di Alviero scorse
Carlo aggrappato ad una trave.
Coraggio, ci siamo! grid il signor
di Montanes.
Nello stesso istante il resto del padiglione
tentenn e croll, trascinando con s Carlo.
In un batter d'occhio, Alviero si era tolta
la giacca, si era gettato nell'acqua, e nuotava
con forza verso la trave a cui Carlo si aggrappava
disperatamente. In pochi istanti gli fu
vicino...
Appoggiatevi a me, giacch non sapete
nuotare, disse Alviero il canotto ci viene
incontro e fra poco sarete salvo.
Qualche istante dopo Carlo affranto, con una
ferita in fronte, che si era prodotta nella caduta,
e battendo i denti, cadeva sfinito nel canotto,
dove Alviero, non senza pericolo per se
stesso, l'aveva issato con l'aiuto del contadino.
Appena deposto in terra il giovane Marellier,
e affidatolo ad un domestico che doveva
trasportarlo al castello, Alviero e il suo compagno
ripresero la loro opera di salvataggio.
Il signor di Bordres, che intanto aveva requisito
una barca abbastanza grande, era in
poco tempo riuscito a far evadere i Marellier
dalla loro casa.
Ma l'intervento dei due cugini non si limit
alla fabbrica: gli abitanti di una piccola masseria,
a poca distanza di l, erano in grande
pericolo, ed essi diressero l in gran fretta la
loro imbarcazione e riuscirono a salvare quei
poveretti, con grave rischio della propria vita,
come un testimone raccont poi.
Soltanto il giorno seguente Raimonda venne
a conoscenza della condotta eroica del suo fidanzato.
Nonostante il suolo terribilmente fangoso,
ella corse al castello per assicurarsi che
egli fosse davvero sano e salvo, come le aveva
detto la servetta ritornando dal paese dove
aveva saputo le notizie.
Stavo per vestirmi per venire da voi!
disse Alviero che ella trov nel vestibolo, mentre
dava alcuni ordini a un domestico. Perch
vi siete disturbata voi, cara Raimonda?
Avevo tanta paura che foste ferito!
Ma no, vedete, non ho niente, tranne
qualche sgraffiatura! egli disse sorridendo.
E avete anche la civetteria di dissimulare!
rispose allegramente Raimonda accennando
prima alle mani di Alviero, bianche e curate
come il solito, poi ai suoi capelli, biondi e
ondulati per natura, ch'egli aveva pettinati in
modo da nascondere un piccolo taglio che si
era fatto in fronte, mentre scalava il tetto di
una stalla per salvare un piccolo bovaro rifugiatosi
lass.
 davvero civetteria, mia fidanzata adorata?
Civetteria raffinata! Nascondere le tracce
della propria valorosa condotta! Bisogna essere
proprio Alviero di Montanes per far ci!
Non ridete, via, parlo sul serio!
Ma la sua fresca risata fece eco a quella di
Alviero, e giunse fino all'orecchio di Carlo
Marellier, che scendeva la scala insieme col
padre.
Lo studente aveva la fronte avvolta in una
fasciatura, sotto la quale il suo viso appariva
ancor pi livido e disfatto.
Nel vederlo, Raimonda ebbe un brivido, e
non pot non ripensare alla scena che avrebbe
potuto finir cos male per Alviero, senza l'intervento
di Minosse.
Con una sola occhiata, Carlo vide i due giovani,
in piedi l'uno vicino all'altra; lui bello
ed elegante in un abito da casa molto semplice,
lei deliziosa con quel visino arrossato
dall'aria fresca del mattino, sotto il cappuccio
un po' buttato all'indietro. E un lampo d'odio
e di gelosia pass negli occhi biechi di Carlo.
Mio figlio non ha voluto indugiare pi
oltre a venire ad esprimervi tutta la sua riconoscenza,
caro signore, disse il signor Marellier,
avanzandosi con la mano tesa.
Oh, non c'era davvero furia, e mi dispiace
che Carlo si sia alzato cos presto, a
rischio di stancarsi! rispose Alviero con la
sua abituale gentilezza.
Con molta semplicit egli tendeva la mano
a Carlo, evitando di guardarlo in viso per non
imbarazzarlo. E quella delicatezza, nell'uomo
ch'egli aveva insultato e vilmente aggredito,
aument nell'anima di Carlo il fiotto di odio
che vi si accumulava.
Sto meglio, oggi... disse. E tenevo
a ringraziarvi per avermi aiutato ad uscire da
una posizione difficile.
Credo che fosse un po' peggio che difficile...
Probabilmente, sareste affogato, non
sapendo nuotare, se il signor di Montanes non
si fosse buttato in acqua per salvarvi, ribatt
ironicamente Raimonda.
Egli le lanci un'occhiata rabbiosa.
Avrei potuto reggermi ancora su quella
trave... Qualche altro sarebbe venuto a salvarmi...
Un sorriso d'inesprimibile disprezzo schiuse
le labbra di Alviero.
Ma  evidente! Non ho bisogno dei vostri
ringraziamenti, Carlo, e non avete alcun obbligo
di farmene. Ho compiuto soltanto il mio
dovere, e siamo pari.
E con queste parole, accentuate da un gesto
pieno di elegante ironia, gesto da gran signore,
come diceva Raimonda, Alviero si accomiat
dal signor Marellier e, senza guardare
Carlo, divenuto verde dalla rabbia, entr con
la fidanzata nel salottino dove la signora di
Montanes, Francesca e una loro parente, ospite
in quel momento a Salvicourt, discutevano sui
mezzi di aiutare nel modo pi efficace possibile,
le vittime dell'inondazione.
Quell'uomo non vi perdoner mai di dovervi
la vita, caro Alviero, disse Raimonda
al fidanzato mentre questi, un po' pi tardi,
l'accompagnava fino al padiglione.
Lo credo! Che brutto carattere! Compiango i malati che cadranno nelle sue mani!
Non c' niente in quell'essere, niente all'infuori dell'odio e dell'invidia.
Per questo non pu amar voi, Alviero
mio, voi che siete cos generoso e buono. Voi due siete proprio agli antipodi.
E me ne rallegro! Poich se me lo dite voi, mia saggia e severa Raimonda, spero di meritare davvero queste lodi, soggiunse egli con gioia commossa, baciando le piccole dita che si appoggiavano al suo braccio.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Il giorno seguente, quando il livello del fiume
si fu un po' abbassato, si poterono accertare
numerosi disastri. Gli edifici della fabbrica
fra l'altro, gi vecchi, non avevano potuto
resistere all'impeto dell'acqua ed erano
in parte rovinati. Per i Marellier, quella era
una perdita immensa, era anzi, nella condizione
malsicura nella quale i loro affari si trovavano,
un vero disastro.
Alviero, che si era recato a Palerville in
automobile, vide che, alla Bercire, la casa
ed il padiglione avevano sofferto gravi danni
per l'inondazione. Inoltre, il vecchio Giuliano,
che si era ostinato a non voler lasciar la casa,
aveva preso una polmonite.
Il signor di Montanes, dopo essersi messo
d'accordo col parroco, aveva fatto andare
presso di lui un'infermiera, perch non c'era
da pensare di trasportarlo all'ospedale nello
stato in cui si trovava.
Non c' rimedio, disse il giovane
conte, che era venuto a trovare le signorine
Dalrey subito dopo il suo ritorno da Palerville.
Pensate,  rimasto non so per quanto
tempo nell'acqua!... Il signor curato deve ritornare
da lui stasera, e del resto la persona
che lo assiste  una buona cristiana... Ora,
signorina Matilde, cosa desiderate di fare per
i vostri mobili? Quelli del pianterreno sono
danneggiati, ma possono ancora essere accomodati.
Soltanto crederei prudente levarli di
l, in previsione di una nuova piena.
Sono del vostro parere, caro Alviero, ma
bisogna che trovi un posto dove metterli.
A Salvicourt non manca lo spazio, non
temete, signorina! Volete permettermi di occuparmi
di questo piccolo sgombero?
Certo, figliuolo mio, con piacere. Ma
prima avrei voluto farne una scelta e lasciarne
qualcuno che non val davvero la pena di trasportare.
E in questo momento sono immobilizzata
da questi noiosi reumatismi.
Ma non posso sostituirvi io, cara zia?
domand Raimonda.
Ma s, cara, figurati. Ti spiegher quello
che desidero e tu indicherai ad Alviero gli oggetti
da lasciare.
Allora, volete che vi conduca l domani,
Raimonda? Francesca verr con noi; ella ha
un pacco di camicioline e non so che altro ancora
da portare alle signore dell'asilo.
Il campanello elettrico della porta d'ingresso
lo interruppe; Raimonda and ad aprire e
ricomparve con una lettera in mano.
L'ha portata uno dei vostri domestici
per voi, Alviero. Viene da Palerville.
In fretta, il giovane strapp la busta e cominci
a leggere...
Mi si avverte che il signor d'Erquoy 
arrivato. Bisogna che riparta immediatamente
per Palerville, se voglio parlargli.
Ma cosa farete, Alviero?
Ma, cara Raimonda, non lo so davvero!
Ci penser quando mi trover con quell'individuo.
Siate prudente, mi raccomando! Alviero,
star tutto il giorno in pena per voi!
Pazzerella! Non siate cos impressionabile,
ve ne prego, perch prender tutte le
precauzioni, diffidando in anticipo di quell'uomo.
E poi, pu darsi che siano soltanto nostre
supposizioni poco benevole, soggiunse
la signorina Matilde.
Speriamo, signorina!... Ma, uhm!... Insomma,
vedremo!
Appena Alviero fu giunto a Palerville, and
dal notaro Bordu, presso il quale aveva depositato
le chiavi della Bercire. Seppe cos
che il signor d'Erquoy era andato a prenderle
un quarto d'ora prima, e che il notaro gliele
aveva consegnate, secondo le istruzioni ricevute
dal signor di Montanes.
Il giovanotto si diresse subito verso la vecchia
dimora, della quale aveva un'altra chiave;
ma quando fece per aprire, si accorse che di
dentro era stato messo il paletto.
Guarda, guarda, a quanto pare non desidera
di essere disturbato! mormor.
Proviamo dalla parte del padiglione.
Da quella parte non vi era chiavistello, e
Alviero pot entrare senza difficolt nel giardino;
ma quando fu giunto alla casa, trov
che anche la porta di servizio era sprangata.
Questo  troppo!... Eppure bisogna che
lo sorprenda!
Gir intorno alla casa, affondando fino a
mezza gamba nel fango che il fiume ritirandosi
aveva lasciato. Ad un tratto si ferm, con un
gesto di gioia: aveva scorto una porta della
cantina, mezza sconquassata dall'inondazione.
L'abbatt con una spallata, poi s'inoltr nelle
cantine ingombre di roba vecchia, sal una
scala di pietra e apr senza difficolt un uscio
che dava nella cucina: Paolo d'Erquoy non
aveva pensato a tutto.
Camminando in punta di piedi, Alviero ispezion
prima il pianterreno; poi, trovatolo deserto,
sal la vecchia scala di pietra.
Mentre giungeva sul pianerottolo percep un
bisbiglio di voci, proveniente dalla camera del
defunto signor d'Erquoy. Pian piano, si avvicin
pi che pot, tendendo l'orecchio.
Una voce melliflua diceva:
Sar difficile, non avendo nessun indizio!
Eh! Altrimenti non avrei bisogno di voi!
Ma voi pretendete di avere un fiuto infallibile.
Questa volta era la voce secca e tagliente
di Paolo d'Erquoy.
Certo! Mi vanto di poter scoprire il gruzzolo
a condizione che esista davvero.
L'ultima volta che gli parlai, il signor
d'Erquoy mi dichiar che aveva un patrimonio
ingente. Ora, alla sua morte non  stata
trovata che poca parte del suo patrimonio.
E chi vi dice, caro signore, che i malviventi
che hanno buttato sossopra tutta la casa,
non l'abbiano gi sgraffignato, il vostro tesoro?
Una bestemmia sfugg dalle labbra di Paolo.
Cercate, in ogni modo. Voglio essere
sicuro, e al pi presto possibile, perch ho un
terribile bisogno di denaro...
Ma non capisco, signore, perch abbiate
lasciato qui questi mobili che vi appartenevano
e che potevano contenere il tesoro. Ora sono
stati saccheggiati dai malfattori...
Eh, credete proprio che non vi avessi
frugato io prima di tutte le loro visite? Del
resto, quello era un nascondiglio troppo semplice
per l'ingegnosit maligna di mio zio.
Bisogna cercare qualche cosa di meglio, Barbet...
E ora mentre voi cominciate le vostre
ricerche, io voglio andare a scovare il vecchio
Giuliano che si trova, mi hanno detto, in fin
di vita. Ho sempre avuto l'idea che quell'uomo
non sia tanto scemo come sembra, e voglio
vedere se mettendogli un po' di paura, non si
possa cavarne qualcosa.
Con un salto agile, Alviero si tir indietro,
poi sal rapido le scale del secondo piano.
Lass, in una stanza meno rovinata delle
altre, era stato collocato Giuliano. L'infermiera,
un'ex lavandaia che aveva una rendituccia,
lo curava con coscienza. Il signor di
Montanes aveva avuto cura di avvertirla della
probabile visita del signor d'Erquoy e del suo
accolito alla Bercire, perch ella non si maravigliasse
di quell'intrusione di estranei. Nello
stesso tempo, sapendola molto prudente, le
aveva raccomandato il silenzio a questo proposito.
Ella stava lavorando vicino al malato, che
in quel momento s'era un po' assopito, quando
il giovane conte comparve un po' bruscamente.
Scusate, ma c' il signor d'Erquoy che
viene a trovare Giuliano. Vi prego di non muovervi
da questa stanza durante il colloquio che
avremo io e lui, e di tenere bene a mente quello
che diremo.
Sono a vostra disposizione, signor conte...
Giuliano, che s'era svegliato sentendo entrare
Alviero, emise un gemito rauco...
D'Erquoy?... Paolo?... balbett.
Alviero si chin su di lui, in modo da mettere
la bocca vicino al suo orecchio.
S, Paolo d'Erquoy... Lo conoscete bene,
Giuliano?
Un lampo di terrore pass nello sguardo
spento dell'ammalato.
 malvagio... State in guardia...
In quell'istante la porta si apr, e Paolo
d'Erquoy apparve sulla soglia. Ma ebbe un
moto brusco come per indietreggiare alla vista
di Alviero che, voltatosi, lo squadrava con
un'aria di sorpresa che sembrava naturalissima.
Guarda chi c', il signor d'Erquoy! Siete
dunque voi che avete sprangato cos bene dappertutto,
che ho dovuto scassinare una porta
per penetrare in casa mia?
Il viso di Paolo d'Erquoy era diventato livido;
ma egli non era novizio nell'arte di dissimulare
e, con l'aria pi naturale del mondo,
rispose, avanzandosi verso Alviero e porgendogli
la mano:
Mi dispiace, signor di Montanes!... Se
l'avessi saputo! Ci eravamo rinchiusi per non
correre il rischio di esser sorpresi da qualche
occhio indiscreto, giacch il segreto  indispensabile
per condurre a buon fine la nostra
impresa.
Facendo finta di non aver visto la mano tesagli,
Alviero rispose freddamente:
Infatti,  cosa indispensabile... E venivate
a trovare Giuliano, senza dubbio?
Gi, appunto... Come va, dunque, mio
povero Giuliano?
Il vecchio stese una mano e l'agit come per
respingere il signor d'Erquoy.
Mentitore!... Oh, io vi udii... litigare con
lui... non voleva darvi il denaro... Diceva:
Il mio testamento  fatto, vedrete quel che
vi lascer.....
Questo disgraziato delira! interruppe
con violenza Paolo d'Erquoy. Non si potrebbe
dargli qualcosa per calmarlo?
Ma, no,  anzi molto interessante ci che
egli racconta! disse Alviero.
Gli sguardi dei due uomini s'incrociarono.
Paolo, col viso stravolto, fece un passo indietro,
con l'intenzione evidente di avvicinarsi
alla porta. Ma Alviero gli fu subito vicino e
gli pos una mano sul braccio.
Avete tanta furia di andar via?... Sono
forse le chiacchiere di questo bravo Giuliano,
che vi fanno scappare cos? domand ironicamente.
Egli l'ha ucciso...  stato lui! balbett
il vecchio. Avevano litigato e lui se
ne and via minacciando... l'ho sentito io.
Paolo fece un salto indietro per raggiungere
la porta, ma l'infermiera che aveva subito capito
la scena che avveniva davanti a lei, aveva
dato un giro di chiave e aveva poi tolto la
chiave dalla porta.
Bisogna per forza che sopportiate la noia
delle piccole rivelazioni di Giuliano, signor
d'Erquoy! disse Alviero con tono di sprezzante ironia.
Paolo, col viso stravolto, ghign:
Siete troppo intelligente, giovanotto!...
Non vivrete!
Mise la mano in tasca e tir fuori la rivoltella.
Ma Alviero, che aveva visto il gesto, pot
scansarsi in tempo, e la palla and a conficcarsi
nel muro.
Allora il giovanotto, approfittando di un momento
d'incertezza dell'avversario, gli afferr
il polso e lo strinse come in una morsa fra le
dita nervose. L'arme cadde... Alviero vi mise
sopra un piede, tir fuori di tasca, a sua volta,
la rivoltella, che aveva avuto la precauzione
di portare, e la punt sul miserabile.
Non vi movete, altrimenti vi brucio le
cervella... Giuliano, vi sentite la forza di raccontare
tutto quel che sapete?
S... voglio dire tutto... ho fatto male...
Signora, volete aprire quella finestra?
disse Alviero rivolgendosi all'infermiera.
Chiamerete i primi che passeranno per la strada.
Bisogna avere qualche testimonio per confermare
davanti alla Giustizia le rivelazioni che
verranno fatte.
Qualche istante dopo, Alviero e coloro che
erano stati chiamati, ascoltarono la confessione
di Giuliano. Il domestico aveva sempre sospettato
di Paolo, in seguito a quella scena che
aveva sorpresa tra il suo padrone e il giovane.
Ma costui, prudentemente, era da lungo tempo
entrato nelle buone grazie del vecchio, dandogli
ogni tanto qualche sommetta abbastanza
ingente, sapendo che l'avarizia era la sola passione
di Giuliano. Perci, dopo il delitto, il
domestico aveva taciuto, prevedendo che il silenzio
gli avrebbe fruttato ancora qualcosa...
E infatti Paolo, ogni anno, gli mandava del
denaro.
Sono orribili invenzioni di quest'idiota!
ripeteva Paolo stringendo i denti.
Vuol vendicarsi perch una volta rifiutai di soddisfare
la sua sordida mania.
L in quel piccolo... l... disse Giuliano
stendendo la mano. Tutto il denaro...
vedete, ce n' troppo... Non l'ho guadagnato
tutto...
Ora si spiega la parte di Baujoux in
questo affare I mormor uno dei presenti,
ex magistrato. L'individuo non ha voluto
colpire lui stesso e si  servito di quel povero
diavolo di ubriacone, che era in istato d'incoscienza,
poi l'ha addormentato per essere sicuro
che non fuggisse, e per poter cos sviare
i sospetti...
In quell'istante Paolo, approfittando di un
breve momento di disattenzione di Alviero, si
slanci contro il letto, e le sue dita strinsero
il collo del vecchio...
Muori, cane maledetto! rugg egli.
Con gran fatica i presenti riuscirono a fargli
lasciar la preda; ma il povero Giuliano aveva
cessato di vivere.
Paolo, che si dibatteva furiosamente, venne
legato e messo a disposizione della Giustizia.
Il suo accolito intanto se l'era prudentemente
svignata, ma fu arrestato alla stazione mentre
stava per prendere il treno. Era un individuo
che si vantava di essere capace di scoprire i tesori
nascosti, e di ritrovare problematiche eredit,
vivendo cos a spese degli ingenui. Dichiar
di non saper niente dei precedenti del
signor d'Erquoy; questi era andato a cercarlo
qualche tempo prima, per proporgli di scovare
quell'introvabile tesoro, ed egli aveva accettato,
col patto che avrebbe ricevuto il dieci per
cento in caso di scoperta.
In attesa che fosse provato che non esisteva
nessuna sua complicit con Paolo d'Erquoy,
gli fu ingiunto di non lasciare Palerville e di
tenersi a disposizione della Giustizia.
Appena gli fu possibile, Alviero salt nell'automobile
per andare a rassicurare la madre
e la fidanzata; trov la contessa e Francesca
al padiglione, che attendevano ansiose il risultato
del colloquio.
Allora era proprio lui! mormor la
signorina Matilde con raccapriccio, quando il
signor di Montanes ebbe narrato tutta la scena.
 mostruoso!
E vedete, Alviero, che avevo ragione di
stare in pena! esclam Raimonda, stringendo
fra le mani ancora tremanti quelle del
fidanzato. Ma ho pregato tanto, mentre eravate
laggi! Avevo il presentimento che foste
in gran pericolo, ma nello stesso tempo avevo
tanta fiducia nella protezione che la Santa Vergine
stendeva su di voi.
Grazie delle vostre preghiere, mia diletta!
egli disse con tenerezza commossa.
E non credete che dobbiamo alla Madonna anche un
tributo di riconoscenza? Che ne direste di una
statua per la nostra chiesetta? Potremmo andare
insieme ad ordinarla ad uno dei nostri migliori scultori.
Era anche la mia idea, Alviero, rispose ella con semplicit. Ma sono felice di vedere ancora una volta che voi possedete la dote che adorna il vero cristiano: la riconoscenza per le grazie ricevute.
...
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...
Capitolo 10.
...
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...
Il tempo era cupo e minaccioso, quando il
giorno dopo Raimonda e Francesca salirono
nell'automobile di Alviero.
Forse fareste meglio a non andar laggi,
oggi, osserv la signorina Matilde.
Oh, non ripiover mica subito, zia!... E
bisogna provvedere affinch i nostri poveri mobili
non subiscano una nuova inondazione.
La macchina, guidata da Alviero, si diresse
verso Palerville. Passando, le fanciulle videro
la fabbrica Marellier devastata e il giardino
addirittura distrutto.
Poveri amici! esclam Raimonda commossa.
Che catastrofe per loro!
Alviero ha offerto loro di aiutarli... Credo
che fornir loro i capitali necessari, senza interessi,
fino a quando gli affari siano ritornati
a galla. Dopo, gli renderanno quello che
vorranno, e quando vorranno. Quel caro Alviero
non sar mai un creditore molto esigente!
soggiunse Francesca ridendo.
Felici coloro che hanno un amico come
lui! Di anime generose se ne trovano poche
nel mondo, ohim!... E guardate com' buono
per tutta la famiglia Plautin! Essi non vedono
che per i suoi occhi. Ieri quella buona Giustina
me ne ha fatto un panegirico entusiasta,
ed ha finito con queste parole:
Non voglio dire che non lo meritate,
signorina Raimonda, ma certo  una gran fortuna
avere un marito come quello!
E le due fanciulle si misero a ridere allegramente.
Son proprio felice di vedere che quel
bravo Plautin  in via di guarigione! riprese
Raimonda. Che orribile disgrazia sarebbe
stata se quel buon padre di famiglia
fosse rimasto ucciso da quel bruto di Baujoux!
C' gi il povero Tonino!...
E una lacrima inumid gli occhi di Raimonda,
al ricordo degli ultimi istanti del ragazzo.
Francesca rest un momento pensierosa, poi
disse a un tratto:
Ho osservato, Raimonda, che Giacomo
di Bordres  molto cupo dal giorno in cui
assist alla morte cos angelica del povero piccino.
Davvero?... Chi sa! Forse ne ha ricevuto
un' impressione benefica, che lo far riflettere.
Intanto, ha preso in prestito da Alviero
una certa somma per pagare i suoi debiti. Che
dolore vedere un uomo tanto ben dotato come
lui, sciupare cos la propria esistenza!
E che lezione per i genitori che ostacolano
la vocazione dei propri figliuoli! soggiunse
Raimonda.
Quando l'automobile giunse a Palerville, Alviero
si volt indietro per mostrare alle due
fanciulle un nuvolone di un nero rossastro, che
veniva da ponente.
Ho paura che avremo un brutto temporale,
disse.
Ma, tanto saremo al riparo! rispose
sua sorella. Raimonda e tu alla Bercire,
io all'asilo, l'automobile nel garage. Aspetteremo
con pazienza un momento di calma, per
ritornare a Salvicourt.
Un quarto d'ora dopo Raimonda e Alviero
scendevano dall'automobile davanti alla vecchia
casa, mentre Francesca proseguiva fino
all'asilo, situato nella parte alta della citt.
Vorrei, prima, Alviero, andare a pregare
un istante al letto del povero Giuliano, disse
Raimonda al fidanzato.
Egli apr la porta della casa e ambedue salirono
al secondo piano: la donna che aveva
curato il defunto e una vicina dicevano il rosario
vicino al letto.
Alviero e Raimonda pregarono con fervore
per il pover uomo, il cui silenzio aveva assicurato
una cos lunga impunit al delinquente,
poi ridiscesero dopo aver dato un'occhiata, passando,
nella camera dov'era avvenuto il delitto
e dove la signora Dalrey aveva corso il
rischio di essere strangolata.
Povera mamma! disse Raimonda con
un brivido. Ma deve essere stato certamente
lui, Alviero!
Non c' pi dubbio su questo. Del resto,
sono state proprio le parole di vostra madre a
risvegliare in noi i primi sospetti.
Che mostro!... Ma perch si mostrava
tanto gentile con lei?
Aveva un piano che forse confesser in
istruttoria... Ma guardate il cielo, Raimonda!
La nuvola rossastra si stendeva ora sopra
le loro teste; l'atmosfera era stranamente calma,
e non una foglia si moveva sugli alberi.
I due giovani giunsero al padiglione e si
misero subito ad esaminare i mobili e gli oggetti
che dovevano essere trasportati a Salvicourt.
Raimonda s'interruppe a un tratto.
Che cos' questo rumore? domand
tendendo l'orecchio a un rumore sordo sui vetri
della stanza dove essi si trovavano.
 la pioggia... Avremo un vero diluvio.
Non poteva dir meglio! Era proprio un ciclone
che si rovesciava su Palerville, stroncando
gli alberi, distruggendo tutto... Era
sopraggiunta un'oscurit quasi completa, che
accresceva l'orrore di quel cataclisma.
Alviero cercava di rassicurare Raimonda,
tutta spaventata, le cui mani tremavano fra le
sue... Finalmente il rumore, prodotto da quella
massa d'acqua che si rovesciava sulla terra,
parve diminuire...
Alviero si alz a un tratto, e si mise in
ascolto...
Che cosa c'? domand Raimonda.
Egli esit un momento, poi rispose con voce
soffocata:
Ho paura che... il fiume ingrossi...
Il fiume?... Bisognerebbe andar via allora?
Impossibile; sotto quest'acqua correremmo
pericolo di affogare... Ma qui, al primo
piano, non abbiamo niente da temere. Quando
il ciclone sar passato, verranno in nostro soccorso
con una barca!
Nonostante questa sicurezza, un'angoscia
stringeva loro il cuore. Quei momenti sembravan
loro interminabili... E in quell'oscurit
era impossibile rendersi conto di ci che
succedeva.
Tuttavia, la pioggia sembrava diminuire di
violenza, una luce scialba, pi lugubre delle
tenebre stesse, appariva...
E i giovani videro allora che il padiglione
era circondato dalle acque fangose e gialle che
trasportavano alberi, mobili, animali morti,
rottami di ogni genere...
Appoggiati l'una all'altro, con l'anima stretta
dall'angoscia, essi guardavano il terribile spettacolo...
A un tratto Raimonda mormor:
Mi pare... che la casa...
Alviero ebbe un gesto di terrore.
Si, pare anche a me... Questo vecchio
padiglione non potr resistere all'impeto dell'acqua...
Eppure, come fare a fuggire?
Quasi all'improvviso, la pioggia era cessata;
ma il cielo rimaneva di un nero plumbeo, e
l'acqua saliva, trascinando tutto nella sua terribile
corrente.
Si ud uno scricchiolio... Raimonda, bianca
dallo spavento, strinse il braccio del fidanzato.
La casa rovina! Alviero, che cosa facciamo?
Bisogna che vi salvi, Raimonda, mia diletta!... Ad ogni costo...
Il suo sguardo percorreva lo spazio che si
stendeva davanti a lui, lo spazio liquido che
portava con s la rovina.
Bisogna tentare qualche cosa, Raimonda...
Vedete quel grosso faggio che la corrente
ha divelto e che ora trascina rapidamente
con s?
S... Dev'essere il faggio che era in fondo
al giardino, e che  morto quest'inverno.
Sapete nuotare?... Ebbene, quando l'albero
passer davanti a noi, ci getteremo nell'acqua,
ed io vi aiuter a salire sul tronco.
Forse potremo incontrare qualche barca di
salvataggio o approdare in un luogo propizio.
In ogni caso, non abbiamo altra via di scampo,
poich questa casa pu crollare da un momento
all'altro.
Ella rispose semplicemente:
Sono pronta!
In fretta e furia, Alviero attacc alla finestra
un tappeto da tavola, si lasci scivolare per
primo gi nell'acqua, poi aiut Raimonda...
In quell'istante l'albero passava a due metri
da loro, e per fortuna in quel punto la corrente
era meno forte; essi poterono quindi
raggiungere il grosso tronco, aggrapparvisi e
salirvi, tenendosi attaccati ai tronconi dei rami
schiantati.
L'albero andava sempre alla deriva, trascinato
dalla corrente... Il vecchio muro che cintava
il giardino della Bercire era rovinato
sotto l'impeto delle acque che avevano invaso
la strada e sbattevano contro il muro nuovo
della villa di faccia.
Fu contro questo muro che quella specie di
zattera improvvisata and a urtare: e il cozzo
fu cos forte che, Raimonda sarebbe stata sbalzata
nell'acqua se Alviero, che la teneva stretta
a s, non l'avesse trattenuta... Egli stesso, per
reggersi, aveva dovuto aggrapparsi all'estremit
del tronco, dove si apriva una cavit di
cui nessuno aveva potuto supporre l'esistenza,
finch il bell'albero era rimasto in piedi. L'humus
formato dall'ammasso di foglie morte e
di detriti vegetali era stato disgregato dall'acqua,
e ad ogni scossa usciva dalla cavit...
Ad un tratto Alviero mormor:
Che cos' questa roba?
Stese la mano e afferr una Specie di cassetta
di ferro che i movimenti impressi all'albero
dalla corrente, avevano fatto apparire all'imbocco
dell'apertura...
Alviero, c' una barca che viene verso
di noi!... Siamo salvi! esclam Raimonda.
Dio sia lodato! egli disse con fervore.
Era infatti una barca di salvataggio, condotta
da due coraggiosi giovani di Palerville.
Era tempo, perch la corrente, nello sbattere
contro il muro che ostacolava la sua corsa,
scoteva il faggio sul quale i due giovani si reggevano
a stento, con immensa fatica.
Finalmente, non senza difficolt, essi si trovarono
al sicuro nella barca, e poco dopo potevano
mettere il piede sulla terra ferma.
Ma Raimonda, che aveva fino allora lottato
coraggiosamente, si sent ad un tratto venir
meno, e sarebbe caduta se Alviero non fosse
stato pronto a prenderla tra le braccia.
La port cos fino all'albergo, dove Francesca
le prodig subito le cure necessarie. Lo
svenimento non fu di lunga durata, tanto che,
dopo aver indossato abiti asciutti ed essersi
ben riscaldata, ella dichiar di poter benissimo
ritornare subito a Salvicourt.
Avete ragione, disse Alviero, la cui fisonomia
ansiosa andava a poco a poco calmandosi.
Niente vi far meglio, mia diletta,
della tranquillit della vostra casa.
Qualche istante dopo, salivano tutti e tre in
automobile. Nel momento in cui la macchina
stava per mettersi in marcia, un uomo accorse.
Signore, avete lasciato questa roba nella
barca!...  vostra, vero?
Ah, la famosa cassetta! S, grazie, amico.
Che cos'? domand Francesca mentre
l'automobile si allontanava.
Una scoperta che abbiamo fatta nel tronco
dell'albero che ci trasportava... La serratura
 tutta rugginosa. Guardiamo se mi
riuscisse di farla saltare...
Facendo forza col coltello da caccia, egli si
prov pi volte ad aprirla... Finalmente il
coperchio si sollev, ed apparve subito una
gran busta sulla quale erano scritte queste
parole:
A colui che scoprir questa cassetta io lascio
il pieno possesso della somma che vi si
trova contenuta, ed auguro che gli procuri una
felicit maggiore di quella che ha procurato
a me.
Ma,  il tesoro!... Il famoso tesoro!
esclam Alviero.
Rimasero per un istante sbalorditi. Poi Raimonda,
con un impeto improvviso della sua
abituale vivacit, esclam:
Bisogna proprio dire, Alviero, che siete
nato con la camicia! Anche questa ricchezza
viene di diritto a voi!
Egli protest con energia:
Come, a me? Ceravate anche voi, Raimonda,
e avete visto...
Scusate, ma siete voi che avete visto per primo!
Vi prego di non fare giuochi di parole,
Raimonda! Questa ricchezza vi appartiene, in
ogni modo!
Ella scosse energicamente la testa.
No,  vostra!... E bisogner, signor di
Montanes, che vi rassegniate a sposare una
moglie senza dote.
Oh, non dubitate che sapr come sistemare
le cose vostro malgrado, piccola testarda!
ribatt Alviero con affettuosa malizia.
Era un po' tardi quando l'automobile, che
aveva dovuto fare un tragitto pi lungo per
evitare la solita strada, completamente allagata,
si ferm davanti al padiglione della Sorgente,
dove la signorina Matilde attendeva, con
ansia indicibile. La signora Dalrey che era
stata molto agitata e inquieta tutto il pomeriggio,
mand un'esclamazione rivedendo la
figliuola, e le corse incontro.
Dove eri?... L'hai visto?... Non ti fidare,
sai!
Senza dubbio, qualcosa si risveglia in
lei! mormor Alviero all'orecchio della fidanzata.
Sperate, sperate, Raimonda; credo
che la vostra cara mamma guarir.
La sera il signor di Montanes torn a prendere
notizie della fanciulla. Ella aveva un po' di
febbre, qualche brivido e, alla proposta di
Alviero di far chiamare il medico, la signorina
Matilde acconsent.
Il giovane conte non volle andarsene prima
di aver saputo la diagnosi del dottor Brun, il
quale afferm che la signorina Dalrey aveva
preso freddo, restando tanto tempo con gli abiti
bagnati, ma che sperava che la sana costituzione
della fanciulla avrebbe evitato ogni complicazione
preoccupante.
Insomma, quella Bercire  proprio una
casa fatale! esclam Alviero quando rimase
solo con la signorina Matilde. Voglio spicciarmi
a farla demolire... Ma, speriamo almeno
che la nostra Raimonda guarisca presto!
Vi furono due giorni di vera inquietudine
per tutti coloro che volevano bene alla fanciulla,
due giorni durante i quali Alviero fece
continuamente la spola tra il castello ed il padiglione.
Ma Raimonda, sotto la sua apparenza
cos delicata, era sana e robusta, e ben presto
trionf sulla malattia che la minacciava. Un
dopo pranzo, Alviero la trov seduta nella
stanza da pranzo, un po' pallida, ma incantevole
nella veste di flanella bianca sulla quale
ricadevano le lunghe trecce di capelli neri.
Ancora altri fiori!... Ma, caro Alviero,
ne riempirete la casa! ella disse, tutta felice,
prendendo il magnifico mazzo che il fidanzato
le offriva. Se non venissero dalle
serre di Salvicourt, vi sgriderei di spendere
tanto denaro in fiori!
Egli, con aria contrita, rispose:
Per esser sincero devo confessare, cara
Raimonda, che questi vengono da Parigi.
Oh, allora vi proibisco davvero di offrirmene
altri!  un lusso inutile, questo, Alviero.
Non lo trovo affatto inutile, dal momento
che vi fa piacere.
Non sarebbe pi cos quando sapessi che
avete pagato questi fiori un prezzo esorbitante.
Il piacere mi  dato soprattutto dall'intenzione.
Ebbene: mi basta che mi portiate ogni giorno
una rosa dei vostri giardini.
Sarete obbedita, donna spietata nella vostra
saggezza! egli disse allegramente baciandole
la mano. E quando non ci saranno
fiori, trover sempre almeno qualche foglia
sugli alberi del parco!
Si misero a ridere e a scherzare, e la conversazione
fu piena di brio, come sempre quando
Alviero non era preoccupato. Questi sapeva
allontanare, di proposito, ogni argomento che
avrebbe potuto ricondurre la mente della giovane
convalescente verso le idee tristi. Ma ella
stessa, mentre egli era sul punto di andarsene,
domand notizie di Paolo d'Erquoy.
Egli nega con tutte le sue forze... Ma
in ogni caso i testimoni possono affermare l'uccisione
di quel povero Giuliano, senza parlare
del suo tentativo su di me, disse Alviero.
In certi momenti, egli  molto abbattuto e
si spera che finir col confessare.
Ma il signor di Montanes non disse alla
fidanzata che la Giustizia desiderava un confronto
tra il delinquente e la signora Dalrey.
Secondo il medico consultato da Alviero, questa
prova aveva molte probabilit di riuscir
salutare alla malata, procurandole una forte
scossa. Ma il giovanotto non osava ancora parlarne
a Raimonda, che in quel momento era ancora troppo debole e impressionabile.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Dunque, caro amico, credo che con tutti
questi disastri, non ti mancheranno le occasioni
di esercitare la tua generosit, non  vero?
Giacomo di Bordres si rivolgeva cos a suo
cugino, mentre dopo colazione erano tutti e
due comodamente seduti nell'elegante salotto da fumo di Alviero.
Povera gente!... Quante rovine dappertutto!
Ieri, Raimonda piangeva, mentre percorrevamo
in automobile le regioni colpite. E
anch'io non avevo gli occhi del tutto asciutti.
 davvero terribile! E la signorina Dalrey
avr un bel daffare per consolare tutte queste disgrazie.
Oh, ha gi cominciato! Stamattina siamo
stati a portare qualche soccorso a una povera
donna il cui marito  morto annegato mentre
cercava di salvare le sue povere masserizie.
Se tu sentissi come sa parlare a quegli infelici!...
E abbiamo deciso tutti e due che il
tesoro cos inopinatamente scoperto sar impiegato
interamente per venire in aiuto alle
vittime dell'inondazione.
Giacomo trasal guardando suo cugino con aria sbalordita.
Come, lascerai andare una ricchezza
come quella? Perbacco, il gesto  bello! Ma,
francamente non ci sei che tu che ti possa permettere
il lusso di far brillare gli occhi della
tua fidanzata, ad un tal prezzo.
Alviero aggrott un poco le sopracciglia.
Ti prego di credere, Giacomo, che il pensiero
di procurare una gioia all'anima cos profondamente
caritatevole di Raimonda, questa
volta non  entrata che in seconda linea nel mio
disegno. Ho molto riflettuto da qualche mese
a questa parte; ho capito che avevo dei doveri,
dei grandi doveri, e che la mia ricchezza
mi conferiva una responsabilit terribile. Per
questo, prima di ogni altra cosa, ho voluto attirare
sulla nuova esistenza che conto ormai
di condurre, i favori divini, abbandonando
completamente quel tesoro, sacrificio minimo
dopo tutto, nella mia condizione, tanto pi
che Raimonda ed io vogliamo condurre una
vita semplice quanto il nostro rango ce lo consente.
Avremo dunque maggiori rendite di
quanto ci occorra; parlo per il nostro uso personale,
perch sapremo sempre come spendere
per gli altri quanto ci avanza.
Ma come, a venticinque anni, brillante e
ricercato come sei, vuoi rinunziare a tutto e
rinchiuderti in qualche Tebaide? esclam
il signor di Bordres.
Alviero scoppi in un'allegra risata.
Ma niente affatto! Abiteremo nel nostro
palazzo di Parigi per alcuni mesi dell'anno, e
passeremo il resto del tempo qui, dove i nostri
amici ci faranno sempre un piacere venendo
a trovarci.  utile, dal punto di vista sociale,
che un proprietario soggiorni nelle proprie terre.
Pensi di darti alla politica?
Per questo vedremo in seguito, forse.
Per ora voglio soltanto avvicinarmi ai nostri
contadini, ai nostri operai, perch capiscano
che hanno in me un amico. Raimonda assicura
che mi si affezioneranno presto, egli
soggiunse con un sorriso.
Oh,  possibilissimo! Tu sai affascinare
la gente... Ma tutto ci mi stupisce, amico
mio!... Come ti ha cambiato quella graziosa Raimonda!
La fisonomia di Alviero espresse una profonda commozione.
Non ringrazier mai abbastanza Dio per
averla messa sulla mia strada! egli disse
gravemente. Senza il suo esempio e i suoi
consigli, forse non sarei stato nella vita che
uno di quegli inutili ornamenti della societ,
che dividono l'esistenza fra i piaceri mondani
e gli sports di moda. Per merito suo, sar forse un uomo.
Dicendo cos, tu parli anche di me, non
 vero? disse Giacomo con un amaro sorriso.
Oh, tu! mormor Alviero, con un tono
di voce in cui un'immensa compassione si univa
al rimprovero, e guardandolo negli occhi.
Giacomo si alz bruscamente, butt via il
sigaro, e pos le mani sulle spalle del cugino.
Sai l'idea che mi era venuta la settimana
scorsa?... Di fuggire, di rifugiarmi in qualche
convento, di darmi lutto alla penitenza per calmare i rimorsi che mi bruciano!
Giacomo!
Una risata sardonica sfugg dalle labbra del signor di Bordres.
Non ti rallegrare, mio caro! Domani riparto
per Parigi, e mi lascer riprendere nell'ingranaggio
delle vecchie abitudini, sino alla
fine di questa mia vita mancata... se questa
si pu chiamar vita!
Povero amico mio! esclam Alviero,
che si era alzato a sua volta, afferrando le mani
del cugino e fissando con affettuosa piet il
suo viso stravolto. Sii coraggioso, abbandona
questa esistenza che ti conduce verso
l'abisso, Giacomo, e segui la voce della tua
coscienza!
Non ho pi forza morale! rispose l'altro
con voce aspra, strappando le mani dalla
stretta del cugino e allontanandosi da lui.
Tu non puoi capire che cosa sia, tu che hai
sempre seguito la retta via e che hai conservato
tutta la fede dell'infanzia!
Anche tu, Giacomo, ne son sicuro!
Ah, s, disgraziatamente! Ma anche Lucifero
ha conservato la fede, dopo aver perduto
la speranza e l'amore!
E con una risata rauca che pareva un singhiozzo,
egli usc dalla stanza.
Povero Giacomo!... mormor Alviero
addolorato. Mio Dio, abbiate piet di lui,
fate che possa finalmente seguire la voce della
sua coscienza.
Gett via la sigaretta e sal in camera a vestirsi
per andare al padiglione. Quel giorno
doveva condurre a Palerville la signora Dalrey,
sua cognata e sua figlia. Il dottor Balmier,
che per primo aveva curato l'ammalata,
il dottor Brun, medico di Equesnes, e l'alienista
gi consultato pi volte, erano concordi
nell'affermare che un confronto con Paolo
d'Erquoy poteva essere per lei un mezzo di
guarigione. E la prova doveva esser tentata
proprio quel giorno, con grande inquietudine
di Raimonda.
Negli ultimi due mesi, la signora Dalrey
aveva acconsentito qualche volta a uscire dal
padiglione e a passeggiare nel parco. Una
volta, anzi, Alviero, che aveva un gran potere
su di lei, era riuscito a condurla in carrozza
fino al paese.
Quel giorno, ella sal senza difficolt nell'automobile
e, per tutto il tragitto guard con
una certa curiosit il paesaggio, illuminato da
un sole autunnale che rendeva meno triste la
vista di quella campagna in gran parte devastata
dalla terribile inondazione della settimana
precedente.
Alviero cercava di rassicurare Raimonda,
pallida dall'ansia, e ancora un po' nervosa,
bench, d'altra parte, la sua salute fosse del
tutto rimessa dalla scossa provata.
Vedete che avevo ragione consigliandovi
di restare a casa, piccola ostinata!
Sarei stata ancora pi in pensiero! Almeno
cos sapr subito tutto!
In quel momento lo sguardo della signora
Dalrey si pos sulla figliuola e su Alviero, e
quello sguardo parve loro quasi cosciente, questa volta.
Raimonda si chin verso di lei e le prese le mani.
Mamma cara, questo  Alviero di Montanes, che sar presto vostro figlio.
Mio figlio?
Si, perch sposer la vostra piccola Raimonda.
Ah! mormor la signora Dalrey.
Ma non aveva pi la fisonomia indifferente
che le era abituale; il suo sguardo era sempre
fisso sul viso simpatico di Alviero che le sorrideva.
 in ottime disposizioni! sussurr il
giovanotto all'orecchio della fidanzata. Vedrete
che tutto andr benissimo.
Che Dio vi ascolti, amico mio!
Ci nonostante, Raimonda tremava d'angoscia
entrando con la madre nell'ufficio del giudice
istruttore.
Questi, dopo un breve preambolo, chiese a
bruciapelo:
Avete avuto notizie di Paolo d'Erquoy, signora?
Paolo?... Paolo?...
I suoi occhi terrorizzati si fissavano sul giudice.
S, vostro cugino Paolo... Non viene pi a trovarvi?
Oh, no, no!
Il dottor Balmier, che era seduto vicino a lei, le prese una mano.
Vi ha dunque fatto molto male, cara signora?
S... egli mi ha uccisa, rispose ella in tono lugubre.
Quando, signora?
Nella camera... l dove era stato assassinato l'altro...
Perch vi ha uccisa?
Ella si pass una mano sulla fronte: Non lo so, mormor.
Il giudice e il dottore si scambiarono un'occhiata.
Il primo dette un ordine... Quasi subito
la porta si apr, e Paolo d'Erquoy comparve,
in mezzo a due gendarmi.
Egli divent livido alla vista della cugina
e fece un movimento istintivo per fuggire.
Un grido soffocato sfugg alla signora Dalrey,
che si alz in piedi, con gli occhi sbarrati.
Aiuto... aiuto!... Mi strozza!
Ella si aggrappava al dottore, cercando di condurlo via.
Non avete niente da temere, signora, siamo qua noi... E poi, vedete, egli  in mezzo ai gendarmi.
Gendarmi?... S,  vero, ha tentato di uccidermi...
Un cambiamento improvviso era avvenuto
nella fisonomia della signora Dalrey: il suo
sguardo esprimeva un terrore intenso, ma era
lo sguardo di una persona perfettamente lucida.
Avete udito? domand il giudice rivolgendosi
a Paolo d'Erquoy, che cercava di
assumere un'aria impassibile, ma non riusciva
a nascondere il tremito nervoso delle labbra.
S, sento le parole sconnesse di una pazza!
egli rispose ironico.
Una pazza che  diventata tale, dopo l'attentato
di cui voi siete l'autore... Del resto
mi sembra che ora ella riacquisti la ragione.
Eppure quest'accusa inverosimile dovrebbe
provarvi meglio di ogni altra cosa, signor
giudice istruttore, che questa disgraziata
 sempre pazza! rispose con freddezza il
signor d' Erquoy. Volete spiegarmi quale
interesse avrei avuto nel commettere un delitto
di questo genere?
Ma, ammettiamo, per esempio, che la
signora Dalrey vi avesse sorpreso mentre, da
solo, eravate intento alla ricerca del tesoro.
Sarebbe stata una sorpresa spiacevole per voi,
perch il fatto che vi foste introdotto nottetempo
alla Bercire, si sarebbe potuto, a volte,
ricollegare col misterioso assassinio del vostro
parente...
Cos parlando, il giudice guardava negli occhi
l'accusato, e vide sbattere le palpebre di
Paolo.
Ma in ogni modo, perch avrei dovuto
intraprendere una ricerca segreta? fece il
signor d'Erquoy con voce leggermente turbata.
Potevo farlo senza inconvenienti, in
pieno giorno, con l'aiuto di mia cugina.
Invece  proprio questo che voi volevate
evitare, per non essere costretto a dividere
con lei il tesoro...
La signora Dalrey, un po' chinata in avanti,
ascoltava con attenzione straordinaria, senza
distogliere mai lo sguardo da Paolo... Ad un
tratto ella fece qualche passo innanzi, e guardando
fisso il cugino:
Eravate voi nella camera dello zio Alberico,
quella notte... Avevate una maschera,
ma ho riconosciuto la vostra voce quando mi
diceste: Ah, briccona, tu mi spii I.
Voi mentite, miserabile pazza! disse
Paolo con violenza.
Oh, io non sono pazza!... Andavo a sorvegliare
la casa, per timore che qualcuno rubasse
il tesoro... Salgo, apro la porta della
camera, vedo un uomo intento a smuovere un
tavolato... E voi mi siete saltato addosso e
avete tentato di strozzarmi! ella concluse
con un brivido di raccapriccio.
Voi mentite! ripet Paolo.
Ma, dinanzi a tutti quegli sguardi fissi su
di lui, egli tremava.
E d'altra parte soggiunse come
avrei potuto passare inosservato alla stazione,
dappertutto?
Oh, potevate facilmente truccarvi e travestirvi!
Il treno di Parigi arriva qui alle nove
di sera, e l'oscurit vi permetteva quindi di
raggiungere subito la Bercire, dalla parte del
fiume e di attendere, nascosto nel giardino,
che tutto nei dintorni fosse calmo. Perci potevate
tranquillamente operare le vostre ricerche,
e la mattina alle cinque, riprendere il
treno per Parigi... Non  forse cos che avete
fatto, signor Paolo d'Erquoy?
Paolo era visibilmente turbato... Il giudice
se ne accorse, e continu:
In quanto al delitto precedente, voi vi
siete servito come strumento, d'Isidoro Baujoux...
No!... Sono odiose calunnie! grid
Paolo. Tutti vi possono assicurare che io
non conoscevo questo Baujoux.
Ammettiamolo pure; ma non pu darsi
che, nel momento in cui eravate pronto a commettere
il delitto, incontrando per caso quell'uomo
ubriaco, abbiate avuto all'improvviso
l'idea di servirvi di lui, come dicevo poco prima?...
L'idea di uccidere con le vostre mani,
vi ripugnava, forse...
Paolo fu scosso da un brivido che non sfugg
al giudice.
Voi avete armato il braccio di quell'uomo,
dopo aver ancora, probabilmente, aumentato
il suo stato di ubriachezza, offrendogli di
nuovo da bere. Poi avete pensato che non sarebbe
stato male di far cadere su lui i sospetti,
e perch potesse esser colto sul fatto, lo avete
addormentato. Allora avete potuto frugare in
pace nei mobili della vittima, e prendere tutto
quel che vi  parso...
Non c'era niente!
Egli si morse violentemente le labbra ed il
suo pallore aument... Il giudice, invece, non
riusc a trattenere un impercettibile sorriso di
soddisfazione: sapeva che i delinquenti giunti
a un certo stato di tensione nervosa commettono
talvolta di queste imprudenze.
Ci dovevano essere almeno i denari trovati
nelle tasche di Baujoux... a meno che
non provenissero dal vostro portafogli?
Rigido e cupo, Paolo non rispose, e tutte
le nuove domande del giudice urtarono contro
un mutismo. Rinunziando quindi ad un
inutile interrogatorio, il magistrato ordin che
l'accusato fosse condotto via; le signore Dalrey
uscirono alla loro volta dall'ufficio insieme
con Alviero e col dottor Balmier.
Il ritorno fu pi allegro dell'andata; Raimonda,
pazza di gioia, non cessava di abbracciare
la madre. Certo, qualche cosa d'incerto
permaneva ancora nella mente della signora
Dalrey, ma ella era perfettamente lucida, riconosceva
tutto e tutti, e s'informava di ci
che le era successo...
Quel miserabile Paolo!... Chi avrebbe
mai pensato una cosa simile! ella disse rabbrividendo.
Allora,  lui che ha ucciso lo zio Alberico?
E si  servito vilmente di quel disgraziato
ubriacone per stornare i sospetti! soggiunse
Raimonda con indignazione. La mia istintiva
antipatia per lui non era dunque infondata!
Ad un tratto, presa da un'improvvisa inquietudine,
guard il fidanzato.
Ma, Alviero, noi siamo parenti di quell'assassino!...
Volete lo stesso?...
Per chi mi prendete, Raimonda mia?
egli disse in tono di dolce rimprovero.
Come, voi pensate che per questo motivo io
potrei abbandonare un sogno che mi  pi
caro di tutto il mondo? No, mia piccola Raimonda,
io vi amo troppo per far ci, e considero,
del resto, rotto il vostro legame di parentela
con quel miserabile, dal fatto che vostra
madre ne fu la vittima.
Uno sguardo pieno di felicit lo ringrazi.
Ma, credete che finir col confessare?
domand la signorina Matilde.
 possibilissimo. Ha l'aria abbattuta, e
non mi maraviglierei che non avesse pi la
stessa forza di carattere che l'ha tanto aiutato
nel momento del delitto.
 molto invecchiato, da cinque anni a
questa parte, mormor la signora Dalrey.
Non  pi un bell'uomo come allora...
E un'ombra pass nel suo sguardo, senza
dubbio al ricordo delle sue folli speranze di
un tempo, che se si fossero avverate, l'avrebbero fatta diventare la moglie di un delinquente.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Alviero aveva indovinato giusto: il carattere di Paolo d' Erquoy non aveva pi la tempra di prima. Dopo qualche giorno, egli era completamente demoralizzato e non fece pi grandi difficolt per confessare il delitto ed esporne tutti i particolari.
Questi erano gi quasi tutti conosciuti dalle deduzioni che il giudice istruttore aveva fatto sugli avvenimenti. Il movente del delitto poi, era stato per Paolo il desiderio di vendicarsi del parente che lo aveva trattato duramente quando, carico di debiti, gli aveva chiesto del denaro, e nello stesso tempo aveva visto fallita ogni speranza di ottenere una parte dell'eredit: era riuscito a sapere che nessun testamento era stato deposto presso i due notari di Palerville; se il signor d'Erquoy ne avesse conservato uno in casa, egli lo avrebbe distrutto, nel caso probabilissimo che gli fosse sfavorevole.
E cos egli aveva maturato nella sua mente il delitto. Prevedendo di dover dividere l'eredit con la signora Dalrey, egli raccont avevo cominciato gi prima a insinuarmi nelle sue grazie, con la speranza d'indurla a sposarmi.
In questo caso avrei potuto conservare tutto il patrimonio, che non sarebbe stato di troppo per me. Quando venni a conoscenza del testamento del signor d'Erquoy, continuai a recitare quella piccola commedia per non parere di cambiare a un tratto idea. Ma ero gi risoluto fino dal primo istante, a mettermi da solo alla ricerca del tesoro, perch allora niente mi avrebbe obbligato a dividerlo con mia cugina. Per disgrazia le salt in mente di venire a disturbarmi... Fui un po' troppo impulsivo... Per poco non la strozzaste!
Strinsi un po' troppo forte,  vero... ma non avevo l'intenzione di ucciderla. Eppure sarebbe stato assai meglio per voi, perch dovevate temere che avrebbe parlato!
Egli abbass la testa senza rispondere, senza tentare di difendersi. Quell'uomo un tempo cos energico, cos abile nell'arte di dissimulare, pareva avesse perduto davvero ogni forza di resistenza.
Ma siccome l'istruttoria del processo minacciava di svelare attraverso le rivelazioni dei testimoni, anche certi affari segreti che avrebbero messo in imbarazzo molti uomini autorevoli e conosciuti, personaggi potenti si intromisero in favore di Paolo e fu vista la pi grande indulgenza presiedere a quel processo.
Paolo, riprendendo coraggio, mostr allora un cinismo ributtante, e accolse con un sorriso il verdetto dei giurati che lo condannava ai lavori forzati a vita. Quello sciagurato,  comprendendo che poteva fare certo affidamento su alti interventi di sicura efficacia, aveva la certezza che la grazia non avrebbe tardato a favorirlo; non si preoccupava perci troppo del risultato del processo.
Il processo di Achille Baujoux aveva avuto luogo qualche tempo prima. Il giovane delinquente, condannato all'ergastolo, era andato a prendere a Numea il posto di suo padre, graziato in seguito alle rivelazioni del signor d' Erquoy che avevano provato l'incoscienza della sua complicit.
Povero disgraziato! disse Raimonda, quando suo marito, tornando da Caen dove era stato ad assistere all'ultima udienza, le comunic il verdetto. Non  tanto colpevole lui, quanto sono colpevoli tutti coloro che l'hanno pervertito scientemente diffondendo dottrine empie che distruggono la fede e la coscienza.
Raimonda ed Alviero, sposi da due mesi, erano appena ritornati dal viaggio di nozze attraverso l'Asia Minore e la Palestina. Ora essi pensavano di mettersi seriamente all'opera, per fare nel paese tutto il bene materiale e morale che permettevano loro la condizione, l'intelligenza e la ricchezza.
Si erano assicurati il concorso di Giorgio Marellier, uomo di mente larga, molto franco, ottimo cristiano, che comprendeva benissimo la questione sociale e s'interessava molto ai suoi operai. Cos in quell'angolo di Francia, si avverava l'unione tanto desiderabile tra francesi cattolici, all'infuori di quelle che potevano essere le loro opinioni politiche. Il nobile attaccato per tradizione e per convinzione personale al regime monarchico, e l'industriale che sognava una Repubblica ideale, s'incontravano fraternamente sul terreno religioso e sociale, avendo entrambi l'anima abbastanza cristiana e il cuore abbastanza patriottico per capire che prima di tutto era necessario preservare il popolo, e preparare la salvezza della Francia.
A Equesnes, un parroco attivissimo, dava loro l'aiuto del suo zelo evangelico. Il signor di Montanes e lui erano continuamente a confabulare, e la mente diritta e lucida di Raimonda, il suo delicato intuito femminile, le idee originali e praticissime che spesso ella aveva, eran per loro un aiuto potente di cui essi sapevano giustamente apprezzare il valore.
Voi siete il cuore e la testa, signora contessa! diceva il curato ridendo. Cos, senza parere, siete voi che dirigete ogni cosa.
Per fortuna, voi dite cos per ischerzo, signor curato, ella rispondeva perch se fosse come voi dite, ne sarei desolata.
Infatti Raimonda, molto semplice e intelligentissima, non era di quelle donne che approfittano del loro potere per ingerirsi nella direzione di tutto e di tutti. Ella esponeva la propria opinione, e non si irritava affatto se non era seguita, ci che avveniva del resto assai di rado, specialmente da parte di Alviero, che aveva in lei una fiducia illimitata.
La signora Dalrey e sua cognata abitavano un appartamento a Salvicourt, ma facevano vita per conto loro. Alviero si era accorto, ancor prima del matrimonio, che la sua futura suocera non aveva un carattere molto facile, e una volta aveva sorpreso Raimonda con le lacrime agli occhi dopo una scena fattale dalla madre. Perci egli aveva stabilito quell'accomodamento che salvaguardava la loro intimit ed evitava spiacevoli attriti. Infatti tutto andava benissimo. Del resto la signora Dalrey era sempre in ammirazione davanti al genero, la cui generosit le procurava quell'esistenza lussuosa cos cara alla sua anima frivola. Alviero aveva un gran potere su di lei, e se ne serviva per difendere la signorina Matilde contro l'umore aggressivo della cognata.
Siete molto buono, Alviero, gli disse la vecchia signorina quando si accorse di quell'intervento. Ma non vi preoccupate per me, ci sono abituata, ormai... E del resto, ci mi far meritare il Paradiso.
Zia Matilde, non posso sopportare di sentirvi dire cose spiacevoli, a voi che siete cos buona, ed alla quale voglio tanto bene! egli rispose con quella bont affettuosa che aveva conquistato completamente il cuore della signorina Dalrey. Perch ora non aveva pi paura per la sua Raimonda, la zia Matilde! Alviero era diventato davvero un uomo serio, quale poteva desiderarlo un'anima come quella di Raimonda.
Per la signora Dalrey, anzi, era questo un soggetto di attrito con la figliuola. Come, la giovane contessa di Montanes avrebbe potuto godere di tutti i divertimenti, di tutte le soddisfazioni del lusso e dell'amor proprio; e invece ella spingeva il marito, quell'Alviero cos brillante, quel perfetto gentiluomo, su una strada ridicola, mettendolo a contatto con i
contadini e perfino con le persone pi miserabili!
Su questo punto ella si trovava d'accordo con la signora di Montanes. La contessa Coletta, bench molto buona e molto caritatevole, non ammetteva le nuove necessit sociali, e dentro di s rimproverava al figliuolo di abbandonare la propria esistenza di un tempo per questa, ch'ella giudicava indegna del suo rango e delle sue doti intellettuali e fisiche.
Ma che cosa poteva farci? Alviero era completamente dominato dalla moglie... E la contessa Coletta aveva troppo tatto e troppa rettitudine per cercar di mettere il disaccordo fra suo figlio e quell'adorabile Raimonda, che aveva per lei una devozione filiale, ed alla quale del resto ella voleva un gran bene, apprezzandola anzi molto, sotto tutti i rapporti, salvo che nelle sue idee orribilmente democratiche. Che cosa avrebbe detto, se avesse saputo a quale opera di redenzione si dedicavano ora il conte Alviero e sua moglie!
Una sera ritornando da Parigi in automobile, il signor di Montanes aveva scorto sulla strada, sul margine di un fosso, un corpo disteso.
Era un uomo vestito miseramente, che giaceva inanimato, ferito in fronte da una pietra aguzza sulla quale era caduto.
Li vicino abitava un vecchio pastore che Alviero conosceva bene, e il giovane conte aveva trasportato in casa di lui quel disgraziato e gli aveva apprestato le prime cure. Sarebbe stato difficile dire che et avesse quell'uomo, tanto il suo viso era sciupato, avvizzito dal vizio o dalla miseria, forse da tutt'e due insieme.
La fame lo aveva fatto cadere per la strada, come egli disse, mentre divorava un pezzo di pane che il vecchio Michelot gli aveva offerto.
I suoi occhi torvi lanciavano ad Alviero occhiate diffidenti e cattive, e il signor di Montanes dovette riconoscere che quell'individuo aveva una faccia poco rassicurante.
Da dove venite, in questo stato? gli chiese il conte.
Cosa ve ne importa? ribatt l'uomo.
Come volete!... Questo prova che avete qualcosa da nascondere e quand' cos, non mi occuper pi di voi.
Da nascondere?... A che cosa mi servirebbe del resto? disse lo sconosciuto alzando le spalle. Tanto, prima o poi, mi riconosceranno lo stesso... E meglio che ve lo dica subito: sono Isidoro Baujoux.
Ah, siete voi?. disse Alviero. Sicch, siete stato graziato?
Un bel regalo!... Dove trover lavoro adesso? Quella faccenda  conosciuta dappertutto, e tutti diffidano di me... E poi sono stato malato, laggi, non ho pi forza per lavorare.
Vedremo quel che si potr fare per voi. Prima di tutto, bisogna che vi rimettiate... Michelot, potete tenerlo qui stanotte?
Il vecchio pastore aveva accettato, sapendo con quale generosit sarebbe stato ricompensato...
E aveva anzi tenuto in casa sua Isidoro fino a che non si fu un po' ristabilito.
Durante questo periodo, il signor di Montanes e Raimonda erano andati spesso a trovare l'ex forzato. Da principio Baujoux li aveva accolti con una diffidenza piena di odio. Le sue idee di una volta non erano migliorate durante il suo soggiorno al Bagno penale, ed anzi s'erano anche pi inferocite. Tuttavia, davanti all'invariabile bont che gli veniva dimostrata, davanti alla semplicit del conte Alviero e di sua moglie, non aveva osato manifestarle, specialmente dopo qualche giorno.
E poi la giovane signora, medicava con tanta bont una piaga maligna ch'egli aveva ad una gamba, e senza neanche fare smorfie!
In quell'anima traviata, si compiva un lento lavorio... Poi alcuni ricordi lontani ritornavano, i ricordi del tempo in cui credeva nel buon Dio e andava volentieri in chiesa.
Egli aveva chiesto notizie dei propri figliuoli. Quando seppe del delitto di Achille e della morte di Antonio aveva stretto i pugni mormorando: Dannazione! Ecco quel che succede oggi
educando i ragazzi alle nuove teorie!
Con molta dolcezza, Raimonda ed Alviero lasciavano cadere qualche buona parola, qualche consiglio utile; finch, a poco per volta, Baujoux era arrivato quasi ad attendere con impazienza il momento della loro visita.
Ora sono un po' rimesso... Bisogner che pensi ad andarmene di qui, egli disse un giorno ad Alviero. Ma ho paura di non trovar lavoro.
A che scopo siete venuto da queste parti, Baujoux?
Perbacco, signor conte, non lo so neanche io! Avevo l'idea di rivedere il mio paese, senza pensare che l meno che in un altro posto, avrei trovato da occuparmi.
Ho un possesso nell'Horne. Volete che vi mandi dal mio contadino, chiedendogli di darvi un lavoro poco faticoso, poich ancora non siete abbastanza forte?
Baujoux rimase un istante senza parole, visibilmente sbalordito da quella proposta. Ma, io non chiedo di meglio, egli rispose infine. Siete molto buono, signore.
Quelle parole, in bocca di Baujoux, valevano tant'oro, e Alviero le consider come un buon sintomo della conversione che avveniva in quella povera anima traviata.
Ma non limit a questo il suo compito; sistemato Baujoux alle Murettes, egli vi si rec ogni mese in automobile, per vederlo, per parlargli con quella irresistibile bont che affascinava
i suoi ascoltatori, per rispondere alle obiezioni che Isidoro gli poneva, dopo aver ascoltato coloro con i quali egli lavorava, coloro che dispregiavano la morale e la religione.
Quella povera anima, vittima degli incitamenti di criminali agitatori, avvelenata dalle parole empie, gli causava un'immensa piet, ed egli si dava a quell'opera di redenzione con tutto l'ardore dell'anima sua.
Una sera, ritornando da una di queste visite, trov Raimonda che l'aspettava sulla scalinata.
Avete fatto molto tardi, Alviero mio! ella disse in tono di scherzoso rimprovero, tendendogli la mano ch'egli baci lungamente.
Abbiamo parlato molto, Baujoux ed io, Raimonda. Quel povero diavolo comincia ad aprire gli occhi, ora, grazie a Dio! Mio caro apostolo! ella disse, volgendogli uno sguardo di affettuoso orgoglio. Entriamo in casa, ora, perch avete una quantit di posta che vi attende... una lettera dalla Spagna, fra le altre. Non so di chi possa essere.
Entrarono nel salottino dove Raimonda stava di solito a lavorare. In una cestina da lavoro, vicino alla poltrona della giovane sposa, si vedeva tutto il necessario per un elegante corredino
al quale lavoravano la signora di Montanes, la signora Dalrey, la zia Matilde e Francesca, insieme con la futura mammina.
 di Giacomo, disse Alviero dando un'occhiata alla soprascritta della lettera che sua moglie gli porgeva.  molto tempo che non avevo sue notizie.
Egli scorse prima la lettera, poi la porse alla moglie dicendo con profonda commozione: Tenete, leggete, Raimonda. Com' grande la misericordia di Dio!
Tu mi chiederai, senza dubbio, che cosa ho fatto, mio carissimo amico, scriveva il signor di Bordres. Ebbene, da tre mesi sono... alla Certosa di Tarragona! E qui che, nauseato di ogni cosa e soprattutto di me stesso, assetato di silenzio e di meditazione, son venuto a rifugiarmi in un giorno di fortunata follia. Contavo di starci un mese... e ci sono ancora! Vi rester sempre? Forse s, se coloro che gi chiamo fratelli vorranno tenere fra loro un gran peccatore come io sono.
Non ti parler delle mie lotte, n delle consolazioni di cui Dio ha colmato quest'anima indegna. Rileggi la storia del figliuol prodigo, rileggi la divina parabola della pecorella smarrita, e saprai tutto ci che l'infinita misericordia di Ges pu fare per colui che l'ha tanto offeso.
Ma lascia che ti dica che, dopo Dio, devo a te e a tua moglie di aver trovato finalmente l'energia per uscire dal fango nel quale ero sommerso. Prima di tutto, so che avete pregato per me; e poi il vostro esempio ha esercitato un benefico potere sulla mia povera anima...
Ah, l'esempio, quale forza maravigliosa!
Uno degli strumenti dei quali Dio si  servito per salvarmi, fu anche quel povero Antonio. Da quell'istante, non ho passato una notte, non una sola, Alviero, senza che il primo pensiero, al risveglio, mi mostrasse quello sguardo che mi aveva cos stranamente colpito, quando il ragazzo rese l'ultimo respiro. Grazie, amico mio tanto caro, per il tuo affetto costante, per l'interesse che hai portato alla mia povera anima, grazie alla tua cara Raimonda, cos degna dell'amore che le porti. Dal fondo del suo ritiro, ove espier le sue colpe, colui che fu Giacomo di Bordres chieder a Dio di colmarvi delle sue benedizioni. S, che Dio vi benedica tutti, tutti!  l'augurio del povero traviato, ora pentito, che vi chiede in cambio qualche preghiera.
Una lacrima cadde dagli occhi di Raimonda sul foglio coperto dall'alta scrittura di Giacomo. I due sposi rimasero a lungo silenziosi, presi dalla stessa commozione, straziante e dolce nello stesso tempo.
Quanto  buono Dio, Alviero! mormor finalmente Raimonda.
S, oh, s! Povero Giacomo, eccolo finalmente sulla via della salvezza!
Dalla porta a vetri aperta, il loro sguardo pensoso e felice err un momento sulle aiuole fiorite, che il sole morente accarezzava con gli ultimi raggi. Francesca andava e veniva in mezzo ai fiori, cogliendone ancora per aggiungere al mazzo che teneva tra le mani.
Sapete perch vostra sorella rifiuta di sposarsi, Alviero? chiese Raimonda. Forse perch vuole entrare in convento, non  vero?
S, ella avrebbe avuto questo desiderio. Ma le comunit religiose sono bandite dalla Francia, e Francesca ha pensato che, nell'attesa che piaccia a Dio di renderle alla nostra povera patria, le rimaneva tuttavia un compito da assolvere presso i bambini, gli umili e i sofferenti di questo mondo. Ieri ella mi ha detto ci, ed ha soggiunto: Quando, fra poco, sarete madre, Raimonda, non potrete pi dedicare molto tempo alle opere buone; ma io far il possibile per sostituirvi.
Cara piccola Francesca!... Anche a lei, quanto bene avete fatto, Raimonda mia! Se Dio non vi avesse mandata verso di noi, che cosa saremmo diventati? Due poveri esseri che avrebbero sciupato la loro vita in futili divertimenti, cercando di stordire nelle false gioie mondane l'inquietudine della nostra anima.
Non sono stata che il misero strumento di cui Dio si  servito per attirare completamente a s il vostro nobile cuore, Alviero. La luce ha brillato per voi, e voi non avete chiuso gli occhi come molti altri, ohim! Oh, benedetta luce di Dio, come vorremmo vederla splendere in tutte le anime,  vero, amico mio?
Ma le tenebre ne circondano ancora tante! Alviero, come fare per salvarle?
Pregare e agire secondo i nostri mezzi. Questo  ci che Dio esige da noi, Raimonda mia.
Un lungo silenzio regn tra loro: Raimonda appoggiava la testa sulla spalla del marito ed egli circondava col braccio la sua sposa, con un gesto di affettuosa protezione, mentre il suo sguardo pieno di amore grave e profondo fissava il bel viso pensoso.
A che cosa pensa la mia Raimonda diletta? egli chiese a un tratto sorridendo.
Al testamento del signor d'Erquoy, Alviero, o meglio a quella frase scritta sulla busta che abbiamo trovato nella cassetta del tesoro: A colui che scoprir questa cassetta io lascio il pieno possesso della somma che vi si trova contenuta, ed auguro che gli procuri una felicit maggiore di quella che ha procurato a me.
Ebbene, Raimonda?
Ebbene, amico mio, pensavo che il pover'uomo non ha saputo trovare la retta via, perch credo che la nostra ricchezza, se deve essere per noi pi tardi causa di un giudizio pi severo, ci procura, in ogni modo, adesso, una gran gioia, quella di aiutare i nostri fratelli meno favoriti, e di contribuire, per quanto possiamo, al trionfo della nostra amata religione in questa povera Francia. Il signor d'Erquoy aveva voluto vivere da egoista, e perci non  stato felice. La vera gioia  di sacrificarsi, di amare, nonostante l'ingratitudine, i tradimenti, l'odio. Cos ci ha amati Ges, nostro divino Modello, e cos noi faremo, Alviero, perch  l'odio delle anime che conduce la Francia alla rovina, ed  l'amore delle anime che la salver!
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FINE.